Notizie Notizie Mondo Inflazione, Fed e Bce con le spalle al muro e attese al varco. Tassi: fino a dove possono salire

Inflazione, Fed e Bce con le spalle al muro e attese al varco. Tassi: fino a dove possono salire

I maxi rialzi dei tassi di 75 punti base sono già diventati il New Normal per la Bce e la Fed, impegnate entrambe a sconfiggere l’inflazione?

Gli ultimi commenti arrivati dalle banche centrali e gli stessi movimenti dei mercati – vedi futures sui fed funds – lasciano pensare che, nelle prossime riunioni, sia la Banca centrale europea capitanata da Christine Lagarde che la Federal Reserve guidata da Jerome Powell annunceranno l’ennesima stretta di 75 punti base. Le dichiarazioni degli esponenti della Bce continuano a essere decisamente hawkish.

Una chiamata in tal senso è arrivata oggi dal governatore falco della banca centrale della Lettonia ed esponente del Consiglio direttivo della Bce, Martin Kazaks, che ha avvertito che un’inflazione elevata potrebbe persistere nell’area euro anche in caso di crisi economica e che, per questo motivo, ha detto di auspicare nella prossima riunione un nuovo rialzo dei tassi di 75 punti base e una stretta di 50 punti base o di 75 pb nell’ultimo meeting della Bce del 2022, a dicembre, a seconda sempre, ovviamente, dei dati macro in arrivo e dell’outlook sui prezzi.

Visto il trend attuale, non vedo alcuna ragione per fare una pausa, successivamente – ha detto Kazaks, in un’intervista rilasciata a Bloomberg, da Washington – Il ritmo (delle strette) potrebbe rallentare, in qualche modo, in un contesto in cui stiamo iniziando a utilizzare una gamma di strumenti più ampia per agire sull’intera curva dei rendimenti“.

Falco anche Pierre Wunsch, governatore della Banca nazionale del Belgio, che ha spiegato che, con la stretta monetaria record varata l’8 settembre scorso, i tassi di riferimento, ovvero quelli sui depositi, pur essendo stati alzati di 75 punti base allo 0,75%, sono rimasti comunque negativi su base reale (una volta effettuato l’aggiustamento tenendo conto dell’inflazione che, nel mese di settembre, è volata al ritmo record del 10%). Di conseguenza, “francamente, sulla base del nostro scenario di base, che più o meno prevede una recessione tecnica in Europa, credo che dovremmo arrivare ad avere tassi reali positivi”, ha puntualizzato Wunsch, nel corso di una intervista rilasciata alla Cnbc.

Abbiamo continuato a dire che quanto accade in Europa è diverso rispetto a quello che succede nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Ma, nel corso degli ultimi sei mesi, praticamente la direzione che abbiamo preso non è stata così diversa. Dunque, la mia scommessa è che i tassi (nell’area euro) supereranno la soglia del 2%, e non sarei sorpreso se, a un certo punto, arrivassimo fin oltre il 3%“, ha spiegato ancora il banchiere centrale, intervenuto alle riunioni annuali del 2022 del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, a Washington.

Occhio a tal proposito alla riflessione che aveva fatto, in merito all’inflazione nell’area euro, Francesco Giavazzi, economista, consigliere economico e braccio destro del presidente del Consiglio, Mario Draghi., mettendo invece in evidenza le differenze tra l’impennata dei prezzi in Europa, e quella in atto negli Stati Uniti.

Un commento hawkish ha avuto come mittente anche dal governatore della banca centrale austriaca Robert Holzmann, che ha sottolineato come la Bce dovrebbe alzare i tassi, nell’imminente riunione del 27 ottobre, ancora di 75 punti base, come d’altronde i mercati stanno scontando, e che ha messo in evidenza la necessità che la banca centrale europea lavori con il mercato, in modo tale che i suoi messaggi siano più comprensibili.

Va ricordato che la Bce di Christine Lagarde ha alzato i tassi lo scorso luglio per la prima volta in 11 anni, dal -0,5% (tassi sui depositi), allo zero, ponendo fine alla sua politica di tassi negativi lanciata nel 2014.

Fed messa all’angolo da inflazione. Nuovo outlook su tasso terminale

La Fed di Jerome Powell ha già portato i tassi sui fed funds oltre la soglia del 3%, lo scorso 21 settembre, alzandoli l’ultima volta nel range compreso tra il 3% e il 3,25%, al record dal 2008, procedendo alla terza stretta consecutiva di 75 punti base.

Dalle minute relative a quella riunione, emerge tutta l’intenzione della banca centrale americana a proseguire nel percorso dei rialzi dei tassi.

D’altronde, l’inflazione Usa non sta lasciando scampo né a Wall Street, né all’economia Usa, né tanto meno a Powell & Co.

La prossima riunione del Fomc, il braccio di politica monetaria della Fed, è in calendario il prossimo 1-2 novembre e l’annuncio di una nuova stretta di 75 punti è ampiamente scontato. Anzi, la pubblicazione dei dati relativi all’inflazione Usa ha fatto scattare verso l’alto le stime sul tasso terminale: i trader ora stanno scommettendo su una carrellata di strette monetarie da parte di Powell & Co che porterà i tassi ad avvicinarsi al 5%, prima che la banca centrale ponga fine ai rialzi, nella primavera del 2023. Le aspettative sono su tassi sui fed funds in crescita fino al 4,9% entro il prossimo aprile, rispetto al 4,65% prezzato prima della diffusione dell’indice dei prezzi al consumo Usa relativo al mese di settembre, che ha confermato una forte performance dell’inflazione core.

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