Notizie Notizie Italia Mercati, Euro forte e Italia in recupero sono le vere sorprese del 2017

Mercati, Euro forte e Italia in recupero sono le vere sorprese del 2017

 

 

 

Le principali sorprese del 2017? Secondo Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer UBS WM Italy, sono il recupero dell’euro contro tutte le principali valute, in particolare il dollaro, e la Borsa italiana, che ha registrato la migliore performance nell’Eurozona. “Si tratta – dice Ramenghi – di temi strettamente collegati tra loro in un delicato equilibrio: da una parte la forza dell’euro può rappresentare un freno alle esportazioni italiane, dall’altra l’Italia è la terza economia nell’Eurozona e la sua salute (sia economica che politica) influisce sull’interesse degli investitori nella moneta unica”.

 

La linea Maginot del dollaro

 

Dall’inizio dell’anno, l’euro ha recuperato oltre il 12% nei confronti del dollaro. “Il dollaro, a nostro avviso, stava rivestendo due ruoli tra loro incompatibili: bene rifugio per gli investitori che temevano le elezioni francesi e valuta più speculativa per i fondi che volevano scommettere sulla Borsa americana a leva, indebitandosi in euro o yen per beneficiare di tassi più bassi”, spiega Ramenghi. Che aggiunge: “Inoltre il cambio eurodollaro era troppo basso rispetto al suo valore teorico”. E ora? “Per il momento rimaniamo neutrali – dice lo strategist – Ci sembra che la Bce non gradisca un cambio euro-dollaro superiore a 1.20 e, se si dovesse andare oltre questa soglia, potrebbe continuare più a lungo la sua politica monetaria espansiva per mitigare il cambio. Inoltre, la Federal Reserve potrebbe alzare i tassi nuovamente prima della fine dell’anno dando sostegno al dollaro”.

 

Il fattore Pil

 

Quanto alla Borsa italiana, tre sarebbero i fattori principali che l’hanno portata a segnare la migliore performance dell’Eurozona da inizio anno e che potrebbero sostenerla ancora. Il primo fattore sono i dati economici positivi. Il Pil italiano è cresciuto dello 0,4% nel secondo trimestre, portando il tasso annuale all’1,5%, il più alto degli ultimi sei anni. La crescita dovrebbe continuare nei prossimi trimestri, ma decelerando per via della forza dell’euro e, nel 2018, di una finanziaria restrittiva. “Un rilancio degli investimenti fissi lordi, una voce del Pil che non si è mai ripresa dall’inizio della crisi, potrebbe rappresentare un ulteriore motore di crescita, ma è difficilmente ipotizzabile in un contesto di incertezza politica”, dice Ramenghi.

 

Il fattore banche

 

Altrettanto importanti, secondo lo strategist, sono state le ricapitalizzazioni delle banche italiane in difficoltà. Per i gruppi più rilevanti sono state eseguite sui mercati, per gli istituti in crisi tramite il doloroso coinvolgimento degli obbligazionisti subordinati e con l’intervento dello Stato. “Un importante rischio sistemico è comunque venuto meno, contribuendo al ritorno degli investitori internazionali sul mercato italiano”, spiega Ramenghi.

 

Il fattore politico

 

Il terzo fattore, infine, è la politica. Nel corso dell’estate non si sono registrate grandi variazioni nei sondaggi sulla base dei quali, con le attuali regole, difficilmente sarebbe realizzabile una duratura coalizione di governo. Lo spettro dell’ingovernabilità non è quindi ancora rimosso, ma si sono abbassati notevolmente i toni nei confronti dell’euro: “I movimenti politici che spingevano per un referendum (che non è contemplato dalla Costituzione) sembrano essersi ricreduti sulla possibilità di uscire dalla moneta unica. Nel complesso, si tratta di buone notizie”, conclude Ramenghi.