Notizie Notizie Mondo Equity, L’azionario Europa potrebbe apprezzarsi del 30% nei prossimi tre anni

Equity, L’azionario Europa potrebbe apprezzarsi del 30% nei prossimi tre anni

 

 

 

 

Il mercato azionario ha realizzato ottime performance negli ultimi anni. E, anche se le valutazioni degli asset sembrano essere entrate nel territorio dell’irrazionalità, in Europa c’è ancora spazio per crescere. Secondo Rory Bateman, Head of UK & European Equities di Schroders, gli investitori potrebbero vedere un apprezzamento addirittura del 30% rispetto ai livelli attuali da qui a tre anni.
Ma quali sono i driver di questo profilo di rendimento? “I tassi di interesse e i margini di profitto – risponde Bateman – E negli ultimi mesi la nostra convinzione è cresciuta ulteriormente: il calo del 7% dei mercati rispetto al picco di maggio rappresenta, dal nostro punto di vista, un punto di ingresso”.

 

Tecnologie e inflazione salariale

Alla base di questa ottimistica previsione c’è l’indicatore macro che segnala che l’economia dell’Ue sta attraversando un trend di miglioramento. “Ciò che è cambiato negli ultimi mesi è che il Trump reflation trade (cioè l’aspettativa di politiche volte a stimolare la domanda e di conseguenti rotazioni di portafoglio da parte degli investitori) si è esaurito e che i rendimenti obbligazionari stanno tornando ai livelli precedenti l’elezione di Trump”, dice lo strategist. 

 

Non solo. C’è una crescente accettazione di un fatto sorprendente, e cioè che l’inflazione salariale nel mondo sviluppato non si sta verificando. “La relazione della curva di Philips tra disoccupazione e inflazione si è sgretolata a causa delle tecnologie disruptive che stanno avendo un impatto su diversi settori nel mercato”, dice Bateman. In poche parole, l’inflazione salariale è una determinante chiave dell’inflazione generale, e sin dalla crisi finanziaria globale, le società hanno cambiato atteggiamento nei confronti dell’assunzione di personale da quando esistono alternative tecnologiche.

Bassa inflazione = bassi tassi di interesse

Senza inflazione la Federal Reserve e la BCE non hanno incentivi ad alzare troppo i tassi di interesse. “Innalzare eccessivamente i tassi bloccherebbe soltanto la ripresa economica a cui stiamo assistendo al momento – dice Bateman – Attraverso il declino dei rendimenti obbligazionari, il mercato dei bond ci sta suggerendo che l’inflazione non dovrebbe essere un problema nel futuro più prossimo”. I dati recenti e le previsioni delle Banche Centrali confermano questa visione. E così i tassi dovrebbero normalizzarsi a un livello inferiore rispetto al passato.

Europa ben impostata

Come ricorda lo strategist, esiste una relazione storica tra i tassi di interesse e le valutazioni delle Borse: quando i tassi di interesse diminuiscono, i multipli delle valutazioni aumentano. Se i tassi di interesse dovessero normalizzarsi a un livello inferiore, allora i multipli del mercato dovrebbero essere più elevati. Inoltre l’espansione dei multipli del mercato contribuisce solo per metà al potenziale rialzo del 30% previsto dallo strategist. “Il resto deriva dall’aumento dei margini di profitto che riteniamo dovrebbe portare gli utili per azione (EPS) al di sopra delle attuali aspettative del mercato nei prossimi trimestri”, aggiunge Bateman.

 

Capacità produttiva

 

Un ultimo fattore positivo, secondo lo strategist, è rappresentato dall’impatto sulla profittabilità delle aziende provocato dalla crisi dell’Eurozona, a cui ha fatto seguito un lungo periodo di tempo prima che migliorasse il tasso di impiego della capacità produttiva e diminuisse la disoccupazione. “Riteniamo che si tratti dell’inizio di un processo pluriennale in cui i margini di profitto europei potrebbero raggiungere lo stesso livello degli Stati Uniti“, spiega Bateman. Che conclude: “La leva operativa, mano a mano che la capacità in eccesso dell’economia viene utilizzata, dovrebbe garantire un solido profilo di crescita degli utili per l’Europa nel breve e medio termine”.