Notizie Notizie Mondo L’Europa è il nuovo Eldorado del direct lending

L’Europa è il nuovo Eldorado del direct lending

 

 

Il direct lending (prestiti diretti non bancari) è un mercato molto promettente in Europa, ma la domanda è se questo sia anche in grado di offrire migliori opportunità rispetto al più consolidato mercato americano.

La risposta è positiva. Secondo Patrick Marshall, Head of Private Debt di Hermes Investment Management, il mercato del direct lending europeo è ancora relativamente giovane, ma è destinato a crescere.

I cambiamenti normativi successivi alla crisi finanziaria – spiega lo strategist – hanno trasformato il mercato dei prestiti, e le nuove norme sull’adeguatezza patrimoniale, amplificate dalla quarta direttiva sui requisiti di capitale emanata sotto l’ombrello di Basilea III, ha costretto le banche a ridurre i fattori di rischio e quindi a restringere il valore di bilancio dei prestiti”.

 

Un po’ di storia

 

Per capire la portata del fenomeno è bene ricordare che prima del 2008 le banche finanziavano più dell’80% dei prestiti alle aziende di maggiori dimensioni in Europa. I dati dell’S&P LCD mostrano come il mercato europeo dei prestiti sia cresciuto in modo aggressivo, passando da 15 miliardi di euro nel 1998 a 165 miliardi nel 2007, l’anno prima che si verificasse la crisi finanziaria globale.

“In questo contesto – spiega Marshall – le Pmi hanno avuto scarso accesso ai capitali. Il loro fabbisogno finanziario era tale da non poter raggiungere una dimensione efficiente in termini di costi per accedere al mercato obbligazionario”. Tutto questo ha creato quindi un gap nel mercato per le fonti alternative di finanziamento, colmato dalle società di gestione.
 
La situazione attuale

 

Oggi il direct lending pesa per il 10% nel mercato europeo dei prestiti. Questa rapida crescita è in gran parte guidata dall’interesse nei confronti di questa asset class. “Gli investitori con impegni a lungo termine sono attratti dal premio di illiquidità di almeno 60 punti base, così come dal desiderio di ottenere alti rendimenti che presentino una bassa correlazione con i principali mercati quotati, la conservazione del capitale e la protezione dal tasso di inflazione”, spiega Marshall.

 

Stati Uniti: le dimensioni sono importanti

 

Gli Stati Uniti sono comunque il più grande mercato di direct lending. La disintermediazione delle banche Usa è cominciata all’inizio degli anni ’80, alimentata da cambiamenti normativi e politiche che hanno promosso un modello di finanziamento per le imprese basato sulle dinamiche di mercato. Come risultato, il mercato americano è più vasto e più liquido di quello europeo: nel 2015, i prestiti bancari rappresentavano solo il 24% dei prestiti concessi alle imprese statunitensi, mentre il dato europeo superava il 74 per cento.
 
L’Europa è in vantaggio

 

Ma la maggiore dimensione e profondità del mercato assicurano anche migliori opportunità di investimento? Come già detto, il panorama del direct lending in Europa e negli Stati Uniti offre agli investitori differenti parametri di rischio-rendimento. Secondo Marshall, negli Stati Uniti il contesto è più consolidato, ma la rapida crescita del direct lending in Europa e la differenza tra i mercati offrono numerosi benefici tra i quali volatilità inferiore, maggior capitale proprio, multipli di leverage inferiori, limitata esposizione ai settori Oil & Gas, maggiore durata dei prestiti, maggiore tasso di recupero soprattutto nel Nord Europa.

Crediamo che la strategia di un operatore di direct lending del Nord Europa, guidata da un team specializzato con una forte capacità di origination, possa avere opportunità comparabili o superiori a quelle degli Stati Uniti”, conclude lo strategist.