Notizie Notizie Mondo Eurozona: il “whatever it takes” di Draghi compie cinque anni (analisti)

Eurozona: il “whatever it takes” di Draghi compie cinque anni (analisti)

Sono trascorsi esattamente cinque anni dal famoso “Whatever it takes” pronunciato dal presidente della Banca centrale europea (Bce), Mario Draghi, un periodo in cui regnava un forte pessimismo circa la “disgregazione dell’euro”. Da Londra, il 26 luglio del 2012, il governatore mandò un chiaro messaggio per tentare di fermare questa ondata di “pessimismo”. “L’euro è irreversibile e la Bce è pronta a fare tutto il necessario per salvare la moneta unica. E credetemi sarà abbastanza“, dichiarava Mario Draghi di fronte alla platea di spettatori della Global Investment Conference. Una dichiarazione, quella di Draghi, che passò alla storia e che ebbe un forte impatto sui mercati finanziari. Se le azioni e le obbligazioni hanno messo a segno una forte corsa, la valuta unica (vedi grafico in pagina) ha inserito la retromarcia.

euro/dollaro in cinque anni

 

L’ufficio studi di Marzotto Sim ha realizzato un bilancio degli effetti che questo celebre discorso e le azioni che ne sono seguite (Quantitative Easing in primis) hanno prodotto sul sistema economico e finanziario europeo. “Posto che si tratta di dati aggregati, relativi all’Unione Europea in cui un paese può essere cresciuto più o meno di un altro e così via, la sintesi è che il risultato è stato complessivamente positivo”, precisano da Marzotto Sim che ha analizzato lo scenario sotto differenti punti di vista.

L’analisi parte dal “rischio sistemico“. Cinque anni fa il sistema economico europeo era ai minimi della propria credibilità. Era chiaramente visibile osservando i rendimenti dei titoli di stato dei Paesi periferici che hanno toccato punte del 6% per il Btp decennale con uno spread btp/bund di 446 punti. Lo scenario odierno, in seguito alle iniezioni di liquidità nel sistema, vede il rendimento del Btp decennale in area 2,2% e lo spread sotto 170 punti.

Sul fronte della crescita economica nel luglio 2012 il Pil europeo aggregato era in flessione dello 0,4 per cento. “L’iniezione di liquidità ha garantito accesso al credito facilitato contribuendo allo sviluppo dell’attività economica. Oggi l’Europa cresce ad un ritmo del 2,1%”, sottolineano da Marzotto Sim. Sul fronte inflazione Draghi ha ancora del lavoro da fare: nel luglio del 2012 era al 2,5% e dopo avere iniziato un trend decrescente che l’ha portata a toccare un minimo dello 0,5% oggi è all’1,6 per cento. L’obiettivo di target inflattivo del 2% (mandato della Bce) non è stato tuttavia raggiunto. Anche lato disoccupazione gli sforzi non sono mancati, ma i livelli di lungo periodo del 7% sono ancora lontani. Al momento, la disoccupazione è passata dall’11,55% al 9,3% l’effetto positivo dell’aumento di domanda di lavoro è stato visibile nella riduzione dei disoccupati di circa il 2%.

I mercati finanziari sono stati tra i maggiori beneficiari. “La riduzione d’incertezza, l’immissione di liquidità e la percezione di una Bce ponta a tutto pur di sostenere i mercati e l’economia europei hanno corroborato le principali asset classes del vecchio continente”, sottolineano dall’ufficio studi di Marzotto Sim. L’effetto maggiore si è avuto sui mercati obbligazionari sia corporate sia governativi, i cui rendimenti sono in alcuni casi andati in territorio negativo con performance di prezzo a doppia cifra. Anche il mercato azionario sostenuto sia dalla ripresa economica che da quella del ciclo degli utili ha messo a segno performance nell’ordine del 56% per lo Euro Stoxx 50.