Notizie Notizie Italia Intesa Sanpaolo: analisti passano al setaccio offerta su banche venete

Intesa Sanpaolo: analisti passano al setaccio offerta su banche venete

Intesa Sanpaolo rimane sotto i riflettori a Piazza Affari all’indomani dell’annuncio ufficiale relativo all’offerta messa sul piatto per Veneto Banca e Popolare di Vicenza. Ieri al termine di un consiglio di amministrazione straordinario, è arrivato il via libera all’acquisizione “condizionata” di una parte degli asset delle due banche venete a fronte “di un corrispettivo simbolico”. E in una giornata caratterizzate dalle vendite per il listino milanese, il titolo Intesa Sanpaolo si muove nella direzione opposta, registrando una crescita di circa lo 0,5% a 2,608 euro ad azione.

Un‘operazione che è già passata al setaccio dagli analisti, con le maggiori case d’affari che hanno espresso le loro valutazioni sul deal. A cominciare dagli esperti di Credit Suisse in un report intitolato “da potenziale rischio a situazione win-win“. Secondo gli analisti della banca svizzera, che confermano la raccomandazione “outperform” su Intesa Sanpaolo, rispetto allo scenario iniziale con un contributo privato alla capitalizzazione (circa 1,25 miliardi di euro) condiviso dal sistema bancario italiano, l’operazione delineata ieri potrebbe essere una “situazione win-win” sia per Intesa Sanpaolo sia per le altre banche nazionali. “Se le condizioni fossero confermate il deal assicurerebbe un’accelerazione in termini di utili per azione”, rimarcano da Credit Suisse.

Anche gli esperti di Equita Sim si sono soffermati sull’analisi della potenziale operazione, sottolineando in prima battuta che Intesa Sanpaolo è disponibile all’acquisto delle due banche venete ma a condizioni che sono molto più restrittive rispetto a quelle fissate da Ubi Banca sulle tre banche ponte. In particolare, ricorda la sim milanese, la banca guidata da Carlo Messina richiede: la totale neutralità sul sul CET1 (ora a 12,8%) e sulla politica di dividendi; l’acquisizione di un perimetro che esclude tutti i crediti deteriorati quindi non solo gli NPL; e infine la copertura da parte di terzi degli oneri di ristrutturazione.

Gli analisti di Equita, che confermano il rating hold su Intesa, sottolineano che “anche se i termini del deal riducono notevolmente l`execution risk dell`integrazione, che può accelerare la crescita di Intesa Sanpaolo, dal punto di vista strategico il mercato avrebbe preferito un`operazione al di fuori del business del retail banking domestico, ad esempio nell’asset management”. E il punto interrogativo, secondo la sim milanese, resta comunque se la l’Unione europea consentirà al governo di intervenire pesantemente per coprire i costi di ristrutturazione e il capitale della bad bank. (Si tratta secondo i calcoli di Equita di una cifra pari a circa 3,5 miliardi di euro. “Ci sembra ragionevole pensare che un accordo informale fra le varie autorità sia già stato negoziato”, concludono.