Notizie Notizie Italia Mps continua a correre in Borsa, ma attenzione a problemi tecnici che bloccano ordini vendita

Mps continua a correre in Borsa, ma attenzione a problemi tecnici che bloccano ordini vendita

Scatta ancora in Borsa il titolo Mps, nel suo secondo giorno di contrattazioni successivo al suo ritorno a Piazza Affari. L’azione segna un rialzo del 4%, e oscilla attorno a 4,77 euro.

Ieri, nel suo primo giorno di scambi – dopo la sospensione scattata nel dicembre del 2016 – le quotazioni hanno aperto a 4,12 euro, per poi balzare fino a un massimo intraday di 5,26 euro (il minimo intraday è stato testato a 4,06 euro), e chiudere a 4,55 euro, per una capitalizzazione di 5,2 miliardi di euro. 

L’azione Mps ha fatto dunque meglio delle previsioni, chiudendo al di sopra di quei 4,28 euro a cui la stessa banca senese aveva valorizzato le sue azioni.

Occhio tuttavia ai volumi che, come fa notare un articolo de Il Sole 24 Ore, sono stati sì corposi, con quasi 50 milioni di titoli che sono passati di mano, per il 4,7% circa del capitale, ma che allo stesso tempo si sono confermati ben al di sotto delle aspettative degli operatori, se si considera che la sospensione dalle negoziazioni è durata ben 10 mesi.

Il quotidiano parla della presenza di problemi tecnici, “legati alla modifica del codice Isin delle azioni comunicato martedì da Montetitoli ai diversi portatori”. 

Il punto è che “non tutte le banche depositarie sarebbero riuscite ad adeguarsi tempestivamente, bloccando nei fatti una parte degli ordini di vendita per lo meno nella prima parte della giornata.

Così ha spiegato la situazione a Il Sole 24 Ore Guido Pardini, condirettore generale di Intermonte, ieri primo broker per volumi con 5 milioni di titoli movimentati:

“Hanno faticato a vendere sia alcuni azionisti ‘storici’, oggi diluiti al 2% del capitale, ma anche alcuni dei nuovi entrati nel capitale dopo la conversione dei bond subordinati”.

Non solo problemi tecnici, spiega ancora l’articolo: “Ieri a determinare il rialzo sono stati gli acquisti per ricoperture e gli ordini da parte dei grandi istituzionali che hanno dovuto ricostituire le provviste di titoli del Monte, ma anche l’esigua disponibilità di azioni in prestito”.

Dalla descrizione della situazione in cui avvengono gli scambi, emerge dunque che alta e probabilmente anche duratura sarà la volatilità.

Detto questo, fonti vicine al Mef hanno confermato la soddisfazione del Ministero, con la banca senese che “è tornata a svolgere il fondamentale ruolo di erogare il credito a famiglie e imprese”.

Ribadito il sostegno del Tesoro, in base a quanto trapelato dalle fonti, ai vertici rappresentati dall‘amministratore delegato Marco Morelli, e dal presidente Alessandro Falciai che, a questo punto, vengono incitati a “riportare la banca a produrre utili”

Indubbia tuttavia la perdita a carico dello Stato che, attraverso la ricapitalizzazione precauzionale è diventato primo socio di Mps, e che ha pagato ad agosto 3,85 miliardi per una quota del 52,2% (6,49 euro per azione) : quota che, ai prezzi correnti, vale 2,7 miliardi di euro. La perdita potenziale è dunque di 1,1 miliardi: si tratta di un ammontare destinato a salire, visto che, attraverso l’operazione di swap  equity-bond senior (o meglio, in base alle precisazioni delle ultime ore, swap equity-certificati di deposito) che partirà lunedì prossimo, lo Stato acquisterà le azioni degli ex obbligazionisti subordinati  – retail, che rispondano a determinati requisiti -: quegli obbligazionisti che, in base al principio del “burden sharing”, sono stati costretti mesi fa alla conversione forzosa dei loro bond subordinati in azioni valutate al prezzo di 8,65 euro.

L’esito dello swap permetterà allo Stato italiano di aumentare la sua partecipazione nell’istituto senese fino al 68% del capitale, spendendo fino ad altri 1,5 miliardi di euro. L’iniezione totale sarà stata di 5,4 miliardi di euro circa.