News Notizie Indici e quotazioni Wall Street: futures sull’attenti in vista report occupazione Usa. Dietrofront tassi Treasuries 2 anni dopo record dal 2007

Wall Street: futures sull’attenti in vista report occupazione Usa. Dietrofront tassi Treasuries 2 anni dopo record dal 2007

A Wall Street grande attesa per la pubblicazione del market mover che sarà diffuso oggi alle 14.30 ora italiana: il report occupazionale Usa di agosto.

Passate le 13 ora italiana, in pre-mercato i futures sul Dow Jones e sullo S&P 500 viaggiano al di sotto della parità, mentre quelli sul Nasdaq cedono lo 0,27%.

Ieri chiusura debole di Wall Street.

Il Dow Jones Industrial Average è avanzato di 145,99 punti, +0,5%, a 31.656.42, lo S&P 500 è salito dello 0,3% a 3.966,85, e il Nasdaq Composite è sceso dello 0,3%, a 11,785.13.

Occhio al Nasdaq Composite, che ha perso terreno per la quinta sessione consecutiva per la prima volta dallo scorso febbraio, zavorrato dagli smobilizzi sui titoli dei produttori di chip.

In generale Wall Street si appresta a terminare la settimana di contrattazioni in territorio negativo: fino alla giornata di ieri e dall’inizio della settimana, lo S&P 500 ha perso il 2,24%, il Dow Jones ha ceduto l’1,94% e il Nasdaq ha fatto peggio con un ribasso del 2,94%.

Se il trend ribassista verrà confermato, gli indici azionari Usa avranno sofferto tre settimane consecutive di cali per la prima volta dalla metà di giugno.

Protagoniste sull’azionario e anche sul mercato dei Treasuries Usa le scommesse su una Fed ancora più aggressiva sui tassi: scommesse che stanno scatenando un’impennata a valori record dei tassi dei Treasuries Usa a due anni.

Per il report occupazionale Usa di agosto che sarà diramato oggi, gli economisti intervistati da Dow Jones prevedono una crescita di nuovi posti di lavoro di 318.000 unità, rispetto a quella di 528.000 del mese di luglio, a fronte di un tasso di disoccupazione invariato al 3,5%.

Il focus rimane sui rendimenti dei titoli di stato Usa a due anni, che ieri hanno testato il nuovo record dal novembre del 2007, in 15 anni, schizzando fino al 3,516%, per poi ridurre la fiammata e viaggiare attorno al 3,5%. Il 3,516% dei tassi, stando alle rilevazioni di Bespoke Investment Group, è più del doppio rispetto al dividend yield dello S&P 500. Al momento i tassi a due anni ritracciano dai massimi, scendendo al 3,496%.

Si conferma in ogni caso in modo più che lampante l’inversione della curva dei rendimenti Usa: anche i tassi dei Treasuries a 10 anni sono balzati nella sessione di ieri, incassando un rialzo di ben 12 punti base, ma a un livello inferiore rispetto a quello dei tassi a due anni, attorno al 3,257%. Inferiori ai tassi a due anni anche i tassi a 30 anni, saliti fino a +11 punti, al 3,37%.

Oggi i tassi decennali scendono al 3,258%, mentre quelli a 30 anni arretrano al 3,369%.

La fiammata dei rendimenti dei Treasuries si spiega con l’atteggiamento sempre più hawkish della Fed, confermato dalle dichiarazioni del presidente Jerome Powell che, venerdì scorso, nel suo intervento al simposio di Jackson Hole, ha ribadito la sua determinazione a sfiammare l’inflazione con nuovi rialzi dei tassi, a costo di provocare “una certa sofferenza” all’economia e al mercato del lavoro Usa.

A rincarare la dose è stata l’altroieri Loretta Mester, presidente della Federal Reserve di Cleveland e membro votante del Fomc, il braccio di politica monetaria della Fed, preposto alla determinazione dei tassi.

Mester ha affossato le speranze che la banca centrale americana, l’anno prossimo, possa tornare a tagliare i tassi, dopo i rialzi aggressivi previsti per quest’anno, già avviati per fermare l’impennata dell’inflazione.

“La mia view al momento è che sarà necessario portare i tassi sui fed funds a un valore al di sopra del 4% entro la fine dell’anno prossimo, per permanere a quel livello”, ha detto Mester, stando agli estratti di un discorso riportati dalla Cnbc.

Settembre è noto per essere il mese peggiore dell’anno per la borsa Usa. Dai dati del CFRA emerge di fatto che, a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, lo S&P 500 ha perso in media lo 0,56% a settembre; l’indice ha chiuso il mese in rosso nel 56% delle volte, da allora, salendo poi in media dello 0,9% a ottobre.

Stando sempre ai numeri del CFRA (tra le società indipendenti di ricerca sugli investimenti più grandi al mondo), lo S&P 500 ha guadagnato inoltre a novembre e dicembre rispettivamente l’1,4% e l’1,6%.

In tutti i mesi, il listino ha guadagnato in media lo 0,7% dal 1944; l’unico altro mese negativo oltre a quello di settembre è stato febbraio, con una flessione in media pari a -0,2%.

Tornando al 2022, ad agosto il Dow Jones ha perso il 4,1%, lo S&P 500 e il Nasdaq hanno riportato perdite rispettivamente pari a -4,2% e -4,6%.