Notizie Notizie Italia Mps: tutte le condizioni e tutti i ‘No’ imposti dall’Ue per proroga presenza Stato

Mps: tutte le condizioni e tutti i ‘No’ imposti dall’Ue per proroga presenza Stato

Che la Commissione Ue avesse dato il via libera alla permanenza del Tesoro nel capitale di Mps apponendo precise condizioni, era qualcosa che i mercati avevano messo in conto da parecchio. Il Tesoro-Mef, o anche più genericamente lo Stato, non è riuscito infatti a riconsegnare il Monte dei Paschi di Siena in mani private entro i tempi stabiliti con l’accordo siglato nel 2017, con Bruxelles, sulla ricapitalizzazione precauzionale della banca. Accordo che ha reso il Tesoro maggiore azionista dell’istituzione.

Il sì della Commissione europea a una ulteriore presenza dello Stato in Mps era arrivato all’inizio di agosto di quest’anno: lo stesso Mef comunicava la decisione di Bruxelles, comunicando in una nota, oltre all’ok alla proroga, la revisione degli impegni dell’Italia.

Veniva precisato che i contenuti della decisione sarebbero stati resi pubblici dalla Commissione europea nelle settimane successive, come da prassi nelle decisioni in materia di aiuti di stato. Gli impegni, sottolineava il Tesoro, erano coerenti con gli obiettivi del piano industriale recentemente approvato dalla banca”.

Equita SIM anticipava alcuni degli impegni rivisti: La Commissione Europea ha approvato una serie di misure compensative proposte dal Mef , tra cui ‘cessioni e dismissioni, ulteriori chiusure di filiali e il mantenimento dell’obbligo di rispettare alcune limitazioni sulle modalità di conduzione dell’attività bancaria” approvate da Bruxelles.

Nella serata di ieri Mps ha pubblicato una nota relativa della decisione Ue sulla revisione degli impegni: tra i punti cruciali che fanno parte dei nuovi impegni assunti dall’Italia a fronte della permanenza dello Stato nel capitale di Mps, si mettono in evidenza importanti divieti: il divieto di fare acquisizioni, il divieto di erogare dividendi, il divieto di fare pubblicità attingendo agli aiuti di Stato.

Ci sono anche ferme disposizioni che Mps dovrà osservare: come la disposizione sul NPL ratio, ovvero sul ratio dei crediti deteriorati, che non dovrà andare oltre il 4%, anche se è prevista una certa flessibilità legata alle condizioni di mercato.

Mps, dovrà procedere, anche, alla vendita di immobili per 100 milioni di euro e di una serie di partecipazioni azionarie, tra cui le quote che detiene in Bankitalia. Così come dovrà ridurre il portafoglio leasing, chiudere la filiale di Shanghai entro il 2024 e della controllata francese Mp Banque.

Ci sono poi determinati parametri da rispettare:

“entro la fine del 2024, il personale della banca e il numero delle filiali dovrà essere stato ridotto rispettivamente a 17.634 e a 1.258 unità; i costi operativi dovranno raggiungere quota 1,872 miliardi, con il ratio cost-to-income che dovrà raggiungere il 60% (o un livello ancpoiù alto a seconda dell’evoluzione del mercato), con margini di tolleranza e target a interim”, si legge nel Tornando al divieto di fare acquisizioni e a quello di distribuire i dividendi, questi non vengono applicati a meno che Mps non disponga di 50-100 punti base di cuscinetti di capitale (buffer) sui minimi patrimoniali stabiliti dalla Bce.

Negli appunti del documento dell’Ue viene ricordato che la banca non ha venduto la partecipazione detenuta in Bankitalia, che ha un valore pari a circa 190 milioni di euro, così come non ha venduto le sue partecipazioni in MPS Tenimenti Poggio Bonelli e Chigi Saracini S.p.A. e in Immobiliare Novoli S.p.A”.

Il titolo Mps oggi viaggia in controtendenza rispetto a Piazza Affari.

Il trend del titolo non ha però niente a che vedere con quello della scorsa settimana, quando per quasi due sedute le azioni del Monte dei Paschi non sono riuscite neanche a fare prezzo, segnando cali teorici fino a -34%, a seguito dell’operazione di raggruppamento delle azioni, in vista del tanto atteso aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro. Il titolo era stato colpito successivamente da forti sell off.

Aumento di capitale che, si vocifera sempre più spesso, sarebbe destinato a slittare al 17 ottobre, rispetto alla data inizialmente programmata del 10 ottobre.

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Qualche giorno fa un articolo di Reuters ha riportato l’indiscrezione secondo cui il partner industriale di Mps, Axa, stando a quanto appreso da due fonti vicine al dossier, starebbe considerando l’opzione di partecipare alla ricapitalizzazione del Monte di Stato con un contributo di almeno 100 milioni di euro.

Sia Axa che Anima Holding sono in trattative con il ceo di Mps, Luigi Lovaglio, a caccia di iniezioni da parte dei due partner commerciali per raccogliere, secondo altre indiscrezioni, fino a 400 milioni di euro.

Sullo sfondo permangono i timori degli investitori sulla capacità del Monte di Stato di raccogliere 2,5 miliardi di mezzi freschi, di cui 900 milioni sotto forma di capitali privati: 1,6 miliardi di euro dovrebbero infatti essere già blindati, assicurati dall’azionista di maggioranza, ovvero dal Tesoro.

Rastrellare quasi 1 miliardo di euro dai privati non è impresa certo semplice, in un momento in cui sui mercati il diktat è sell, da Wall Street a Piazza Affari. Lo sanno bene le banche del consorzio di garanzia che, fino a qualche giorno fa, non avevano rilevato alcun interesse concreto sul mercato.