Notizie Valute e materie prime Materie prime in picchiata su timori recessivi, il prezzo del rame è la conferma

Materie prime in picchiata su timori recessivi, il prezzo del rame è la conferma

Nel corso delle ultime settimane il prezzo delle materie prime ha perso parecchio terreno e questo a causa dei diffusi timori di una prossima recessione economia sia in America che in Europa. Non si arresta infatti la crescita dell’inflazione e questo sta costringendo le banche centrali a procedere con politiche monetarie sempre più restrittive.

Solo da metà giungo abbiamo assistito ad un vero e proprio esodo degli operatori dal mercato delle materie prime con il Bloomberg Commodity Index che ha perso in poco più di un mese oltre i 18% e con il bilancio da inizio anno che si trova in ribasso 13,8%.
Come sottolinea Ole Hansen, Head of Commodity Strategy di BG SAXO, nell’ultimo periodo gli hedge fund sono arrivati a detenere solo 956.000 lotti al rialzo sulle materie prime, sui minimi da due anni, con una riduzione del 57% dal recente picco di febbraio-marzo. Inoltre, i cali sono stati intensificati dall’apertura di nuove vendite allo scoperto con i trader che hanno shortato indistintamente tutte i comparti dall’energia ai metalli preziosi e industriali. Dall’analisi emerge che le maggiori riduzioni degli acquisti si sono osservate sul petrolio greggio, sull’oro, sulla soia, sul mais e sullo zucchero.

Energia

Il Brent dai 123 $ al barile di metà giugno, il brent è calato bruscamente e al momento si trova a quota 98 $ al barile con una riduzione che nell’ultimo mese si attesta al -19%. I motivi del recente calo si possono attribuire al fatto che il rischio di recessione spinge gli industriali a ridurre la domanda, oltre al fatto che la politica zero-covid della Cina ha posticipato ulteriormente la ripresa economica del più grande consumatore mondiale di materie prime e più grande importatore di petrolio greggio.

Come evidenzia il rapporto di BG Saxo gli speculatori hanno ridotto del 22% le posizioni rialziste sul petrolio greggio che al momento si trovano sul minimo degli ultimi 26 mesi. Questa forte riduzione dovuta alla liquidazione delle posizioni rialziste, ma anche all’apertura di nuove vendite allo scoperto, ha portato molta volatilità sul mercato petrolifero, con pesanti perdite per Wti e Brent.

Metalli

L’oro nell’ultimo mese ha perso l’8,32% e la sua domanda, sia da parte degli hedge fund che dagli investitori privati, ha subito un’altra riduzione negli ultimi giorni e questo ha attratto nuove vendite allo scoperto.

Nel complesso, gli speculatori hanno tagliato le posizioni rialziste sull’oro del 43% a 27.000 lotti, un livello ai minimi degli ultimi tre anni. Nel frattempo, l’argento solo nell’ultimo mese ha perso il 16,75% e anche in questo caso le posizioni ribassiste hanno raggiunto il livello massimo negli ultimi tre anni a quota 8.000 lotti. Inoltre, bisogna considerare che il recente crollo del prezzo dell’argento ha trascinato con sé tutto il settore dei metalli industriali con il prezzo dell’acciaio statunitense che ha perso oltre il 36%, mentre il ferro è diminuito del 19%.

 

 

Rame e recessione

Il prezzo del rame nell’ultimo mese ha perso oltre il 23% (-35% dai massimi raggiunti ai primi di marzo), e nel corso delle ultime sedute è sceso per la prima volta dal 2020 sotto il livello dei 7.000 $ alla tonnellata. Il recente crollo è da attribuire ai crescenti timori di una recessione mondiale; e questo ha ridotto fortemente le prospettive della domanda del metallo rosso, che a causa delle sue proprietà chimico-fisiche, è utilizzato in tutte le filiere produttive dalla produzione di automobili, alla costruzione di case e smartphone.

Non solo, ad aumentare le preoccupazioni sul prezzo del rame si aggiunge anche il timore che la Cina non si riprenderà tanto facilmente dai lockdown anti-covid, e il paese del dragone consuma quasi la metà della produzione mondiale di rame. A riguardo Goldman Sachs prevede che nei prossimi tre mesi il prezzo del rame venga scambiato a 6.700 $ alla tonnellata, con un downgrade del 22% rispetto al precedente outlook. In tal senso, il continuo rafforzamento del dollaro americano è un vento contrario per il prezzo del rame e questo fin tanto che non si placheranno i rischi macroeconomici. Tutto ciò sta avendo delle pesanti ripercussioni per le società minerarie e ad esempio, Freeport-McMoRan, uno dei più grossi estrattori di rame, da inizio anno si trova in calo del 40%.

Qui per l’approfondimento sul rame

 

Agricoltura

Da metà giugno l’indice Bloomberg Grains si trova in ribasso del 18% e dagli 800.000 lotti di posizioni rialziste di inizio aprile, dopo una forte liquidazione, sono al momento a quota 391.000 lotti di posizioni al rialzo, con una riduzione del 52% e sui minimi degli ultimi otto mesi. Il mais ha subito il maggior numero di vendite, seguito da soia e grano. Nell’ultimo mese guida i ribassi il prezzo del cotone con una perdita del 35%, seguito dall’olio di palma (-34,8%) e dal grano (-27%). Tra le soft commodities le posizioni rialziste dello zucchero sono state le più penalizzate raggiungendo il minimo degli ultimi due anni a 43.000 lotti, con un calo dell’82% dal picco di aprile. Al contrario, il caffè è riuscito ad andare in controtendenza con un piccolo aumento dei prezzi che ha sostenuto una piccola quantità di acquisti netti.