Notizie Valute e materie prime Oro: prezzi in direzione dei 1.400 dollari. Nel fine settimana riflettori puntati su Pyongyang

Oro: prezzi in direzione dei 1.400 dollari. Nel fine settimana riflettori puntati su Pyongyang

“La combinazione di vari eventi, tra cui l’incertezza geopolitica e gli acquisti da parte degli hedge fund, sta spingendo al rialzo l’oro”, rileva Nizam Hamid, ETF strategist di WisdomTree. Oltre al ruolo di bene rifugio,  gli fa eco Join Teves di UBS, a sostenere i prezzi ci stanno pensando anche “i bassi rendimenti dei titoli statunitensi e la debolezza del dollaro”.

Questa mattina le quotazioni del metallo giallo si sono spinte fino a 1.362 dollari l’oncia, aggiornando il livello maggiore da 12 mesi. Anche in vista del fatto che domani la Corea del Nord celebrerà la fondazione dello Stato, e la festività potrebbe essere l’occasione per un nuovo lancio missilistico, nelle ultime cinque sedute il future ha guadagnato il 2% portando il salo mensile al 7,5% e quello da inizio anno al +16,4%.

“La prosecuzione delle tensioni legate alla Corea del Nord e vendite generalizzate sul dollaro hanno spinto l’oro ai nuovi massimi dal 2017”, ha detto Jeffrey Halley, senior market analyst di OANDA, secondo cui il prossimo obiettivo tecnico è fissato a 1.375 euro.

“Nel caso in cui le circostanze attuali dovessero persistere, i prezzi potrebbero salire a 1.400 dollari l’oncia”, stima Hamid. “Alla luce delle valutazioni raggiunte dalle altre asset class, c’è la reale possibilità che il rally continui, specialmente se gli investitori ‘mainstream’ dovessero entrare sul mercato”. A fine agosto le posizioni rialziste sull’oro hanno segnato un incremento del 16% mentre gli ETF (Exchange Traded Funds) con sottostante il bene rifugio per eccellenza a settembre hanno segnato un rialzo di mezzo milione di once, portando il totale annuo a 5,33 milioni.

C’è anche chi, come Carsten Menke di Julius Baer, invita alla cautela. “Ci attendiamo una ripresa del dollaro alla luce della crescita attesa e di tassi di interesse più elevati” e questo, sommato “al sentiment rialzista sul mercato dei future e alla debolezza della domanda fisica, ci fa ritenere che ci siano più probabilità di un ribasso dagli attuali livelli”.