Notizie Notizie Mondo Grazie a crescita robusta, riforme convincenti e basse valutazioni i Mercati di Frontiera battono gli EM

Grazie a crescita robusta, riforme convincenti e basse valutazioni i Mercati di Frontiera battono gli EM

 
 
Circolano varie leggende sui Mercati di Frontiera, il sottogruppo meno sviluppato dell’universo dei Mercati Emergenti, che possono aver indotto gli investitori a trascurare tali mercati a favore delle alternative costituite dai Mercati Sviluppati e, appunto, dagli Emergenti tradizionali. Così esordisce in un report, Carlos Hardenberg, Managing Director di Templeton Emerging Markets Group, il quale ritiene che siano mature le condizioni per rivalutare quest’importante nicchia. Come spiega Hardenberg, vi sarebbero alcune ragioni molto convincenti che dovrebbero indurre gli investitori a riprendere in considerazione i Mercati di Frontiera, ovvero quelli caratterizzati da tassi di crescita più elevati rispetto agli EM, un grado inferiore di copertura in termini di ricerca e meno investimenti esteri. Le ragioni possono essere sintetizzate nel modo seguente: previsioni di crescita economica robusta, continuo sviluppo a livello macroeconomico, ampi sconti in termini di valutazioni, basse correlazioni. E, infine, leggende da sfatare.

 

Leggende da sfatare

 

Partiamo dall’ultimo punto. Le leggende più ricorrenti sono l’illiquidità percepita, la bassa capitalizzazione di mercato e gli standard di corporate governance inferiori. “Ciascuna di tali accuse può essere vera se si guarda soltanto a una cerchia ristretta di mercati, ma se si valutano le opportunità globali nel segmento di frontiera si acquisisce un contesto migliore”, spiega Hardenberg. Quanto alla liquidità, si tratta di un’altra leggenda da sfatare in quanto il volume giornaliero degli scambi sulle Borse dei Mercati di Frontiera è di 2,1 miliardi di dollari: più elevata di quanto si pensi. “Analogamente stimiamo che la capitalizzazione totale di mercato delle società di frontiera sia di 1,7 trilioni di dollari – commenta Hardenberg – E riteniamo che tale cifra continuerà ad aumentare, dato che sul mercato entrano costantemente nuove società”.
 
Gestione attiva come propulsore di una buona governance
 
Quanto alle preoccupazioni per la corporate governance, secondo Hardenberg se si esamina lo sviluppo dei Mercati Emergenti in generale negli ultimi decenni, si nota che la relazione tra proprietà e gestione è stata importante. “Crediamo che gran parte dei cambiamenti positivi sia scaturita dalla stretta collaborazione tra azionisti e imprese e il costante scambio reciproco”, dice lo strategist. Che aggiunge: “Ciò di norma non è realizzabile adottando un approccio passivo all’investimento. Se si utilizza un software per prendere decisioni d’investimento o un algoritmo per determinare la ponderazione delle azioni, sorge un interrogativo: chi interagisce con il management e chi vota alle assemblee degli azionisti in materia di corporate governance? Riteniamo che ciò sia particolarmente importante quando si valutano i Mercati di Frontiera”.
 
Crescita economica

 

Tant’è che eliminate la Cina e l’India, le otto economie a crescita più elevata sono a tutti gli effetti Mercati di Frontiera. “Il nostro ottimismo è sostenuto dai programmi di riforme reali che abbiamo avuto modo di osservare in molti Paesi, in netto contrasto rispetto al mondo sviluppato – commenta Hardenberg – Inoltre la traiettoria dei prezzi delle materie prime ha svolto un ruolo importante”. Nei cosiddetti anni del boom, dal 2000 al 2008, quando i prezzi delle materie prime avevano un buon andamento, la dinamica riformista era poco vivace, soprattutto nei Paesi dipendenti dalle esportazioni di materie prime. Ma quando è arrivato il grande shock e i prezzi delle materie prime hanno subito una pesante correzione, molti di questi Paesi hanno dovuto ripartire dai fondamentali e avviare riforme mirate ad attirare capitali e finanziare lo sviluppo. Secondo Hardenberg l’Argentina è un ottimo esempio di quanto detto: “Dopo essere stato eletto presidente nel dicembre 2015 con lo slogan “Cambiemos”, Mauricio Macri ha attuato una serie di riforme comprendenti l’adozione di controlli valutari e la composizione di un contenzioso decennale che aveva escluso l’Argentina dai mercati di capitali internazionali – racconta Hardenberg – E a seguito di tali riforme, l’Argentina è riuscita ad accedere nuovamente a tali mercati e lo scorso aprile ha lanciato un’emissione di titoli di stato per 16,5 miliardi di dollari”. L’Egitto, secondo lo strategist, starebbe attraversando una fase analoga: ha lasciato la valuta libera di fluttuare e in seguito ha ottenuto un finanziamento di 12 miliardi di dollari dal Fondo Monetario Internazionale. “Questi esempi ci dimostrano che l’impegno nelle riforme può tradursi in attività economica”, commenta lo strategist.
 
Valutazioni interessanti con correlazione limitata
 
Secondo lo strategist le azioni dei Mercati di Frontiera sono scambiate a valutazioni molto basse rispetto a quelle dei Mercati Sviluppati ed emergenti. Al contempo, come classe di asset, i Mercati di Frontiera hanno evidenziato una bassissima correlazione con mercati emergenti come Cina, Brasile o Indonesia, oppure con mercati sviluppati quali Stati Uniti, Giappone o Regno Unito. Come nel caso dei Mercati Emergenti, i profani potrebbero avere la tendenza ad accomunare tutti i Mercati di Frontiera sotto uno stesso tetto. Ma questo è un errore. “Le diversità tra questi Paesi sono notevoli. Per esempio, il Vietnam è completamente diverso dalla Costa d’Avorio, che è a sua volta differente dalla Nigeria, che si distingue dalla Romania. In realtà, i Mercati di Frontiera sono sotto svariati aspetti molto più diversi tra loro di quanto lo siano i Mercati Emergenti”, dice lo strategist. “Ciò offre sfide ed opportunità. Nel complesso tuttavia prevediamo che il genere di riforme che stiamo osservando nei Mercati di Frontiera sia l’humus ideale per miglioramenti in termini di turnover e dimensioni e per maggiori opportunità future per gli investitori azionari in questo spazio dinamico”, conclude Hardenberg.