Notizie Dati Macroeconomici Germania: nuovo governo in dirittura d’arrivo, Pil da record nel 2017

Germania: nuovo governo in dirittura d’arrivo, Pil da record nel 2017

Ancora buone notizie per la prima economia europea. 110 giorni dopo le elezioni, e al termine di una maratona negoziale durata 21 ore, Cdu, Csu e Spd hanno trovato un’intesa per dar vita al governo Merkel dei prossimi quattro anni. Tre i punti su cui si focalizzerà il prossimo esecutivo: maggior cooperazione a livello europeo, conferma dell’attuale quadro pensionistico e incremento degli investimenti in educazione, con particolare riguardo all’ambito digitale.

“L’attuale accordo permetterà di proseguire le politiche economiche degli ultimi quattro anni”, ha commentato Carsten Brzeski di ING. “Un po’ più di spesa sociale, qualche taglio delle tasse in meno e gli attesi investimenti in infrastrutture e digitalizzazione”. L’esperto stima che il pacchetto complessivo si tradurrà in stimoli fiscali per 45 miliardi di euro nel corso della legislatura (1,2% del Pil).

Brzeski definisce l’accordo “un passo in avanti che lascia l’amaro in bocca”. “L’aspetto positivo è che è stato intrapreso un primo passo in vista della formazione di un nuovo governo” ma le difficoltà nel raggiungere un accordo “mostrano che qualsiasi grande coalizione non è il risultato di un amore a prima vista ma di una coalizione di interessi”. Anche perché, per i tre protagonisti della saga (Merkel, Schulz e Seehofer), il fallimento delle trattative avrebbe significato l’inizio della fine delle rispettive carriere politiche.

In qualunque caso, la mancanza di un governo non ha penalizzato le performance economiche. Il 2017 si è chiuso con il tasso di crescita maggiore degli ultimi sei anni e i conti pubblici hanno fatto registrare il quarto surplus consecutivo. Secondo i dati elaborati dall’istituto di statistica, il Pil ha segnato un incremento del 2,2%, il dato migliore dal 2011, e per l’anno corrente l’istituto di ricerca Ifo stima un accelerazione al 2,6%. Nuovo massimo storico invece per l’avanzo pubblico che, salito l’anno scorso a 38,4 miliardi di euro (1,2% del Pil), garantisce al nuovo esecutivo una libertà di azione in ambito fiscale inimmaginabile per gli altri partner europei.

Paradossalmente, è proprio un’economia che scoppia di salute ad innescare le tensioni, in patria e all’estero. Se nei confini nazionali la formazione del governo è stata ostacolata dalle divergenze su come spendere l’avanzo di bilancio, a livello europeo sono destinate ad acuirsi le tensioni in seno al board della Banca Centrale Europea. Con un tasso di inflazione ai massimi da cinque anni, le pressioni in vista di una normalizzazione delle politica monetaria sono destinate ad aumentare.