Notizie Valute e materie prime Oro giù con flash crash e dollaro. Ma c’è chi prevede rally fino a $10.000 e ritorno a gold standard

Oro giù con flash crash e dollaro. Ma c’è chi prevede rally fino a $10.000 e ritorno a gold standard

Frenata dell’oro, che viene colpito anche da un flash crash durante le contrattazioni asiatiche, con il contratto spot che scivola al di sotto dei $1.300 superata nei giorni scorsi, dopo il rinnovarsi delle tensioni geopolitiche con il lancio del missile dalla Corea del Nord.  Secondo alcune indiscrezioni, “qualcuno” avrebbe deciso di tentare di smobilizzare oro per un valore nozionale di $1,1 miliardi all’apertura dei mercati in Asia. 

Il bene rifugio per eccellenza perde appetibilità anche per il rialzo del dollaro, scatenato dalla pubblicazione del Pil Usa che, con una crescita del 3% su base annua, ha rinfocolato le speculazioni su una stretta monetaria della Fed entro la fine dell’anno. 

In generale, le tensioni geopolitiche faranno tornare gli investitori sull’oro, secondo gli outlook più disparati degli esperti. 

In particolare Jim Rickards, autore del best seller “Currency Wars”, non ha affatto intenzione di mollare la presa su quello che ritiene un investimento che frutterà molto. A suo avviso, le quotazioni del metallo prezioso potrebbero balzare addirittura fino a $10.000 l’oncia.  E anche piuttosto presto, ovvero entro il 1° gennaio del 2018. Le quotazioni balzeranno dunque di quasi 8 volte il valore attuale fino a $10,000, “prezzo che è basato prendendo in considerazione la fuga massiccia dei governi stranieri e degli investitori dal dollaro Usa”. 

“Il quadro più grande, quello a cui sto guardando, è che l’oro ha testato un minimo lo scorso 15 dicembre, e da allora ha macinato guadagni, tanto da confermarsi tra gli asset migliori del 2017”. Il fatto che i prezzi ora stiano facendo dietrofront non ha importanza per l’esperto:

“Sembra piuttosto che la gente abbia una soglia di attenzione molto bassa. Io sto guardando a quello che accadrà, e quello che si può vedere è che una guerra è in arrivo”.

Per questo motivo, ma anche per il debito complessivo totale degli Stati Uniti che supera gli 80 trilioni di dollari, il consiglio è quello di “avere un’esposizione del 10% sull’oro, inferiore sull’argento”.

Di seguito, il grafico che presenta l’allocazione consigliata da Rickards:

Occhio inoltre alla tabella che mette in evidenza anche le tonnellate di oro detenute a livello mondiale.

 

Ma tornando alla previone di un valore di $10.000 all’oncia per l’oro, com’è possibile stimare un valore così astronomico?

Rickards ha spiegato già mesi fa tutto in un articolo pubblicato su Daily Reckoning, facendo il punto delle condizioni attuali dei mercati, ma anche delle banche centrali e dell’inflazione.

Nell’affermare che il valore $10.000 non è inventato, l’autore spiega il processo che lo ha portato a scegliere proprio questa cifra. Ma prima tende a fare una premessa importante, che sa di avvertimento sia alle banche centrali che stanno rincorrendo affannosamente i target di inflazione prefissati, sia alla comunità di investitori e trader.

“L’inflazione a due cifre (dunque superiore al 10%) non deriva da uno sviluppo lineare. Voglio dire che l’inflazione non sale semplicemente dal 2% al 3%, e poi al 4,5,6%.  Quello che accade è che è molto difficile che da un’inflazione del 2% si passi al 3%, che alla fine è quello che la Fed desidera. Già si sta dimostrando estremamente difficile riuscire ad arrivare al 2%, visto che l’indicatore PCE (personal consumption expenditures), ovvero il deflatore dei prezzi core a cui la Fed guarda, è al momento dell’1,6-1,7% ed è fermo lì. (…) La Fed continua a fare tutto il possibile per portarlo a 2, nella speranza di arrivare al 3% (da segnalare che il target ufficiale è del 2%, ma diversi esperti si interrogano su uno scenario in cui la Banca centrale Usa possa decidere di puntare anche al 3%). Ora, il problema nasce nel momento in cui si arriva al 3%, dal momento che la tappa successiva non sarà il 4%, ma l’8%, e da lì si arriverà al 10%. In altre parole, ci sarà un forte balzo dell’inflazione”.

Tra i motivi della brusca impennata dell’inflazione prevista da Rickards c’è anche quello che attiene alla psicologia comportamentale. “E’ molto difficile (infatti) riuscire a cambiare le aspettative della gente, ma se ci si riesce, è difficile poi cambiarle di nuovo”. Insomma, “l’inflazione può andare fuori controllo molto velocemente. Dunque, un tasso di inflazione a due cifre nell’arco dei prossimi cinque anni è possibile” e “questa è un’altra ragione perchè è importante avere un’esposizione, ora, verso l’oro. Quando queste dinamiche (inflazionistiche) inizieranno infatti ad accadere, l’oro diventerà inaccessibile”.

“A questo punto – rivela l’autore del best-sell – spesso la gente si avvicina a me e mi chiede: ‘Come puoi dire che i prezzi dell’oro saliranno fino a $10.000, senza conosce gli sviluppi che interesseranno l’economia globale, o anche le azioni che la Federal Reserve deciderà di intraprendere?’. 

A questo punto, Rickards spiega il motivo per cui ha fissato proprio quel target:

“Non è un numero inventato e non l’ho dato per fare notizia, eccetera. E’ il prezzo implicito non deflazionario dell’oro. Ora, tutti dicono che non è possibile avere un sistema aureo (gold standard), perchè non ci sono quantità sufficienti di oro. Ma c’è sempre abbastanza oro, l’importante è fissarne il prezzo. (…) Con questo non dico che torneremo al gold standard. Quello che dico è che in una situazione simile a quella del gold standard, è cruciale arrivare alla definizione di un prezzo giusto. La stessa cosa ha detto anche Paul Volcker. E la domanda precisa è, se è possibile avere il gold standard con la fissazione di un prezzo giusto, cosa è il prezzo non deflazionistico? Qual è il prezzo che l’oro dovrebbe avere al fine di sostenere il commercio mondiale e i bilanci delle banche, senza ridurre l’offerta di moneta? La risposta è: 10.000 dollari l’oncia”.

Rickards rende noto di aver utilizzato nei suoi calcoli una copertura del 40%. “Molta gente non è d’accordo, gli austriaci per esempio ritengano che la copertura debba essere del 100%. Ma storicamente, è stata anche al minimo del 20%, dunque io scelgo il 40%. Ora, se si prende il valore globale della componente M1 di massa monetaria delle principali economie, si applica la copertura del 40%, e si divide il risultato per l’ammontare dell’oro ufficiale nel mondo, la risposta è approssimativamente $10.000 all’oncia”. Ovvio il risultato è diverso a seconda del gold backing, ma “i miei input utilizzato l’M1 dell’economia globale, il 40% di copertura e l’offerta ufficiale di oro che è di circa 35.000 tonnellate”.

Nel rispondere alla domanda se il destino del mondo sia il gold standard, l’esperto tiene a ricordare come la risposta dipenda dal collasso della fiducia nell’offerta di moneta delle banche centrali: collasso che è già avvenuto nella storia, ed esattamente nel 1914, 1939 e 1971. “Non dimentichiamo che nel 1977, gli Usa lanciarono una emissione di Treasuries denominati in franchi svizzeri, perchè nessun paese voleva dollari. Il Tesoro degli Stati Uniti successivamente contrasse prestiti in franchi svizzeri, perchè nessuno voleva dollari, almeno non al tasso di interesse che il Tesoro era disposto a pagare”.

“Ecco come la situazione era diventata, e questo tipo di crisi si ripresenta ogni 30 o 40 anni. E ancora, possiamo guardare alla storia per capire cosa accadde nel 1998, quando Wall Street salvò un hedge fund per salvare il mondo. E cosa accadde nel 2008? Le banche centrali salvarono Wall Street per salvare il mondo. Cosa accadrà ora nel 2018? (..) Se poi la prossima crisi si rivelerà più grande della precedente, ed è questo che prevedo, e se le banche centrali saranno a secco, da dove arriverà la moneta? Come si potrà iniettare nuovamente il mondo di liquidità? La risposta è che il Fondo Monetario Internazionel stamperà una quantità massiccia di dollari di SDR”.

E proprio la maxi offerta di SDR che inonderà il mercato si tradurrà secondo l’esperto in un balzo dell’inflazione. “A quel punto, o la mossa darà i risultati sperati, e sarà altamente inflazionistica, fattore che porterà l’oro a $10.000, o non funzionerà, e in quel caso si dovrà tornare al gold standard, che porterà comunque l’oro a $10.000”.