Notizie Notizie Italia Tassi BTP e spread in vista di elezioni 25 settembre: le soglie pericolo da attenzionare

Tassi BTP e spread in vista di elezioni 25 settembre: le soglie pericolo da attenzionare

In vista delle imminenti elezioni politiche italiane del 25 settembre Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer di UBS GWM in Italia e Thomas Wacker, CFA, Head CIO Credit, UBS Switzerland AG, analizzano nella nota “Italy: Center right coalition ahead in the run up to the elections” lo scenario macro economico in Europa e in Italia, parlando anche di spread e di tassi sui BTP.

L’attenzione sulla carta italiana continua d’altronde a essere elevata, viste le fiammate delle ultime settimane dei tassi dei BTP, culminate nella giornata ieri in un balzo dei rendimenti decennali oltre la soglia del 4%, al record dallo scorso 15 giugno.

Il boom dei tassi si spiega con le scommesse dei mercati su una Bce costretta a essere più hawkish, al fine di spegnere il fuoco dell’inflazione, che in Eurozona ha toccato un nuovo record, con una impennata del 9,1% ad agosto. Ad accelerare il passo anche l’inflazione in Italia.

Aumentano insomma le aspettative di una Bce ad pronta ad alzare i tassi anche di 75 punti base nella prossima riunione del Consiglio direttivo dell’8 settembre.

A tal proposito, Bloomberg ha riportato che i trader ora stanno scommettendo su un rialzo dei tassi nell’area euro fino a +241 punti base entro il luglio 2023, il doppio rispetto a quanto era atteso appena un mese fa.

Ma veniamo al commento di UBS, che mette in evidenza, affrontando il tema delle elezioni del prossimo 25 settembre, il vantaggio della coalizione di centrodestra: Fratelli di Italia di Giorgia Meloni, Lega di Matteo Salvini, Forza Italia di Silvio Berlusconi, grazie anche all’attuale sistema elettorale.

Ci sono quattro forze che competono nella politica italiana, ricordano da UBS: “la coalizione di centrodestra, il PD, i Cinque Stelle e il Terzo Polo centrista appena formato (frutto dell’alleanza tra Azione di Carlo Calenda e Italia Viva di Matteo Renzi)”.

Il sistema elettorale favorisce le coalizioni maggiori, fattore che attribuisce una maggiore probabilità di vittoria al centrodestra, che dovrebbe di conseguenza “ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento”.

All’interno della coalizione di centrodestra – si legge nel commento – Fratelli di Italia è il partito in testa, e di conseguenza dovrebbe spettare a esso il compito di formare un nuovo governo (fermo restando – avvertono da UBS – che è il presidente della Repubblica (Sergio Mattarella) che assegna il mandato al presidente del Consiglio candidato, esercitando una grande influenza sulla nomina di ministri chiave, come quello dell’Economia)”.

Pur riconoscendo il vantaggio del centrodestra, Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer di UBS GWM in Italia, sottolinea che non può essere escluso del tutto lo scenario in cui nessuna coalizione incassi voti sufficienti per formare un governo, e dunque la possibilità che si formi un governo di minoranza con un sostegno esterno, oppure un governo di tecnocrati. E questo perchè i voti dipendendono “dalla popolarità dei candidati locali”.

In ogni caso, “nell’ultimo mese ci sono stati movimenti significativi negli esiti dei sondaggi: hanno guadagnato consensi i 5 Stelle, il Centro Polo e Fratelli di Italia, mentre hanno perso terreno la Lega e il Partito democratico“.

Detto questo, UBS segnala che il “nuovo Parlamento sarà molto diverso rispetto a quello attuale: conterà 1/3 dei parlamentari in meno, come risultato della riforma approvata nel 2020. I 5 Stelle, che si erano confermati il primo partito nelle elezioni del 2018, ora si posizionano al quarto posto negli ultimi sondaggi, mentre la coalizione di centrodestra presenta un equilibrio differente, visto che in testa è Fratelli di Italia, davanti alla Lega. Altri partiti di centro hanno unito inoltre le loro forze, formando un nuovo blocco (il cosiddetto Terzo Polo), mentre il Partito democratico ha finito per siglare un numero di alleanze inferiore a quello del voto precedente”.

Ancora più importante è il fatto che in questa campagna elettorale l’euroscetticismo è un tema assente, in forte contrasto rispetto al passato. E questo riflette il cambiamento dell’opinione pubblica, che ora sostiene in modo forte la moneta unica e l’Ue più integrata”.

Il Chief Investment Officer di UBS GWM ricorda che il “nuovo Parlamento si riunirà per la prima volta il prossimo 13 ottobre” e che, “in passato, ci sono voluti tra uno e tre mesi per formare un nuovo governo. Il governo in carica presenterà le nuove stime entro la fine di settembre e il nuovo governo dovrebbe presentare la legge di bilancio alla Commissione europea entro la fine dell’anno”.

A tal proposito, allo stato attuale, UBS scrive che “niente di particolarmente allarmante traspare nei manifesti economici” delle diverse forze politiche.

Con l’inflazione che morde e i prezzi energetici che testano nuovi massimi, i manifesti di tutti i partiti propongono strumenti per alleviare le pressioni sulle famiglie e sulle aziende, fattore che comporterà una qualche forma di politica fiscale espansiva”.

Tuttavia, Ramenghi non crede che esista il rischio che vengano adottati stimoli fiscali eccessivi, e questo per le dichiarazioni dei leader politici, sebbene, c’è da dire, “alcuni programmi presentino pochi dettagli”.

“I fattori chiave a cui i mercati presteranno attenzione nella prossima legge di bilancio saranno il ritmo delle riforme per liberalizzare l’economia e la capacità di fare pieno uso delle risorse del Recovery Fund”, ovvero l’attuazione nei tempi previsti degli obiettivi incisi nel PNRR del governo Draghi.

Cosa fare in questo contesto con i BTP?

La view di UBS non è negativa sulla carta italiana, nonostante i vari alert attinenti alle mosse degli hedge fund o alla cautela espressa da altre società che guardano al mercato dei titoli di stato del made in Italy.

Intravediamo al momento valore per gli investitori buy-and-hold di bond italiani a breve e medio termine”, scrive Matteo Ramenghi. Si tratta infatti di bond “che offrono rendimenti compresi tra il 2,2% e il 3%, e che emergono bene da un paragone con i corporate bond con rating investment grade”.

Diversamente, “alla luce della continua elevata volatilità sia dei tassi di interesse che dei premi sul rischio (dunque degli spread), riteniamo che i bond italiani con scadenza più lunga non offrano ancora livelli di entrata appetibili”.

Questo il ragionamento applicato ai BTP e allo spread BTP-Bund:

Alla luce della svolta della Bce di politica monetaria, inclusa la fine degli acquisti netti di bond e il forte aumento dei tassi di interesse, i premi sul rischio per i bond italiani hanno più che raddoppiato il loro valore dai minimi testati durante la pandemia. A seguito di questo forte aumento, che ha interessato anche i bond di altri paesi come Spagna, Grecia e Portogallo” UBS ricorda che la Bce ha comunque confermato la politica dei reinvestimenti introducendo anche quello che in Italia è stato più volte definito scudo anti-spread.

Lo scorso scorso 21 luglio, proprio nel giorno delle dimissioni del presidente del Consiglio Mario Draghi, in un’Italia scossa dalla crisi di governo, la Bce di Christine Lagarde ha annunciato il tanto atteso scudo anti-frammentazione dell’area euro, noto in Italia come scudo anti-spread o salva BTP. Lo scudo è stato battezzato TPI (Transmission Protection Instrument)”.

A tal proposito UBS specifica che il TPI “può essere utilizzato per frenare distorsioni significative di mercato”.

Nello specifico, “crediamo che il TPI verrà utilizzato solo nel momento in cui gli spread si attesteranno a livelli molto superiori ai livelli attuali, e a condizione del pieno rispetto delle regole di bilancio dell’Unione europea”.  Considerando il valore attuale dello spread BTP-Bund, che a 10 anni “viaggia attorno ai 230 punti base e a 5 anni a 180 punti base”, il team di Matteo Ramenghi sottolinea che “gli investitori sono tutelati dal rischio legato all’elevato peso del debito pubblico dell’Italia e di episodi ripetuti di incertezza politica (leggi caduta del governo di turno) in modo giusto”.

Ma qual è l’outlook in vista delle elezioni politiche del prossimo 25 settembre?

Nel nostro scenario di base per l’Europa, che prevede una recessione solo lieve e un  ritorno dopo le elezioni italiane alla stabilità politica, i premi sul rischio (spread) dovrebbero continuare a essere scambiati attorno ai livelli attuali, in un range probabile compreso tra 200 e 250 punti base per quanto riguarda i BTP a 10 anni. In caso di una recessione più profonda in Europa, e da una conseguente ulteriore pressione sui conti, o nel caso di una incertezza politica prolungata (in Italia) a seguito delle elezioni, i premi sul rischio potrebbero superare quota 300 punti base. Non crediamo tuttavia che la Bce attiverà il suo TPI (scudo anti-spread), a meno che i tassi di breve termine non salgano ai livelli di stress. Al momento i tassi dei BTP a 2 anni sono superiori rispetto a quelli tedeschi di 100 punti base (ovvero al 2,2%), e noi crediamo che la Bce probabilmente si preoccuperà al punto tale da reagire se lo spread (a 2 anni) dovesse salire tra i 200 e i 250 punti base. In uno scenario benigno in cui l’Europa riuscisse invece a evitare una crisi energetica e un nuovo governo italiano mostrasse l’impegno al consolidamento fiscale, lo spread potrebbe scendere di nuovo sotto la soglia di 200 punti base”.