Notizie Notizie Mondo Pil più debole, ma la Cina ha ancora fame di commodities. Grafici confermano appetito esplosivo per quattro asset

Pil più debole, ma la Cina ha ancora fame di commodities. Grafici confermano appetito esplosivo per quattro asset

26 Settembre 2019 13:39

La sua economia starà anche rallentando il passo, a causa della guerra commerciale che la vede direttamente interessata, ma la Cina rimane una vorace consumatrice di commodities, che si tratti di semi di soia o di rame. Non per niente un articolo pubblicato sul sito della Cnbc ricorda il commento di Wood Mackenzie, società di consulenza delle commodities, che ha confermato che “l’influenza che ha la Cina sui mercati globali delle materie prime non ha eguali”.

L’appetito cinese per le commodities è cresciuto da quando nel 1978 Pechino ha lanciato un imponente programma di riforme economiche, che ha permesso al paese di diventare la seconda economia al mondo dopo quella degli Stati Uniti.

La domanda per le materie prime, come rame e acciaio, è stata sostenuta dal conseguente boom dei settori manifatturiero ed edilizio e, anche, dalle necessità più alte di una popolazione, che conta 1,4 miliardi di persone.

Mentre si avvicina la commemorazione del 70esimo anniversario della Cina comunista, che cade il prossimo 1° ottobre, c’è però il timore che saranno proprio le commodities a pagare in particolare gli effetti della guerra dei dazi tra Pechino e Washington.

La preoccupazione, nello specifico, è che i prezzi delle materie prime, nell’ambito di un rallentamento dell’economia globale, inizino a imboccare un trend ribassista. Tuttavia, gli analisti intervistati dalla Cnbc fanno notare che, nonostante il minor tasso di crescita del Pil, l’outlook di medio termine per diverse commodities rimane positivo, in quanto la Cina continuerà a essere tra gli acquirenti principali di questi asset. Il settore sarà comunque interessato da una trasformazione, sulla scia del maggior interesse verso fonti di energia più pulite.

Di seguito alcuni grafici che mostrano come l’appetito della Cina per le commodities sia cresciuto, rimanendo particolarmente esplosivo.

1) La Cina è il principale importatore di semi, tanto da incidere per il 60% sulle esportazioni degli Stati Uniti. Negli ultimi 40 anni, i consumi cinesi di semi di soia sono saliti di più di 12 volte. La Cina incide sul 30% dei consumi globali di questi semi.

2) La Cina ha fatto indubbiamente la fortuna del rame, grazie al boom del settore immobiliare avvenuto negli ultimi anni. Il metallo rosso, utilizzato in diversi comparti tra cui quello edilizio e dell’ingegneria, è considerato tra l’altro un indicatore affidabile delle condizioni di salute dell’economia globale. La Cina incide sulla metà circa della domanda mondiale di rame, decisamente in rialzo rispetto alla percentuale inferiore al 10% degli anni Ottanta.

3) Negli ultimi 40 anni la domanda cinese di acciaio ha riportato un tasso di crescita significativo, adeguandosi al processo di industrializzazione del paese. Il metallo è utilizzato in diversi settori come edilizio, cantieristico e auto.

 4) La domanda cinese di petrolio non è significativa come quella di acciaio e rame, ma il gigante asiatico rimane uno dei principali consumatori globali di oil, e nel 2018 ha inciso sui consumi globali per il 14% circa.

 

Negli ultimi anni diverse piattaforme cinesi di materie prime hanno lanciato operazioni offshore per servire meglio i clienti al di fuori di quelli cinesi. 

L’Asia Pacific Exchange, per esempio, è il primo mercato offshore della Cina: lanciato a Singapore lo scorso anno, offre nuovi contratti futures sulle commodities che hanno per oggetto benzina e oleine di palma. Questi contratti vengono compensati con la consegna fisica delle commodities.

Ma ci sono altre piattaforme anche ben più famose come lo Shanghai Futures Exchange e il Dalian Commodity Exchange, che hanno lanciato operazioni offshore, così come case di brokeraggio cinesi come  Haitong International Securities e Yongan.