Notizie Valute e materie prime Petrolio: Putin favorevole a un’estensione dei tagli. La minaccia è rappresentata dall’export USA

Petrolio: Putin favorevole a un’estensione dei tagli. La minaccia è rappresentata dall’export USA

 

Via libera del presidente russo, Vladimir Putin, all’estensione dei tagli produttivi fino alla fine del 2018. L’intesa, che vede coinvolti i paesi Opec e i maggiori produttori di greggio, prevede di togliere dal mercato 1,8 milioni di barili ogni giorno e dovrebbe terminare a marzo 2018.

“Siamo tutti interessati a stabilizzare il mercato. Credo che quello che abbiamo realizzato con l’Opec, abbia rappresentato un beneficio per l’intera economia mondiale”, ha detto Putin nel corso del forum energetico a Mosca.

I tagli potrebbero essere prorogati alla fine del 2018. “Quando decideremo se estendere i tagli, parleremo anche dell’arco temporale. Ma, nel complesso, una possibile proroga potrebbe arrivare almeno fino alla fine del prossimo anno”.

Quella avanzata da Putin finora rappresenta la proposta di estensione più lunga. Importanti esponenti del Cartello, da ultimo il Ministro dell’Energia Saudita Khalid al-Falih, hanno genericamente avanzato l’ipotesi di prolungare le misure di qualche mese. In quest’ottica, il future sul greggio, che la scorsa settimana si è spinto sui massimi da due anni, dopo diverse sedute in negativo sta provando a risalire la china (+0,65% a 56,16$/barile).

La minaccia più grande è rappresentata dal greggio messo sul mercato dalla prima economia, il WTI. Secondo i numeri diffusi dall’EIA (Energy Information Administration), la divisione statistica del Dipartimento dell’Energia USA, la scorsa settimana le esportazioni di petrolio hanno aggiornato il nuovo massimo storico a 2 milioni di barili giornalieri.

La crescita dell’interesse degli operatori per il petrolio made in USA, rilevano gli esperti, è in parte legata all’incremento dello spread tra il Brent e il WTI, che a metà settembre si è spinto di poco sotto i 7 dollari, a livelli che non si vedevano da due anni e mezzo. “Il differenziale di prezzo tra il Brent e il WTI ha favorito, a livello globale, l’interesse per il petrolio statunitense facendo impennare l’export”, ha detto Abhishek Kumar, analista di Interfax Energy’s Global Gas Analytics.