Notizie Valute e materie prime Ribassisti all’attacco, petrolio torna in mercato orso. Occhio a questi supporti

Ribassisti all’attacco, petrolio torna in mercato orso. Occhio a questi supporti

I timori degli investitori globali tornano a focalizzarsi sul petrolio. Pesante il bilancio della sessione della vigilia, che ha visto i prezzi del contratto WTI scambiato sul Nymex di New York, crollare fino a $43,50 al barile, in calo rispetto ai massimi recenti di oltre -20%. Verificata la condizione che rende ufficiale l’entrata di un asset nel mercato orso, in cui non scivolava dallo scorso agosto. Il Brent è anch’esso sceso, bucando la soglia di $46 per la prima volta dal novembre del 2016.

I sell sul petrolio – che stanno continuando anche oggi, sebbene in misura meno sostenuta – confermano come il mercato petrolifero stia perdendo la fiducia nella capacità dell’Opec di trainare al rialzo dei prezzi. D’altronde il cartello, insieme ad alcuni paesi non Opec, ha appena prorogato i tagli all’offerta decisi alla fine dello scorso anno, fino al marzo del 2018. 

I forti smobilizzi sono stati scatenati da diversi fattori, che si possono riassumere tuttavia in uno solo: il rialzo dell’offerta di petrolio a livello globale. L’escalation delle tensioni si è verificata comunque, in particolare, sulla scia della notizia relativa alla produzione della Libia, triplicata rispetto ai livelli dello scorso anno.

La Libia è un pase membro dell’Opec, ma è esente dall’accordo sui tagli alla produzione. Così ha commentato il trend Naeem Aslam, di Think Markets:

“Per quanto riguada l’oro nero, gli investitori stanno diventando ansiosi guardando all’aumento della produzione; eppure, l’Opec aveva già sottolineato prima che il livello dell’offerta della Libia era stato già preso in considerazione nella strategia sui tagli all’output del cartello. Anche l’Arabia Saudita ha riportato dati sulle esportazioni in crescita, nella giornata di martedì (ieri)”. Secondo Aslam è importante sottolineare che “non solo i tagli alla produzione sono sotto controllo, ma lo sono anche i dati sulle esportazioni”.

Nonostante ciò, intervistato dal Guardian, Michael Hewson di CMC Markets ammette di credere in altri ribassi nel corso dell’estate.

“Il rischio è che potremmo assistere a ulteriori flessioni, soprattutto se i produttori di gas di scisto continuano ad aggiungere nuovi impianti di trivellazione, e la domanda continua a indebolirsi in Asia, e allo stesso tempo non si manifestino episodi di interruzione nell’offerta”.

Secondo Hewson, i livelli di supporto chiave corrispondono ai minimi di novembre, dunque ” a $43 per il Brent e a $42 per il WTI. Se poi i prezzi crollassero sotto questi supporti, scenderebbero velocemente, a mio avviso, a $40, trascinando al ribasso con loro i mercati azionari (che già stanno scontando la forte flessione)”. E ciò potrebbe essere vero soprattutto se i dati settimanali relativi alle scorte Usa, in calendario nella giornata di oggi, dovessero rivelarsi deludenti”

 

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