Notizie Notizie Italia Piazza Affari debole nella settimana di Jackson Hole. Tra mosse Fed e prezzi energetici, ecco i timori che aleggiano sui mercati    

Piazza Affari debole nella settimana di Jackson Hole. Tra mosse Fed e prezzi energetici, ecco i timori che aleggiano sui mercati    

 

La settimana che culmina con il simposio di Jackson Hole della Fed inizia in calo per Piazza Affari. Quando è trascorsa circa un’ora dall’avvio degli scambi, l’indice Ftse Mib cede circa oltre 1% a 22.255,67 punti. In una giornata priva di dati macro di rilievo, sui mercati si respira un clima di incertezza e aleggiano i timori in vista dell’intervento di venerdì prossimo del presidente della Fed, Jerome Powell. Quest’ultimo dovrebbe ribadire la volontà del Fomc di proseguire con i rialzi dei tassi, di fronte a un’inflazione persistentemente elevata e a un mercato del lavoro ancora sotto pressione. In particolare, gli investitori cercheranno di intercettare se la Fed segnalerà un altro aumento dello 0,75% dei tassi di interesse dalla Fed nel meeting del 21 settembre, o se allenterà il ritmo degli aumenti dei tassi con una stretta dello 0,50%. Il simposio 2022 vedrà il ritorno in presenza a Jackson Hole dal 2019.

In Europa si guarda poi alla crisi energetica, con il prezzo del gas che continua a salire (nell’ultima settimana il TTF, benchmark europeo del prezzo del gas, è aumentato di quasi il 19% nell’ultima settimana). Secondo alcuni operatori, questa forza potrebbe continuare anche nel corso di questa settimana dopo che Gazprom ha annunciato che i flussi lungo il gasdotto Nord Stream saranno sospesi per manutenzione per 3 giorni (31 agosto- 2 settembre).

Chi sale e chi scende sul Ftse Mib

Osservando i singoli titoli del Ftse Mib, al momento non c’è nessuno positivo. Tra i peggiori Saipem che continua a perdere terreno e adesso cede oltre il 4% in un contesto in cui il petrolio si mostra debole. Stamattina Saipem ha annunciato di avere rafforzato la collaborazione con Oil Spill Response Limited (OSRL). Le due società hanno firmato un’estensione dell’accordo di servizi già in essere, con l’obiettivo di includere la fornitura di FlatFish, il drone subacqueo di Saipem per il monitoraggio ambientale e l’ispezione dell’integrità degli asset. Ribassi di oltre il 2% anche per UniCredit e Telecom Italia. Sul fronte tlc, “Il Sole 24 Ore” di sabato segnala che è stata lanciata da Virgin un’offerta per il mercato italiano. “Nel complesso non ci sembra che modifichi il contesto competitivo, già molto acceso e ricco di offerte di vario posizionamento – commentano da Equita -. In particolare, Iliad rimane la più aggressiva con un’offerta simile a Virgin (solo fibra) al prezzo di 23,99 per clienti solo fissi e 15.99 per clienti convergenti, oltre a 39,99 euro per l`attivazione”.

Sotto i fari a Piazza Affari, fuori dal Ftse MIb, Tod’s con la notizia che è stato depositato alla Consob il prospetto per la procedura di Opa. L’obiettivo è il delisting.

Una pausa dopo il recente rally estivo

“La striscia vincente che ha visto per quattro settimane consecutive il mercato azionario statunitense correre, così come molti degli indici europei (compreso il nostro Ftse Mib), è giunta a termine, causa di un mercato in ipercomprato alla ricerca di una giustificazione per portare a casa i guadagni del recente rally estivo. Rappresenta quindi una pausa salutare dopo il rally del 17% sull’S&P 500 dai minimi di giugno”, commenta Gabriel Debach, market analyst di eToro, spiegando che il calo di venerdì ha fatto seguito ai verbali della riunione di luglio della Federal Reserve nonché ai diversi commenti dei vari funzionari della Fed, ultimo proprio quello James Bullard, il più falco al suo interno, che ha indicato come il percorso di rialzi probabilmente continuerà nel breve termine, smorzando le speranze degli investitori per una posizione meno aggressiva.

“In Europa – prosegue l’esperto – le preoccupazioni sono, purtroppo, quella già note con un’inflazione che non mostra segnali di rallentamento e con prezzi energetici che attanagliano la crescita economica. Con un’inflazione sostenuta dall’offerta, cresce sempre di più il dibattito sull’efficienza di un rialzo dei tassi per combattere il carovita. La risposta, tuttavia, non è certa e i margini di errore si fanno sempre più ampi, in un Vecchio Continente che sempre di più perde lustro in ambito internazionale”.