Notizie Notizie Italia Mps post raggruppamento azioni: titolo non fa prezzo neanche oggi. Da Meloni sì ad aumento di capitale

Mps post raggruppamento azioni: titolo non fa prezzo neanche oggi. Da Meloni sì ad aumento di capitale

Alert Mps: si avvera (ma in modo teorico, finora) l’incubo dei piccoli azionisti, che avevano lanciato un avvertimento sul possibile massacro che il titolo avrebbe potuto soffrire in Borsa con l’operazione di raggruppamento delle azioni e dunque di rettifica del prezzo: operazione da inquadrare nell’ambito del piano dell’aumento di capitale da 2,5 miliardi che la banca senese guidata da Luigi Lovaglio è prossima a lanciare.

Il caos Mps si ripete anche oggi: dopo non essere riuscito a fare prezzo per tutta la sessione di ieri, e segnare un tonfo teorico del 34%, anche oggi le quotazioni sono rimaste congelate, con una flessione teorica pari a -23%.

L’ennesimo caso Mps ha portato subito Borsa Italiana, nella serata di ieri, a optare per il divieto di immettere ordini senza limiti di prezzo, al fine di frenare la speculazione.

Il Corriere della Sera scrive che ieri “sarebbero infatti bastati ordini di vendita di piccola taglia ‘al meglio’, cioè senza limite di prezzo, pari a circa 450.000 euro, per bloccare il titolo”, impedendo così l’incontro tra la domanda e l’offerta. Il raggruppamento delle azioni ordinarie è avvenuto, come si legge nel comunicato della banca “in esecuzione della deliberazione assunta dall’Assemblea Straordinaria dei soci in data 15 settembre 2022” , nel “rapporto di n. 1 nuova azione ordinaria (codice ISIN IT0005508921) ogni n. 100 azioni ordinarie esistenti (codice ISIN IT0005218752), previo annullamento di n. 87 azioni ordinarie”. Questo, “per consentire la quadratura complessiva dell’operazione senza modifiche del capitale sociale”.

Si partiva dunque (in teoria), nella sessione di ieri, da un prezzo del titolo Monte dei Paschi di Siena che, facendo riferimento agli 0,30 euro (di venerdì scorso) , sarebbe diventato con la rettifica pari a 30,52 euro, sulla scia del raggruppamento.

E niente: questi numeri rimangono teorici anche oggi.

Il quotidiano La Stampa descrive la sessione di ieri del titolo, puntualizzando che nel “listino non è stata scambiata neppure un’azione Mps con un tonfo teorico del 34,5%: un calo che – se venisse confermato oggi alla ripresa degli scambi – ridurrebbe il valore della banca – ricapitalizzata nel 2017 con 8,1 miliardi – da 300 a 200 milioni”, a fronte di un aumento di capitale previsto per un ammontare di 2,5 miliardi.  Il quotidiano spiega che, “secondo alcuni operatori di mercato non si tratterebbe di una situazione anomala per una banca che va verso un aumento — pur garantito per 1,6 miliardi dal Mef, azionista con il 64,2% — che si profila molto diluitivo, visto che il listino valorizza la banca 300 milioni, almeno fino a venerdì”. Italia Oggi segnala intanto che l’AD Luigi Lovaglio vorrebbe “arrivare al lancio dell’aumento (di capitale) entro lunedì 10 ottobre, in modo da chiudere l’operazione entro fine novembre”.

Mps e l’aumento di capitale: arriva ok Meloni

Sarebbe intanto arrivata la benedizione, come scrivono oggi i giornali, da parte di Fratelli d’Italia, il partito guidato da Giorgia Meloni che ha stravinto le elezioni politiche di domenica 25 settembre.

Reuters ha riportato le dichiarazioni rilasciate dal responsabile economico di FdI, Maurizio Leo.

All’agenzia di stampa Leo ha detto che Mps, (che insieme ad altre società si conferma tra i dossier che scottano di più sulla scrivania di Giorgia Meloni), “è in buone mani” e che il partito “confida che l’amministratore delegato Luigi Lovaglio possa portare a termine l’operazione” di ricapitalizzazione da 2,5 miliardi di euro. “Lui ha l’esperienza per riuscirci”.

La benedizione è dunque arrivata, dopo che lo stesso Maurizio Leo, prima del voto, aveva frenato proprio sull’operazione di aumento di capitale.

Interpellato da Bloomberg, il responsabile economico di Giorgia Meloni si era così espresso:

E’ un momento difficile ed è meglio aspettare il nuovo governo. Quella del Monte dei Paschi è un’operazione importante, che deve tutelare sia i posti di lavoro sia un asset strategico per l’economia italiana”.

Il compito del ceo della banca, nota anche come Monte di Stato per la presenza del Mef nel capitale nelle vesti di azionista di maggioranza con una quota del 64% circa, dalla ricapitalizzazione preventiva lanciata nel 2017, non è affatto facile: si sa che lo Stato parteciperà all’aumento di capitale mettendo sul piatto 1,6 miliardi.

Per avere successo, la ricapitalizzazione di Mps, che dovrà essere di mercato, implica una partecipazione da parte dei capitali privati dei 900 milioni di euro restanti (dei 2,5 miliardi complessivi).

Proprio per questo, pressato dalle banche del consorzio di garanzia per l’aumento di capitale, l’amministratore delegato del Monte Luigi Lovaglio ha intavolato – secondo rumor di mercato – trattative con i partner commerciali di Mps, Anima Holding e Axa.

Non che l’ aumento di capitale renderebbe automatica la rinascita della banca.

Come ha detto a Il Giornale Antonio Tognoli, responsabile macro analisi di Cfo Sim, anche se l’aumento di capitale avesse successo, quei 2,5 miliardi di mezzi freschi raccolti sarebbero magari sufficienti, infatti, “a garantire una patrimonializzazione accettabile e la sua operatività. Ma è un’altra cosa parlare, per esempio, di investimenti che servirebbero (a Mps) per farle mantenere il passo delle concorrenti, per esempio nell’ambito fintech”.

Inizialmente, ha ricordato un articolo di Reuters, Lovaglio ha cercato di evitare il coinvolgimento della compagnia di assicurazione Axa e della società di risparmio gestito Anima Holding nel capitale del Monte dei Paschi.

La preoccupazione delle banche del consorzio di garanzia ha portato il ceo di Mps a cambiare idea.

Detto questo, due fonti interpellate dalla Reuters hanno fatto notare che, oltre ai 200 milioni di euro che Anima sarebbe disposta a iniettare in cambio di un rafforzamento dell’alleanza commerciale con Monte dei Paschi, ci sarebbe l’incognita Axa, che dovrebbe versare anch’essa 200 milioni di euro, per soddisfare la richiesta delle banche del consorzio di garanzia che, dagli anchor investors, vorrebbero almeno 400 milioni di euro.

In tempi di guerra, a fronte di mercati volatili, stretti tra la paura di una recessione e quella di una inflazione che rimane ostinatamente elevata, Mps versa in una posizione sicuramente non invidiabile: è a caccia di mezzi freschi e dunque di potenziali investitori con un valore di mercato di appena 300 milioni di euro, e la storia non è sicuramente dalla sua parte, visto che ha bruciato 25 miliardi di euro dei soldi degli investitori dai tempi della crisi finanziaria globale.

Il consorzio di garanzia guidato da Bank of America, Citigroup, Credit Suisse e Mediobanca potrebbe anche decidere di piantare in asso Lovaglio e la banca, nel caso in cui non rilevasse un sufficiente interesse degli investitori privati a partecipare alla ricapitalizzazione dell’istituto.

Le premesse non sono affatto confortanti, visto che una fonte vicina al consorzio ha confermato che finora le banche non sono riuscite a ottenere neanche un vero impegno da potenziali investitori.

Insomma, grande assente sarebbe proprio il mercato da cui si spera di raccogliere ben 900 milioni di euro. Agli inizi di settembre la Bce ha dato il via libera alla ricapitalizzazione dell’istituto senese, partecipato per il 64% dal Tesoro.

Sono state poi le stesse banche del consorzio di garanzia a manifestare il desiderio di rimandare l’operazione addirittura al 2023.

In una nota di giorni fa dedicata a Mps, IG ha scritto che “alcuni investitori sottolineano che l’operazione dovrebbe essere conclusa entro la fine dell’anno così da non inficiare le strategie della banca che prevedono numerosi licenziamenti (che genereranno oneri una tantum da €800 milioni solo nel 2022 e risparmi per €270 milioni nel 2023) senza tenere conto degli effetti regolamentari sul capitale dell’istituto senese che avranno effetto diretto dal prossimo anno”.