News Notizie Indici e quotazioni Wall Street plaude a report occupazione Usa, Fed meno super-falco? C’è chi parla addirittura di ‘Goldilocks’

Wall Street plaude a report occupazione Usa, Fed meno super-falco? C’è chi parla addirittura di ‘Goldilocks’

Wall Street in rialzo dopo la pubblicazione del report occupazionale Usa di agosto. Trascorse le 16 ora italiana, il Dow Jones sale di oltre 200 punti (+0,63%), a 31.862 punti; lo S&P 500 avanza dello 0,80% a 3.998, mentre il Nasdaq balza dello 0,70%, a 11.867 punti.

Il dato sfiamma le aspettative di una Fed troppo aggressiva sui tassi, confermando il deciso rallentamento della crescita delle buste paga negli States. Nel mese di agosto l’economia degli Stati Uniti ha creato di fatto 315.000 nuovi posti di lavoro, meglio del rialzo di 300.000 unità atteso dal consensus degli analisti. Gli analisti di Dow Jones avevano previsto invece un aumento lievemente superiore, pari a +318.000 punti.

Il rallentamento della crescita delle buste paga è evidente, se si considera che a luglio erano stati creati 526.000 nuovi posti di lavoro. Il tasso di disoccupazione è salito ad agosto al 3,7% dal 3,5% a fronte di un tasso di partecipazione alla forza lavoro salito al 62,4% rispetto al 62,1% precedente e al 63,4% precedente al periodo della pandemia. I salari orari medi, parametro per monitorare il trend dell’inflazione, sono saliti su base annua del 5,2%, meno del +5,3% previsto e dopo il +5,2% precedente.

Stando a quanto riportato dalla Cnbc Steve Sosnick, responsabile strategist di Interactive Brokers, ha definito il report occupazionale Usa un rapporto “Goldilocks”. Certo, non si può parlare di Goldilocks in senso stretto.

Per economia Goldilocks si intende infatti quell’economia che non è surriscaldata al punto tale da innescare un’inflazione superiore alle attese, e che non è fredda al punto da dare il via a una recessione. Il termine si riferisce dunque a un’economia che versa nel suo stato ottimale, caratterizzato da piena occupazione e stabilità economica.

Di norma, elementi chiave di un’economia Goldilocks sono un basso tasso di disoccupazione, un aumento dei prezzi degli asset (titoli azionari e prezzi degli immobili), bassi tassi di interesse, una crescita del Pil veloce ma costante e una bassa inflazione). E questi non sono sicuramente gli elementi che descrivono le condizioni attuali dell’economia Usa. L’analista si riferisce piuttosto al fatto che il report sull’occupazione non ha riservato grandi strappi, né al rialzo né al ribasso.

I numeri, ha fatto notare, “non sono né troppo positivi, né troppo negativi, ma attorno alle attese”.

Proprio per questo, “non c’è niente qui che tolga dal tavolo la prospettiva di una stretta monetaria da parte della Fed di 75 punti base. Un numero che rientra nelle attese non cambia niente. Quello a cui stiamo assistendo è a un rally da sollievo” dei mercati. Rally che coincide con la ripresa del mercato dei Treasuries Usa e dunque con il calo dei tassi, dopo il boom della sessione di ieri.

Ieri i rendimenti dei Treasuries a 2 anni sono saliti fino al

nuovo record dal novembre del 2007, in 15 anni, schizzando fino al 3,516%, per poi ridurre la fiammata e viaggiare attorno al 3,5%. Il 3,516% dei tassi, stando alle rilevazioni di Bespoke Investment Group, è più del doppio rispetto al dividend yield dello S&P 500.

Dopo la pubblicazione del report sull’occupazione Usa, i tassi a due anni, già in calo prima dell’annuncio, segnano una flessione ulteriore, scendendo al 3,387%. Dietrofront anche per i tassi dei Treasuries a 10 e a 30 anni, che calano rispettivamente al 3,178% e al 3,342%.

Gli indici azionari Usa si avviano a chiudere la settimana con perdite inferiori rispetto a quelle previste, con il Dow e lo S&P 500 che si apprestano a cedere poco più dell’1,5% e il Nasdaq Composite in ribasso del 2,5%.

I cali che hanno caratterizzato Wall Street nella settimana che si avvia alla sua conclusione si spiegano con la paura di una Fed destinata a diventare sempre più hawkish per contrastare le fiammate dell’inflazione, a costo di provocare “una certa sofferenza” all’economia e al mercato del lavoro Usa, come ha detto lo stesso numero uno Jerome Powell, nel discorso proferito venerdì scorso in occasione del simposio di Jackson Hole.

A rincarare la dose è stata l’altroieri Loretta Mester, presidente della Federal Reserve di Cleveland e membro votante del Fomc, il braccio di politica monetaria della Fed, preposto alla determinazione dei tassi.

“La mia view al momento è che sarà necessario portare i tassi sui fed funds a un valore al di sopra del 4% entro la fine dell’anno prossimo, per permanere a quel livello”, ha detto Mester, stando agli estratti di un discorso riportati dalla Cnbc.

Ma ora il report sull’occupazione Usa, che ha messo in evidenza anche un tasso di disoccupazione salito dal 3,5% al 3,7%, riduce le speculazioni dei giorni scorsi sulla Fed super falco.

Questa settimana è iniziato il mese di settembre, noto per essere il mese peggiore dell’anno per la borsa Usa.

Dai dati del CFRA emerge di fatto che, a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, lo S&P 500 ha perso in media lo 0,56% a settembre; l’indice ha chiuso il mese in rosso nel 56% delle volte, da allora, salendo poi in media dello 0,9% a ottobre.

Stando sempre ai numeri del CFRA (tra le società indipendenti di ricerca sugli investimenti più grandi al mondo), lo S&P 500 ha guadagnato inoltre a novembre e dicembre rispettivamente l’1,4% e l’1,6%.

In tutti i mesi, il listino ha guadagnato in media lo 0,7% dal 1944; l’unico altro mese negativo oltre a quello di settembre è stato febbraio, con una flessione in media pari a -0,2%.

Tornando al 2022, ad agosto il Dow Jones ha perso il 4,1%, lo S&P 500 e il Nasdaq hanno riportato perdite rispettivamente pari a -4,2% e -4,6%.