Notizie Notizie Italia FABI: ‘valorizziamo mattone di stato abbandonato. Mettiamolo a reddito per tagliare debito pubblico’

FABI: ‘valorizziamo mattone di stato abbandonato. Mettiamolo a reddito per tagliare debito pubblico’

Recessione, banche, mattone di stato: questi gli argomenti centrali affrontati dalla FABI nel fine settimana, con il segretario generale Lando Maria Sileoni che, durante la trasmissione Coffee Break su La7, ha fatto il punto sulle condizioni in cui versano l’economia e il settore bancario italiani; nelle stesse ore il sindacato dei bancari ha pubblicato un’analisi sul mattone nelle mani dello Stato. Nell’analisi-proposta su come utilizzare in modo efficiente il mattone di Stato, Sileoni ha scritto di aver condiviso l’idea con l’idea di Carlo Messina, numero uno di Intesa SanPaolo. Proprio pochi giorni, l’amministratore delegato della banca italiana, nell’affrontare il problema del debito pubblico, dello spread BTP-Bund e della dipendenza finanziaria dell’Italia dalla Bce, aveva ricordato che “lo Stato ha proprietà immobiliari che non ha senso tenere pubbliche” e che, a suo avviso, la soluzione sarebbe quella di creare un fondo immobiliare ad hoc in cui far confluire questi cespiti che possono garantire rendimenti stabili ai sottoscrittori”.

Così Carlo Messina ai microfoni di Class Cnbc:

“È indispensabile ridurre lo stock del debito pubblico. Lo Stato ha delle proprietà immobiliari, degli asset che, secondo me non ha nessun significato che rimangano nelle mani del pubblico. Si potrebbero costituire dei fondi immobiliari sottoscritti dai privati che acquistino questi immobili di buona qualità e quindi concorrano a ridurre il debito pubblico, garantendo rendimenti adeguati agli investitori, tutto sommato con un livello di rischio relativamente basso», aveva spiegato il banchiere, condividendo l’appello taglia debito che era stato lanciato sabato 11 giugno da MF-Milano Finanza e Class Editori.

La proposta del sindacato sul mattone di stato è arrivata al termine di una settimana convulsa per gli asset del made in Italy, in particolare dello spread BTP-Bund, che si è sfiammato dopo le rassicurazioni arrivate dalla Bce di Christine Lagarde, che ha annunciato l’intenzione di lavorare a quello scudo anti-spread che non aveva invece sfornato la settimana precedente quando, nel giorno della riunione del Consiglio direttivo, si era mostrata indiscutibilmente hawkish, preannunciando una serie di rialzi dei tassi, nell’area euro, senza fornire alcun cuscinetto che potesse ammortizzare il colpo, soprattutto per i BTP.

FABI: dal mattone di Stato un tesoretto di 50 mld euro

“Vale quasi 300 miliardi di euro l’intera galassia del mattone di Stato, ma una buona parte è di fatto abbandonata o scarsamente utilizzata e, invece, potrebbe essere ‘messa a reddito’ – si legge nell’analisi della FABI – Di qui l’idea di costituire, grazie alle banche, fondi immobiliari ad hoc con l’obiettivo di attrarre ingenti risorse private, per poter acquistare, poi, dalle amministrazioni pubbliche una parte consistente del patrimonio edilizio. Tale operazione, secondo una stima prudenziale, potrebbe dirottare nelle casse statali almeno 50 miliardi di euro, un tesoretto corrispondente all’incirca a due ‘leggi finanziarie’: somma che consentirebbe di raddoppiare, per un periodo di 5 anni, la dote finanziaria, pari a 10 miliardi annui, che il governo si appresta a stanziare, nell’ambito della riforma fiscale, per poter ridurre il carico tributario sui redditi fino a 35.000 euro!”.

L’analisi-proposta della FABI – si legge ancora nel testo – “mira a rilanciare e valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico, facendo leva, in particolare, sulle importanti risorse finanziarie private”. “Sui conti correnti delle famiglie italiane – ha ricordato il sindacato – giacciono, senza alcun rendimento, 1.640 miliardi e una percentuale di questi risparmi potrebbe confluire in questi speciali fondi real estate. Si raggiungerebbe un duplice obiettivo: valorizzare il mattone di Stato con vantaggi per le finanze pubbliche e, allo stesso tempo, impiegare i risparmi delle famiglie, oggi infruttiferi, verso un piano di riforma che assicura benefici alla collettività e al Paese. Nel portafoglio immobiliare della pubblica amministrazione, risultano 779.000 proprietà e quasi la metà è riconducibile ai comuni; in cinque regioni (Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna, Veneto e Toscana), è localizzato il 52% del patrimonio edilizio pubblico”.

La FABI ha continuato, facendo riferimento per l’appunto all’idea del numero uno di Intesa SanPaolo, Carlo Messina:

“Grazie alle banche, si potrebbe dare una mano concreta per mettere a reddito il ‘mattone di Stato’ oggi abbandonato. Questa idea è stata lanciata dall’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, e io l’ho subito condivisa. Con tutto quel denaro, il governo potrebbe tagliare il debito pubblico che ha raggiunto i 2.750 miliardi di euro, oppure, ed è l’ipotesi preferibile, avere risorse in più per abbassare le tasse sui lavoratori e i pensionati. Il punto fondamentale è assicurare potere d’acquisto alle famiglie. Devono aumentare gli stipendi e, per prima cosa, è necessario rinnovare tutti i contratti collettivi scaduti, alcuni da molti anni, che interessano 7-8 milioni di lavoratrici e lavoratori. Deve essere tagliato il cuneo fiscale, con vantaggi che possano andare esclusivamente ai lavoratori, riducendo le tasse sugli stipendi cioè l’Irpef. Il beneficio sarebbe generale, perché aumentando il reddito disponibile crescono anche i consumi”.

“Il tema chiave, però – ha commentato il segretario generale della FABI Sileoni – sono le risorse: il governo sta facendo alcuni ragionamenti mettendo a disposizione 10 miliardi di euro che si tradurrebbero, in 70-80 euro in più al mese per chi ha redditi fino a 35.000 euro, grosso modo 800-1.000 euro l’anno in più. Tuttavia, con l’inflazione al 6-7%, il costo della vita aumenterà di oltre 2.000 euro l’anno. Quindi, il vantaggio fiscale sarebbe inferiore alla perdita di potere d’acquisto dei salari che di fatto non aumenterebbero, ma, rispetto alla spesa, diminuirebbero. Il problema non è la volontà del governo, ma le risorse finanziarie per ‘coprire’ interventi economicamente più importanti e con il fondo per il mattone di Stato, privatizzando e valorizzando gli immobili pubblici, si raddoppierebbe la capacità di intervento fiscale sui redditi per cinque anni consecutivi”.

Nel suo intervento a La 7 Sileoni ha parlato anche di rischio recessione e di banche italiane:

“Il rischio recessione nel 2022 è concreto, qualche economista lo sostiene e qualche banchiere lo dice, anche se riservatamente. In ogni caso, le banche italiane sono ben attrezzate per reggere l’urto della crisi economica”. “La recessione – ha continuato Sileoni – sarebbe la conseguenza di vari fattori che si stanno accavallando: l’inflazione, il Pil che non cresce più a causa della guerra, i consumi in calo, i costi energetici che frenano la produzione industriale, il debito pubblico che cresce e potrebbe crescere ancora di più se lo spread (BTP-Bund) continuerà a restare sopra quota 200 punti“. “Aggiungo che la risposta dell’Europa, dell’Unione europea deve essere una sola, compatta, a cominciare dal tema energia, anche se bisogna tener conto delle diverse velocità dei vari paesi membri: l’Europa è ancora oggi l’area economica più ricca del Mondo, questo non dimentichiamolo”.

“Malgrado tutto, malgrado le tensioni fra i partiti e i leader di partito, c’è una certa stabilità di governo. E questo è un argomento fondamentale perché nei prossimi mesi si giocherà tutto sull’economia, sulla situazione difficile di imprese e famiglie, e un conto sarà arrivare alle elezioni politiche del prossimo anno con delle prospettive positive, un altro se saranno negative. L’equilibrio del Paese dipende molto dall’economia e visto che lo scenario economico può peggiorare in autunno, rischiamo elezioni in cui sarà più difficile avere stabilità, che invece è essenziale. L’elemento più importante è la fine della guerra, ma se lì non si cambia la rotta, se non succede qualcosa di importante, la crisi sarà molto severa”.