Notizie Notizie Mondo India da record e il superciclo è solo a metà, le riforme economiche alimentano il grande rally

India da record e il superciclo è solo a metà, le riforme economiche alimentano il grande rally

Flussi record sull’azionario indiano. Ad agosto i mutual funds azionari indiani hanno attirato flussi per 3,9 miliardi di dollari (4,1 mld considerando anche gli ETF), livelli mai visti prima. E non si tratta di un evento isolato visto che sono saliti a quota 17 i mesi consecutivi di flussi positivi sull’equity indiano.

Da inizio anno l’indice Sensex 30 ha messo a segno un balzo di quasi il 20% e viaggia attualmente non lontano dai massimi assoluti toccati a inizio agosto.

Crescita rallenta, ma momentum rimane positivo

L’ottimismo sull’india è frutto di un forte ottimismo circa le prospettive economiche nonostante il rallentamento della crescita nel secondo trimestre (+5,7% annuo), ai minimi degli ultimi tre anni. Morgan Stanley ritiene che il momentum dell’economia del subcontinente indiano rimanga positivo con l’anno fiscale che dovrebbe chiudersi con un sostenuto +6,7%.

Ridham Desai, responsabile della ricerca sul segmento azionario indiano presso Morgan Stanley, ritiene che il mercato indiano potrebbe triplicare nei prossimi cinque anni ritenendo che l’India sia a metà di un superciclo di liquidità domestica.

La view ottimista di Morgan Stanley trova concordi diversi analisti. “L’espansione degli utili e gli afflussi azionari del Paese saranno spinti al rialzo dai cambiamenti sostanziali in atto nell’economia”, rimarca Gaurav Sinha, Asset Allocation Strategist di WisdomTree.

Negli ultimi anni, il governo Modi ha spinto per la modernizzazione dell’economia indiana con provvedimenti quali la riforma della tassazione indiretta: la Goods and Services Tax (GST). “Il frammentario regime fiscale federale assoggettava in precedenza le aziende indiane a una serie infinita di balzelli per il trasporto delle merci da Stato a Stato. Ciò comportava gravi inefficienze e incoraggiava l’evasione fiscale”, argomenta Gaurav Sinha.

Il 1° luglio l’India ha unificato i 29 Stati e i 7 territori della Confederazione indiana ed è entrata in vigore la GST. In parole semplici, si tratta dell’unificazione di un regime fiscale e dell’imposta sui beni e i servizi sotto due tetti: statale e centrale. “Ciò comporta una semplificazione della politica fiscale – continua l’esperto di Wisdomtree – che contribuirà a ridurre l’evasione e a uniformare il Paese sotto un unico sistema fiscale. L’attività indiana potrà espandersi tra l’1% e il 2% grazie alla maggiore efficienza del sistema”.

L’India sta inoltre per completare un sistema biometrico digitale basato sulla scannerizzazione della retina e la rilevazione delle impronte digitali chiamato Aadhaar. Dall’apertura di un conto corrente alla dichiarazione dei redditi, questo sistema d’identificazione unico sarà necessario per ogni cosa. Per un Paese di oltre 1,2 miliardi di persone ciò implica per i prossimi anni un’infinità di dati reali per gli algoritmi di machine learning. L’India diventerà una miniera d’oro per gli analisti. “L’incentivo alla digitalizzazione nell’ambito della governance bancaria comporta pratiche più trasparenti sia nel settore pubblico sia nel privato”, sottolinea Sinha.

Le riforme del settore finanziario
Negli ultimi mesi il Governo ha implementato anche una serie di riforme del settore finanziario, introducendo un codice che favorisce lo smaltimento dei crediti inesigibili e gli investimenti sia esteri sia quelli diretti, oltre a programmi di pulizia dei bilanci da asset tossici. Inoltre è stata introdotta l’obbligatorietà del conto corrente bancario (gratuito per i più poveri) che, secondo gli ultimi dati, dal gennaio 2017 ha significato l’apertura di circa 270 nuovi milioni di conti, che hanno inondato le banche indiane con 665 miliardi di rupie di liquidità. “Queste modifiche strutturali accelereranno il motore economico indiano che ha iniziato solo ora a scaldarsi”, prevede Sinha. L’India, negli ultimi dieci anni, è cresciuta tra il 6% e il 7%, ma solo il 3% della popolazione in età da lavoro paga le tasse, l’85% dell’economia è costituito da attività sommerse