Notizie Notizie Italia Inflazione erode meno i redditi grazie a interventi governo: le stime di Bankitalia

Inflazione erode meno i redditi grazie a interventi governo: le stime di Bankitalia

Non rallenta la morsa dell’inflazione in Italia e dopo aver toccato a giugno l’8% resterà alta anche nella seconda metà del 2022. Così Bankitalia nel consueto Bollettino economico in cui rivela che la conseguente erosione del potere d’acquisto delle famiglie è stata mitigata da una serie di misure introdotte dal governo.

Gli effetti delle misure del governo sulle famiglie

Nel dettaglio la riduzione delle tariffe, il bonus sociale per le utenze elettriche e del gas e il taglio temporaneo delle accise sui carburanti hanno un effetto diretto sull’indice dei prezzi e, calcola via Nazionale, si può stimare che complessivamente riducano il tasso di inflazione per circa 2 punti percentuali nel secondo e nel terzo trimestre e per circa 1,5 punti nella media del 2022. Il bonus una tantum di 200 euro, previsto dal DL 50/2022, intende invece sostenere il reddito disponibile delle famiglie per aumentarne la capacità di fare fronte ai rincari.

Tuttavia, continua l’istituto guidato da Ignazio Visco, l’impatto dello shock inflazionistico e quello delle misure adottate dal Governo per contrastarlo non sono omogenei tra le famiglie. Nel dettaglio, l’inflazione attesa oggi per il 2022 mostra un’elevata eterogeneità per quinti di reddito disponibile equivalente.

Per il quinto di reddito più basso è mediamente più alta che per i quinti superiori, con una dispersione più ampia intorno alle rispettive medie: i beni i cui prezzi stanno salendo più rapidamente (energetici e alimentari) hanno infatti una maggiore rilevanza nel paniere dei nuclei meno abbienti. Bankitalia rivela inoltre che la diversa composizione del paniere e la maggiore propensione al consumo delle fasce di popolazione meno abbienti fanno sì che l’incidenza dello shock inflazionistico risulti più alta per le famiglie con reddito più basso.

Senza le misure del Governo, i rincari avrebbero assorbito oltre il 20% del reddito disponibile per i nuclei nel primo quinto e circa il 6% per quelli nell’ultimo quinto; tenendo conto dei provvedimenti governativi, l’effetto scende a circa il 12% per i primi e a quasi il 5% per i secondi.