Notizie Notizie Mondo Twitter: Musk silura migliaia di dipendenti e si becca la strigliata anche dell’Onu. Esplode la febbre Mastodon

Twitter: Musk silura migliaia di dipendenti e si becca la strigliata anche dell’Onu. Esplode la febbre Mastodon

Elon Musk prende il comando di Twitter e non perde tempo a silurare la metà dei dipendenti circa della società di microblogging.

Qualcuno parla di licenziamenti in stile slot-machine, come si legge nell’articolo pubblicato su Quartz da Ananya Bhattacharya, mentre a scendere in campo è la stessa Onu. E’ delle ultime ore la notizia del monito diretto al ceo di Tesla, ora anche numero uno di Twitter, da Volker Türk, responsabile della divisione di diritti umani delle Nazioni Unite: Musk “assicuri che i diritti umani siano centrali nella gestione di Twitter”.

Twitter nel caos, scoppia la febbre Mastodon

E mentre scatta l’esodo dei colossi della corporate America, che lasciano il social come segno di protesta, sfornendolo di ghiotte fonti di entrate pubblicitarie, è boom di accessi al social considerato alternativo a Twitter: Mastodon.

Come scrive anche la Cnn: “With Twitter in chaos, Mastodon is on fire”.

Diversamente da altri social networks di dimensioni decisamente maggiori, Mastodon – che prende il nome dalla banda di heavy metal Mastodon – è una piattaforma gratis, sviluppata dal creatore Eugen Rochko, supportata dal crowfunding.

In un’intervista rilasciata alla Cnn, Rochko ha reso noto che Mastodon ha guadagnato 230.000 utenti dal 27 ottobre, giorno in cui Musk ha preso il controllo di Twitter. Ogni mese, Mastodon conta 655.000 utenti attivi, contro i quasi 238 milioni di utenti attivi giornalieri monetizzabili di Twitter (dati di luglio). Ben poca cosa: ma l’afflusso degli ultimi giorni potrebbe indicare l’inizio di un trend al rialzo.

Twitter: strigliata a Musk dall’Onu su tutela diritti umani

Tornando alla strigliata a Musk arrivata dalle Nazioni Uniti, il dirigente dell’Onu Volker Türk è stato chiaro nel suo appello, chiedendo in una lettera aperta pubblicata nella giornata di ieri che “il rispetto dei nostri diritti umani condivisi dovrebbe essere il fondamento dell’utilizzo e dell’evoluzione della piattaforma”.

E non è certo quanto Elon Musk starebbe facendo, agli occhi del mondo intero, mettendo alla porta la metà della forza lavoro di Twitter, letteralmente dall’oggi al domani. C’è chi, come Jaseem Abid, ingenere software ormai ex dipendente di Twitter, ha scritto sul social network stesso di essersi svegliato venerdì mattina e di aver scoperto di essere stato messo alla porta nel momento in cui si è reso conto di non avere più accesso alla sua email di lavoro e al canale interno di messaggistica Slack. Un dramma per migliaia di dipendenti, che hanno fatto sentire la loro voce, il loro dissenso per il modo in cui sono stati cacciati, la loro frustrazione, in alcuni casi una semplice disperata rassegnazione pubblicando sul social tweet con l’hashtag #LoveWhereYouWorked #LoveTwitter. Come ha fatto Yash Agarwal, account su Twitter @yashagarwalm:

O come pufffffff_mom @lu_shennan: “Il mio viaggio in Twitter è arrivato alla fine. Sono stata licenziata, mentre sono incinta di sei mesi. E’ stato un piacere lavorare con tutti voi. Sono molto grata per aver guidato questo meraviglioso team, è stato un giro divertente”#LoveWhereYouWorked

Idem David Chu @chuman_nature: “Nessun avviso di licenziamento e, persone a cui è stato bloccato l’accesso nel cuore della notte”.

Una sfilza di tweet, insomma, sul nuovo Twitter di Elon Musk, che in men che non si dica ha cancellato con una spugna una fetta della storia del social:

E’ ufficiale, sono fuori”, ha annunciato Dr. Yvette Thomas @TechD0C, aggiungendo di essere grata per aver avuto il piacere di lavorare con il suo team, con tanto di hashtag #LoveWhereYouWorked #OneTeam

Innumerevoli i dipendenti, dagli Stati Uniti al Regno Unito all’India fino alla Francia a cui Elon Musk, che ha finalizzato l’accordo da $44 miliardi per l’acquisto di Twitter il 27 ottobre scorso, ha dato il benservito. Il fondatore e numero uno di Tesla intende tagliare fino a 3700 posti di lavoro, o il 50% dello staff, nell’intento di ridurre i costi e generare un fatturato più alto.

Stringe il cuore leggere il tweet di anna arroyo @annaarroyoo che, appena un anno e mezzo fa, celebrava su Twitter il suo ingresso nel gruppo: “Sì, ce l’ho fatta! Inizierò a lavorare per Twitter full time come ingegnere software, una volta laureata!!!!!”. E che il 4 novembre ha scritto: “Tornare a guardare questo tweet spezza il cuore. Ho amato il tempo trascorso in Twitter. E’ stato un posto speciale con persone straordinarie. #LoveWhereYouWorked “

Con il suo appello, il responsabile della divisione di diritti umani Türk ha chiesto a Musk, anche, di sostenere il diritto alla privacy e alla libertà di parola” degli utenti, ricordando che “free speech is not a free pass,” ovvero che la libertà di parola non è un libera tutti, in sostanza,  e riportando come esempio la diffusione di disinformazioni “dannose” “in relazione ai vaccini” contro la pandemia Covid-19.

E ancora, dall’Onu è arrivato l’invito, rivolto al team di Twitter che si occupa di moderare i contenuti che vengono pubblicati, a continuare a opporsi all’“odio che incita le discriminazioni”.

Loro sanno, ha detto il funzionario delle Nazioni Unite, che “l’hate speech si diffonde come un incendio sulle piattaforme di social media in paesi che presentano forti differenze culturali, politiche e  religiose, con conseguenze terribili che minacciano la vita di migliaia di persone” Ma come ha giustificato Elon Musk il dramma dei licenziamenti?

La risposta è tutta in uno dei suoi innumerevoli tweet, con cui il fondatore di Tesla ha affermato che, “riguardo alla riduzione della forza lavoro, purtroppo non c’ ‘è scelta quando una società perde più di 4 milioni di dollari al giorno. E a ciascuno che è uscito sono stati offerti tre mesi di liquidazione, il 50% in più di quanto richiesto dalla legge”.

Twitter, WARN: La legge che potrebbe mettere nei guai Elon Musk

Tutto legale, dunque, seppur crudele? Non proprio. Nella sua fretta di disfarsi della metà dei dipendenti di Twitter, è possibile che il numero uno del colosso di auto elettriche abbia snobbato una legge importante: quella che sancisce che ai dipendenti venga concesso del tempo per gestire la fase di licenziamento.

In particolare, il WARN (Worker Adjustment and Retraining Notification Act) richiede che i datori di lavoro che abbiano più di 100 dipendenti debbano dare un preavviso di 60 giorni prima di un licenziamento di massa “che colpisca 50 o più dipendenti in un singolo sito di occupazione”.

Tanto che Bloomberg ha riportato le indiscrezioni secondo cui alcuni ex dipendenti di Twitter si sarebbero già riuniti, lanciando una causa collettiva contro Musk, accusato di aver violato la legge federale WARN.

Un affondo contro Twitter è stato lanciato da Bruce Daisley, vice direttore generale di Twitter per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa dal 2015 al 2020, che ha riferito nel podcast The News Agents di questo week end di essere stato devastato dai cambiamenti anti-democratici lanciati su Twitter:

“Credo che Elon pensasse di arrivare e di risolvere tutto molto velocemente, quando invece dovrà realizzare che la situazione è molto più complessa. E’ molto chiaro da ciascuna azione che ha intrapreso con questa acquisizione: non sa cosa sta facendo”. Così come riportato dal Guardian, Daisley ha criticato anche il piano di Musk di far pagare 8 dollari al mese per gli utenti con la spunta blu. L’ex dirigente di Twitter ha poi profetizzato: “Tra qualche settimana, quando ci sarà un tweet razzista dal World Cup (Campionati di Mondiali di calcio in Qatar) sulle prime pagine dei giornali, ricordate che è stato Musk a decidere che ciò avvenisse”.