Notizie Indici e quotazioni Guerra tra tori e orsi. I sette motivi per rimanere bullish sull’azionario

Guerra tra tori e orsi. I sette motivi per rimanere bullish sull’azionario

Guardate ai fattori che stanno sostenendo l’indice S&P 500, e vi renderete conto che ci sono ben 7 ragioni per rimanere bullish sull’azionario, a dispetto del “Muro della preoccupazione”, che continua ad alzarsi. E’ quanto suggerisce di fare Jeff Reeves, editorialista di Marketwatch, che sottolinea che, “quando si guarda ai numeri, emerge che i mercati azionari, l’economia Usa e l’economia globale stanno facendo piuttosto bene”.

Dunque, “se state cercando di rimanere bullish anche se sembra più di moda fare gli orsi, ecco alcuni dati da considerare”.

1) “Perchè – si chiede Reeves – il mercato azionario Usa non dovrebbe aggirarsi a livelli record, quando sono gli stessi utili delle aziende a testare nuovi massimi? Stando ai dati della società di ricerca FactSet, il tasso di crescita dei profitti delle aziende quotate sullo S&P 500 è stato, nel corso del primo trimestre, pari a +14%, al massimo dal 2011. E, se è vero che su base annua, nel secondo trimestre, il rialzo (degli utili) è stato di “appena” il 10%, è vero anche che le aziende hanno stracciato le stime, visto che il 73% dei gruppi scambiati sullo S&P 500 ha battuto le previsioni sugli utili, e il 70% quelle sulle vendite. Certo, il ritmo di crescita degli utili è destinato a rallentare verso la fine dell’anno. Ma perchè pensare che un crash sia dietro l’angolo, quando il rally è stato sostenuto da profitti reali e non solo da un sentiment positivo?”

2) I parametri che misurano la solidità dei consumi sono solidi. “Non è un segreto il motivo per cui le aziende stanno prosperando. Il tasso di disoccupazione Usa è ai minimi in 15 anni e, recentemente, il dato relativo alla fiducia dei consumatori ha testato il massimo in quasi 17 anni. Il mercato immobiliare mostra segni di resilienza, contribuendo all’ottimismo della classe media”. L’esperto fa notare che lo stato attuale delle cose appare molto positivo, in vista della stagione dello shopping natalizio.

3) L’indice della paura è tutto fuorchè spaventoso: “Sebbene gli orsi amino sfoggiare i presunti numeri negativi del VIX (CBOE Volatility Index) relativi al periodo della Grande Recessione e anche durante la crisi dei debiti sovrani in Europa, la verità è che il cosiddetto ‘indice della paura’ non spaventa da molto tempo. Quest’estate, l’indice ha testato il minimo assoluto a meno di 9 punti, al di sotto anche del precedente minimo del 1993. Certo, il VIX non è un indicatore sicuro, ma il fatto che i trader siano molto tranquilli nonostante il mercato toro abbia compiuto otto anni è un fattore che merita attenzione.

4) L’Agenda di Washington è pro-crescita: “Dite quello che volete riguardo a Donald Trump e a un Congresso repubblicano che non fa nulla. Ma non dite che il presidente o la maggioranza dei repubblicani siano fattori negativi per l’economia americana o per l’azionario”. Reeves rimane fiducioso sul bazooka fiscale promesso da Trump e tanto atteso dai mercati. E, in ogni caso, considerando quanta strada abbiano fatto sia l’economia che il mercato azionario dal 2009 e quanto positiva la situazione sia ora, preservare lo status quo è un elemento positivo.

5) “Resilienza globale.  Al di là degli Stati Uniti, guardate ai dati sulla crescita che arrivano da ogni parte del globo. L’Ocse ha di recente previsto che la crescita economica globale sarà del 3,5% nel 2017, rispetto al +3% del 2016, per poi accelerare del 3,7% l’anno prossimo. Il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al rialzo il suo outlook in primavera e stima ora una crescita del 3,5% per quest’anno e del 3,6% l’anno prossimo: questi target sono stati tra l’altro confermati di recente. La Corea del Nord sta sfornando dichiarazioni folli, certo. Ma problemi simili localizzati di geopolitica, come la brutalità dell’Isis in Siria, vanno avanti da anni e non hanno avuto grandi effetti. Non iniziamo ad andare nel panico ora”.

6) “La gente ama pubblicare grafici ‘che dimostrano’ che il mercato è spacciato. Reeves mette in dubbio anche la teoria del premio Nobel Robert Shiller che, di nuovo, di recente ha fatto riferimento ai dati relativi al CAPE, che appaiono ribassisti. “La stessa cosa che ha fatto due anni fa – dice Reeves – e non mi sembra che in questo periodo le azioni abbiano avuto problemi a puntare verso l’alto”. Tra l’altro, l’editorialista fa notare come sia stato lo stesso Shiller ad ammettere che il CAPE potrebbe rivelarsi un indicatore inaffidabile su dove stiamo andando, visto che “questo mercato azionario è un enigma” (parole del Premio Nobel). Insomma, sottolinea Reeves: “ricordate che i tanti dati che mostrano le previsioni sui mercati di norma sbagliano, più che avere ragione. Tenetelo a mente, prima di ritwittare istericamente un grafico che mostra che un crash è inevitabile“.

7) Reeves conclude affermando che l’azionario rimane il mercato migliore su cui puntare, se si considera che i Treasuries a 10 anni continuano a rendere meno del 2,3%, a un valore inferiore rispetto a quello dello scorso anno, prima che la Fed alzasse i tassi a dicembre, marzo e giugno. I “junk bond offrono un rendimento significativamente più alto, ma sono anche rischiosi, come ha dimostrato il bagno di sangue del 2015. Stessa cosa per l’oro, che potrebbe apparire come un rifugio sicuro, ma che ha fatto rimanere scottati un po’ di investitori con il crollo dai picchi del 2012. Che vi piaccia o meno, nel 2017, non sembrano esserci molte alternative all’azionario”.