Notizie Notizie Mondo Oro, Partenza sprint nel 2018. Ma la stabilizzazione è dietro l’angolo

Oro, Partenza sprint nel 2018. Ma la stabilizzazione è dietro l’angolo

10 Gennaio 2018 12:56

 
 
L’oro ha salutato il nuovo anno con i fuochi d’artificio, toccando i massimi da metà settembre 2017, alimentato da una serie di fattori: le ormai note tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Corea del Nord, il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele da parte degli Stati Uniti e, in ultimo, la crisi politica ed economica in Iran.

Questi eventi hanno spinto gli investitori a cercare sicurezza nell’oro, anche se il suo status di copertura contro le turbolenze geopolitiche non si è rivelato molto affidabile negli ultimi tempi”, è il commento di Névine Pollini, Senior Commodity Analyst di Union Bancaire Privée (UBP). Che però aggiunge: “In ogni caso l’oro rimane il bene rifugio più sicuro se una di queste situazioni dovesse dar luogo a una crisi vera e propria”.

Secondo lo strategist però sono il recente calo del dollaro ai minimi in tre mesi e l’appiattimento della curva dei rendimenti i veri motori dell’attuale rally del metallo giallo. 

 

La parabola dorata

 

Come spiega lo strategsit, stranamente l’oro ha iniziato la scalata a metà dicembre, appena dopo il terzo rialzo dei tassi d’interesse del 2017 da parte della Federal Reserve, mentre il rendimento dei titoli di Stato decennali Usa provava ad avvicinarsi a quota 2,5 per cento, a indicare, “una crescita economica globale continua e sincronizzata, ma anche che il disegno di legge sulla riforma fiscale da poco approvato poteva dare nei prossimi anni un ulteriore slancio all’economia e all’inflazione americana”.

I rendimenti più elevati, aggiunge Pollini, sono stati sostenuti anche dalla prospettiva di un aumento del debito per finanziare la riforma fiscale che, secondo il Congressional Budget Office, incrementerebbe il rapporto disavanzo/Pil dal 3,5% nel 2018 al 5,5% nel 2020.
 
Le manovre della Fed…

 

Le “minute” della riunione del 12-13 dicembre del FOMC hanno confermato che la maggior parte dei membri del Comitato rimane ottimista sull’andamento dell’economia statunitense e mantiene, “un approccio graduale per alzare gli obiettivi di riferimento”. Nel 2018, la Fed dovrebbe quindi continuare a ridurre il proprio bilancio e procedere con tre rialzi dei tassi, come attualmente previsto dal dot plot. 
Tuttavia, alcuni membri del FOMC hanno espresso preoccupazione per i rischi legati a un ritmo più rapido di rialzo dei tassi d’interesse, tra cui per esempio, “la possibilità che le pressioni inflazionistiche crescano eccessivamente se la produzione aumentasse ben oltre il massimo livello sostenibile“. Come spiega Pollini, ciò potrebbe avvenire a seguito di stimoli fiscali (il piano di riforma dovrebbe infatti incoraggiare consumi e investimenti), o essere reso più probabile dalle condizioni favorevoli ancora predominanti sui mercati finanziari.
 
… e le ricadute sul metallo giallo

 

Per tutti questi motivi manteniamo un atteggiamento molto cauto nei confronti dell’oro, visto che riteniamo che il suo andamento verrà trainato soprattutto dal ciclo di irrigidimento della Fed e dal suo conseguente impatto sul dollaro”, è il commento di Pollini.

Ultimamente, spiega ancora lo strategist, le tensioni geopolitiche e l’andamento incerto delle cripto-valute, a cui si sono aggiunti i tradizionali acquisti in Cina prima del Capodanno lunare, hanno sostenuto l’oro come bene rifugio. “Nel più lungo termine, tuttavia, siamo convinti che l’oro si stabilizzerà in una fascia compresa tra 1.100 e 1.350 dollari, con un rialzo limitato nei prossimi anni”, conclude Pollini.