Notizie Dati Macroeconomici Stati Uniti: primo segno meno in 7 anni per le payrolls (ma il tasso di disoccupazione è ai minimi dal 2000)

Stati Uniti: primo segno meno in 7 anni per le payrolls (ma il tasso di disoccupazione è ai minimi dal 2000)

Indicazioni contrastanti dal mercato del lavoro della prima economia. Causa il passaggio degli uragani, il saldo delle buste paga nei settori non agricoli, le c.d. non-farm payrolls, a settembre ha fatto registrare la prima contrazione in sette anni. Stimato a 90 mila unità, poco più della metà rispetto al dato medio mensile registrato sin qui da inizio anno, il saldo delle payrolls il mese scorso è risultato negativo per 33 mila unità. Rivisti i dati relativi luglio e agosto: il primo passa da 189 a 138 mila mentre il secondo da 156 a 169 mila.

Meglio del previsto invece il tasso di disoccupazione che, visto stabile al 4,4%, è sceso ai minimi dal dicembre del 2000 al 4,2%. Sotto la soglia del 5% diventa particolarmente importante l’andamento dell’aggregato U-6, che al tasso “classico” aggiunge i lavori scoraggiati, marginali e chi lavora a tempo parziale ma vorrebbe essere impiegato full-time. Al 9,7% a settembre 2016, l’U-6 il mese scorso è passato dall’8,6 all’8,3 per cento, il livello minore dal giugno del 2007.

Attenzione particolare, causa le strette implicazioni con la dinamica dei prezzi, è rivolta ai dati relativi l’andamento delle retribuzioni, salite di mezzo punto percentuale rispetto al dato precedente (+20 punti base rispetto al consenso). Su base annua il dato passa dal 2,7 al 2,9 per cento (in genere, in questa fase del ciclo economico, le retribuzioni salgono del 3-4 per cento annuo).

Anche in questo caso, ci potrebbe essere lo zampino di Harvey e Irma. “Le retribuzioni orarie hanno fatto segnare un forte incremento, probabilmente perché le persone che hanno abbandonato il posto di lavoro sono pagate meno della media”, segnala Ian Shepherdson, economista di Pantheon Macroeconomics.

Nel complesso, si tratta di dati che non cambiano lo scenario in chiave-Fed. L’economia statunitense cresce a livelli che non si vedevano da due anni,  gli indici ISM si attestano rispettivamente ai massimi da 13 (manifatturiero) e 12 anni (servizi) e la prossima lettura dell’inflazione è stimata al 2,1% (+1,8% per il dato “core”).

Inoltre, rileva James Knightley di ING, “motivazioni per tassi di interesse più elevati sono state elencate da Janet Yellen, secondo cui una politica monetaria ‘ostinatamente espansiva’ potrebbe avere ‘implicazioni negative per la stabilità finanziaria’ e alcuni asset presentano valutazioni ‘elevate’ “. Stando al CME Watch Tool, la Banca centrale, con una probabilità di oltre il 90%, varerà una nuova stretta nel meeting in calendario a metà dicembre.