Notizie Notizie Mondo QT, la minaccia che incombe su BTP & Co è vicina. Scalpita soprattutto il Nord Europa

QT, la minaccia che incombe su BTP & Co è vicina. Scalpita soprattutto il Nord Europa

La Bce di Christine Lagarde annuncerà il via al Quantitative Tightening (QT), finora soltanto spettro per i BTP e gli altri titoli di stato dell’area euro, nell’imminente prossima riunione del Consiglio direttivo, prevista per la metà di dicembre?

Il dado potrebbe essere stato già tratto: sono settimane che economisti e strategist fanno previsioni su quello che, oltre al rialzo dei tassi e alle nuove condizioni dei prestiti alle banche TLTRO, è il bazooka contro l’inflazione presente nell’arsenale della Bce: il QT-Quantitative Tightening, ovvero il processo con una banca centrale decide di ridurre il proprio bilancio.

Nel caso della Bce, si tratta di un bilancio che in un decennio è stato gonfiato dai BTP e da tutti gli altri bond sovrani dell’Eurozona che l’istituzione ha acquistato, per metterli al riparo dalle speculazioni, e per tutelare  le rispettive casse degli Stati.

Per ora si sa che la numero uno dell’Eurotower, Christine Lagarde, ha promesso di iniziare a ridurre il bilancio e a lanciare dunque il QT “in modo moderato”: i dettagli su come il processo di smobilizzo dei bond dovrebbe avvenire saranno decisi, ricorda Antoine Bouvet, senior strategist della divisione dei tassi di ING, proprio nella prossima riunione della Bce, in calendario nel mese di dicembre.

QT: appello alla Bce soprattutto da Germania e Olanda

Su Twitter Bouvet ha affrontato la questione QT facendo riferimento alle ultime dichiarazioni arrivate dagli esponenti del Consiglio direttivo della Bce:

tra di loro Klaas Knot, il numero uno della Banca centrale dell’Olanda, che, oltre a sottolineare che Francoforte “ha ancora molto lavoro da fare” prima che i tassi di interesse tocchino il picco (prima di arrivare dunque al tasso terminale, il cui valore non è stato ancora reso noto),  ha detto anche di “contare sul fatto che il QT contribuirà a rendere la politica monetaria restrittiva”, una volta che sarà stato raggiunto il tasso neutrale. Va ricordato che, venerdì scorso, Knot ha affermato di prevedere che “il territorio neutrale dei tassi sarà raggiunto in occasione del meeting del Consiglio direttivo del mese prossimo”.

A quel punto, la politica monetaria diventerà restrittiva con nuovi rialzi dei tassi, sempre allo scopo di sfiammare l’inflazione.

Sarà allora che “diventerà più probabile diminuire l’entità dei rialzi dei tassi”, a patto che si inizi però anche a smobilizzare il programma APP da 3,3 trilioni di euro, noto come Asset Purchase Programme.

E, ancora prima – fa notare Bouvet – “Knot sembra essere favorevole a una stretta di 50 punti base nel meeting di dicembre che porti i tassi al livello neutrale”.

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L’inizio del QT non è stato certo auspicato soltanto dal banchiere centrale dell’Olanda.

Lo strategist di ING  ha menzionato anche il presidente della Bundesbank, banca centrale della Germania, Joachim Nagel, che ha sottolineato l’urgenza che il QT parta all’inizio del 2023: in questo modo, secondo il banchiere tedesco – falco come il collega olandese – la Bce confermerebbe “la forte determinazione” a far scendere l’inflazione, continuando al contempo a lanciare “mosse decisive” sui tassi di interesse.

Secondo Nagel “sarebbe sbagliato infatti  frenarsi dall’adottare ulteriori misure decisive per il timore di un rallentamento economico”.

Ma il numero uno della banca centrale tedesca è andato anche più in là, chiedendo lo stop dei reinvestimenti:Dovremmo iniziare a ridurre la dimensione delle partecipazioni nei bond all’inizio dell’anno prossimo, senza effettuare più neanche i reinvestimenti pieni di tutti i bond che arrivano a scadenza”. Inclusi i 3,3 trilioni di euro di bond che detiene con il programma APP, la Bce ha in mano un totale di 5 trilioni di euro di BTP & Co.

Giorni fa sempre dalla Germania, in particolare dall’agenzia di rating Scope, è arrivata la più o meno esplicita esortazione alla Bce a lanciare il QT.

Così nella nota:

Affinché la politica monetaria riporti l’inflazione dell’area euro al 2%, sarà probabilmente necessaria una riduzione significativa della domanda complessiva, in quanto l’inflazione è stata provocata soprattutto da fattori legati all’offerta, e non da una crescita (dell’economia) più alta e dall’aumento dei salari”.  Ed è “improbabile che la Bce riesca a centrare il target del 2% senza lanciare un Quantitative Tightening (QT per l’appunto),ovvero senza ridurre la quantità di bond governativi presenti nel suo bilancio“.

QT, l’alert: non sia troppo aggressivo

E’ solo questione di tempo:

i BTP (e tutti gli altri titoli di stato dell’area euro), parcheggiati nel bilancio della Bce sono prossimi a essere scaricati, e a vedere ridotto dunque il loro valore. Secondo Antoine Bouvet di ING, tra l’altro, la banca centrale europea non avrebbe neanche più grandi scuse per rimandare l’eventuale adozione del QT, visto che gli spread dei debiti sovrani, (nel caso dell’Italia lo spread BTP-Bund), si sono ristretti parecchio nelle ultime settimane.

Proprio la riduzione degli spread – avverte Boivet – potrebbe portare i falchi (della Bce, come i banchieri centrali per l’appunto di Olanda e Germania) a chiedere una tabella di marcia del QT ancora più aggressiva.

Ma “questo sarebbe un errore – ha avvertito lo strategist –  Iniziare il QT sarebbe infatti già un risultato, e noi non condividiamo l’opinione secondo cui un rimborso contenuto dei prestiti TLTRO (da parte delle banche) implicherebbe un QT più veloce“.

A tal proposito, stando a quanto ha riportato il Sole 24 Ore, la scorsa settimana in Italia a rimborsare i prestiti a tassi agevolati erogati dalla Bce, per l’appunto i TLTRO, è stata solo Intesa SanPaolo, con 13 miliardi; “UniCredit, Mps, Banco Bpm, Bper e Popolare di Sondrio” hanno scelto di detenere “una scorta di liquidità aggiuntiva, senza costi”.

Per quanto riguarda il tema tassi, un articolo di Reuters fa notare che i mercati ora scommettono su un tasso terminale, dunque sul picco dei tassi, appena al di sotto del 3%, fattore che suggerisce rialzi di altri 150 punti base, da parte della Bce, da ora fino alla metà del 2023.

Il tasso neutrale, ovvero quello che non dovrebbe né stimolare né zavorrare l’economia, è considerato invece un tasso di deposito compreso tra l’1,5% e il 2%.

Al momento, questo tasso è pari all’1,5%, ovvero nella fascia bassa del range considerato “neutral”.

Scope Ratings ha già avvertito che “il nuovo contesto di inflazione elevata metterà alla prova l’indipendenza della Bce e la sua abilità di stabilizzare i prezzi senza scatenare una crisi dei debiti sovrani“. (con i BTP e altri debiti sovrani che sono soggetti per l’appunto alla minaccia del Quantitative Tightening).

La Bce di Christine Lagarde ha annunciato il 27 ottobre scorso un nuovo maxi rialzo dei tassi pari a +75 punti base, dopo quello storico, il primo di quell’intensità dalla nascita dell’euro, dello scorso 8 settembre. I tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale saranno innalzati rispettivamente al 2,00%, al 2,25% e all’1,50%.