Notizie Notizie Mondo Outlook, “Non c’è spazio per le teorie ribassiste nel 2018”

Outlook, “Non c’è spazio per le teorie ribassiste nel 2018”

11 Gennaio 2018 11:58

 
 

 

La serie apparentemente inarrestabile di rally dei mercati azionari – l’indice S&P500 ha raggiunto tre giorni fa l’ennesimo record storico da inizio dell’anno, mentre il Nasdaq ha messo a segno 70 nuovi massimi superando il record di 61 che risaliva al 1999 – sta alimentando i timori degli investitori di una correzione all’orizzonte, timore supportato dall’esperienza del 1999, quando al rialzo fece seguito un crollo significativo delle Borse.
Non solo. Un recente Financial Stability Review pubblicato dalla Banca Centrale Europea ha emanato un allerta sulla valutazione elevata del mercato azionario USA, avvertendo che una correzione negli Stati Uniti rappresenterebbe un rischio anche per i mercati europei, che sono molto più a buon mercato.

Ma – si domanda  Lukas Daalder, Chief Investment Officer di Robeco Investment Solutions – tutto questo riuscirebbe a innescare un mercato ribassista? “Prevedere una correzione – risponde lo strategist – è più difficile di quanto sembri, soprattutto perché gli esperti non riescono neanche a concordare su una definizione comune di mercato ribassista”.
 
La teoria ribassista…

 

Ricorrere alla definizione, “una correzione del 20% rispetto al picco precedente” sembra semplice, ma – come sottolinea lo strategist – solleva diversi interrogativi. “Interpretato in modo restrittivo, questo significa che l’indice Nikkei si trova in un mercato ribassista da oltre 27 anni – afferma Daalder – Sebbene nessuno possa affermare che il Nikkei sia stato un investimento straordinario, non farebbe giustizia ai sei ribassi di oltre il 20% registrati dall’indice dal 1990”.
Un’altra considerazione, secondo Daalder, può essere l’inflazione: l’indice Bovespa brasiliano è aumentato oltre il 1.000% nel 1994, mentre l’inflazione arrivava al 5.000%, e molti investitori lo descriverebbero come un mercato ribassista.

Osservando poi la Top10 dei periodi di volatilità ai minimi storici, solamente una volta (precisamente nel 1895) precedette un mercato ribassista: negli altri nove casi non si è registrata alcuna correzione dei mercati.

Nel complesso, una volatilità ai minimi storici non è affatto un segnale precursore affidabile per individuare un mercato ribassista”, commenta Daalder.
 
… può attendere

 

Conclusione? “Non riteniamo che l’analisi combinata di valutazioni e volatilità offra un particolare apporto predittivo”, dicelo strategist. Che aggiunge: “Naturalmente, conveniamo con la BCE che la valutazione corrente delle azioni statunitensi sia fonte di preoccupazione, ma se questo significa che stiamo andando verso una correzione imminente deve ancora essere visto”.
Secondo Daalder quindi, il rally attuale è stato trainato soprattutto dal momentum e dalla liquidità, e fino ad ora non vi sono segnali che questa situazione si stia esaurendo. Secondo le molteplici previsioni pubblicate dalle principali banche e istituti finanziari, il tema centrale è quello di un cauto ottimismo, con una chiara enfasi sulla componente della cautela. “Continuiamo quindi ad avere una sovresposizione verso l’azionario, ma con l’adozione di un rigoroso meccanismo di stop-loss”, conclude Daalder.