Notizie Notizie Mondo Materie prime sulle montagne russe: attenzione a rublo, dollaro australiano e canadese

Materie prime sulle montagne russe: attenzione a rublo, dollaro australiano e canadese

 

 

 

 

 

Ma che cosa sta accadendo alle materie prime? La distorsione nei mercati delle materie prime è molto spesso legata a un temporaneo disequilibrio tra offerta e domanda. Ma nonostante le misure di stimolo adottate dalla Cina nel 2016 per supportare la crescita della domanda di petrolio e altre materie prime, il contesto è cambiato rapidamente quest’anno. “La Banca Centrale cinese si è spostata verso una politica monetaria restrittiva e ci sono state ulteriori riduzioni della leva finanziaria nel sistema – spiega Ju Yen Tan, Portfolio Manager di T. Rowe Price – La combinazione di questi fattori ha portato a un declino significativo delle importazioni di materie prime, come il ferro e il rame”. Allo stesso tempo, sottolinea ancora il gestore, l’accordo raggiunto dall’OPEC lo scorso novembre per tagliare la produzione di petrolio è stato messo alla prova dall’aumento dell’offerta statunitense. Le scorte di petrolio degli Stati Uniti sono così prossime ai massimi storici, dato che i produttori di shale oil hanno risposto al rialzo dei prezzi aumentando la produzione. “Sono diventati un produttore importante nell’offerta globale di petrolio e ora possono operare con profittabilità a prezzi minori visto il loro aumento di efficienza. E questo crea ulteriore pressione sull’OPEC”, spiega Yen Tan.

La volatilità non è finita

Tutto ciò significa una cosa: la traiettoria per i prezzi del petrolio non è per niente certa e ci potrebbero essere ulteriori periodi di volatilità nel tempo. Consapevoli di ciò, è necessario guardare alle possibili implicazioni per il mercato e focalizzarsi sulle possibili anomalie e sulle reazioni degli asset legati all’andamento del petrolio. Il rublo russo, secondo Yen Tan, è il più a rischio. “La Russia – dice – è un importante esportatore di petrolio, e le attuali valutazioni del rublo non riflettono la recente correzione del prezzo del petrolio”. Tuttavia, i riflessi non riguardano solo le valute dei Mercati Emergenti. La combinazione tra prezzi più bassi delle materie prime e potenziale rallentamento della Cina fa sì che anche le valute come il dollaro canadese e quello australiano siano vulnerabili, alla luce della loro dipendenza dalle esportazioni di materie prime. “Anche se tale situazione si potrebbe riflettere in modo più ampio nelle valutazione di queste valute, che si sono deprezzate dalla fine di marzo, è possibile che ci siano ulteriori periodi di debolezza nel contesto attuale”, dice Yen Tan.

Il settore energy

Neanche i mercati del credito sono immuni da un potenziale trend al ribasso nei prezzi delle materie prime. Il settore energetico è uno dei più sovrappesati nel mercato High Yield statunitense, pesando per circa il 15% di un indice standard, come il BofA Merrill Lynch US High Yield (dati al 28 aprile 2017). “Questa esposizione lo rende più vulnerabili ai movimenti dei prezzi del petrolio – spiega il gestore – Un’opzione potrebbe quindi essere quella di andare short sull’High Yield statunitense come protezione contro un’ulteriore distorsione del prezzo del petrolio, soprattutto visto che gli spread scambiano su livelli elevati”.

La protezione dei TIPS

Ma che cosa succederebbe se lo squilibrio tra offerta e domanda si ribilanciasse più velocemente del previsto? Secondo Yen Tan, guardando ai diversi mercati si potrebbe identificare il mercato dei titoli di Stato statunitensi indicizzati all’inflazione (TIPS) come un potenziale beneficiario, se i prezzi si stabilizzassero. Le valutazioni sui TIPS hanno sofferto negli ultimi tempi a causa delle letture deboli dell’indice dei prezzi al consumo, e stanno scambiando sui livelli più bassi dei range recenti. “Una stabilizzazione del prezzo delle materie prime – in particolare, se il prezzo del petrolio continuasse a essere superiore a 40 dollari al barile – potrebbe portare benefici ai TIPS, e quindi sarebbe meglio cercare opportunità e diversificare il rischio”, conclude Yen Tan.