Notizie Notizie Italia Elezioni post mega rialzo tassi Bce, politica italiana striglia Lagarde. Non c’è neanche nuovo scudo salva BTP

Elezioni post mega rialzo tassi Bce, politica italiana striglia Lagarde. Non c’è neanche nuovo scudo salva BTP

Christine Lagarde tartassata da critiche di ogni tipo, all’indomani del rialzo dei tassi di 75 punti base annunciato dalla Bce, il più forte dalla nascita dell’euro, in un contesto di guerra in cui secondo diversi economisti la recessione è già realtà.

La politica italiana che si prepara all’appuntamento delle elezioni politiche del prossimo 25 settembre è la più insoddisfatta.

Tra l’altro, un articolo di La Repubblica di qualche giorno fa, prima dunque della maxi stretta monetaria di 75 punti base, già metteva in evidenza l’avvertimento della Bce a Giorgia Meloni, facendo riferimento allo scudo anti-frammentazione euro, che in Italia è noto come scudo anti-spread salva Btp, annunciato da Francoforte lo scorso 21 luglio.

La Bce avverte Meloni: ‘Scudo anti-spread solo con i conti a posto'”.

Così La Repubblica scriveva alla vigilia della riunione del Consiglio direttivo della Bce:

“Volenti o nolenti il destino del nostro debito pubblico dipende in larga parte dalla Banca centrale. E su questo punto il messaggio verso Giorgia Meloni è già partito da Francoforte. Lo ‘scudo’ anti-spread della Banca si attiverà solo a certe condizioni, solo cioè se l’eventuale tensione sui titoli di Stato non sarà stata provocata da scelte improvvide del nuovo esecutivo”.

Praticamente, si legge nell’articolo del quotidiano, “Se il futuro governo di Roma pensa di poter fare affidamento su questo strumento qualsiasi cosa accada nei prossimi mesi, se lo scorda. I banchieri europei, infatti, attiveranno la difesa dei titoli di Stato italiani se l’esecutivo ‘si comporterà bene’, se le sue politiche non saranno ‘spandi e spendi’”.

Elezioni e Bce, Lagarde sta già avvertendo Giorgia Meloni?

Quanto ha messo in evidenza La Repubblica è stato confermato ieri, in occasione del Bce-Day, dalle dichiarazioni che la numero uno della Bce Christine Lagarde ha rilasciato durante la conferenza stampa successiva all’annuncio sui tassi.

Interpellata sullo scudo salva BTP TPI (Transmission Protection Instrument), in un momento in cui si paventa una tempesta italiana per i bond italiani con il Financial Times che ha scritto chiaramente che gli hedge fund stanno piazzando la scommessa short più imponente dal 2008 contro i BTP e la carta italiana, Lagarde si è mostrata quasi infastidita, limitandosi a rispondere con le seguenti parole:

“Non ho da aggiungere nulla di nuovo oggi per quanto riguarda il Tpi ma siamo pronti a usarlo all’occorrenza”.

Stop. Della serie, la Bce ha già dato. E soprattutto all’Italia, che aveva quello che era stato considerato dai mercati e dalla comunità internazionale degli economisti lo scudo perfetto: Mario Draghi al governo.

Non solo: pur facendo mea culpa sull’inflazione, mettendosi allo stesso tempo sulla difensiva, e pur ammettendo l’impotenza della Bce nel riuscire a frenare la fiammata dei prezzi – l’inflazione, ha spiegato,  non è stata provocata dalla domanda come in Usa ma dall’offerta -, Lagarde è salita comunque in cattedra, impartendo una lezione ai governi dell’Eurozona:

“Le misure di sostegno fiscale volte a tamponare l’impatto dei prezzi energetici più alti dovrebbero essere temporanee e dirette alle famiglie e alle imprese più vulnerabili, al fine di limitare il rischio di far salire ulteriormente le pressioni inflazionistiche, e per rafforzare l’efficienza della spesa pubblica, e per preservare la sostenibilità del debito”.

Debito, dunque: proprio la croce dell’Italia.

Bce e lo scudo salva-BTP che non c’è

Tornando al TPI, ergo lo scudo anti-spread, lo strumento salva BTP è stato annunciato nella precedente riunione della Bce, lo scorso 21 luglio, proprio nel giorno delle dimissioni del presidente del Consiglio Mario Draghi, in un’Italia scossa dalla crisi di governo.

Lo scudo è stato battezzato per l’appunto TPI (Transmission Protection Instrument). Ma i suoi limiti (nel poter salvare l’Italia) si sono messi in evidenza subito, lo stesso giorno.

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Praticamente, con il disgregarsi del governo Draghi – considerato di per sé garanzia contro le speculazioni dei mercati e massima espressione del #WhateverItTakes necessario all’Italia, paese negligente sulle riforme da troppi anni – la Bce non ha sfornato uno scudo ad hoc per l’Italia che, secondo l’Eurotower ma non solo, si è tirata la zappa sui piedi da sola. E non ha sfornato neanche uno strumento ad hoc per i paesi indebitati dell’Europa del Sud.

Sullo scudo salva BTP da Barclays avevano fatto inoltre notare subito che il fatto che “il deterioramento non debba essere dovuto ai fondamentali specifici di un paese, di fatto esclude i bond italiani, dunque i BTP in generale, dagli acquisti, in un momento in cui l’Italia fa fronte tra l’altro a una incertezza politica” destinata a durare.

Le condizioni decise per l’attivazione dello strumento sono apparse da subito come un altolà ai populisti non solo della politica italiana ma di tutti i paesi membri dell’area euro: intanto, sarà la Bce a decidere di attivare o meno il TPI. Seconda cosa, come ha detto Lagarde, “Noi non siamo ostaggio di nessuno”.

Elezioni e Bce, il commento di Giorgia Meloni su maxi rialzo tassi

BTP orfana dunque di un vero e proprio assist, in tempi di alert recessione e di #caroenergia e #carobollette, a fronte di una Bce falco pronta ad alzare i tassi ulteriormente per sfiammare l’inflazione.

Nel motivare il maxi rialzo dei tassi di 75 punti base annunciato ieri, Lagarde ha detto infatti chiaramente che l’inflazione è troppo alta, ribadendo poi che “l’inflazione è incredibilmente alta” e che per questo motivo la Bce potrebbe decidere di alzare i tassi anche oltre i tassi terminali (ovvero, ci si chiede sui mercati, visto che di questi non se ne conosce l’entità?).

Il volto hawkish di Christine Lagarde non è certo piaciuto a diversi partiti, al test delle elezioni politiche imminenti.

In primis, non ha gradito la maxi stretta monetaria Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia (FdI):

“Sulla scelta che ha fatto oggi la Bce esprimo delle perplessità”, ha detto Meloni a Sky TG24:

Anche la Federal Reserve – ha detto Meloni – ha alzato i tassi per cercare di contenere l’inflazione, solo che lì c’è oggettivamente un’inflazione dovuta a una economia che corre, un’inflazione endogena si direbbe, mentre il caso dell’Europa è di un’inflazione esogena: un’inflazione che deriva dall’aumento del prezzo dell’energia, dall’aumento del prezzo delle materie prime”.

Di conseguenza, ha continuato Meloni, “in questo caso, aumentare i tassi temo che più che contenere l’inflazione possa comprimere ulteriormente un’economia che già sta stentando. È una scelta sulla quale mi interrogo e temo che non abbia il risultato che Christine Lagarde spera”.

Perplessità anche da parte del coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, durante il confronto organizzato dalla Cna:

“Sono molto perplesso dalle scelte prese dalla Bce. La nostra inflazione non è colpa nostra. E’ diverso da quello che accade negli Stati Uniti, la nostra inflazione non è interna”, ha detto Tajani.

Critiche anche da parte del ministro del Lavoro, Andrea Orlando (PD-Partito Democratico), che su Twitter ha scritto:

La decisione della Bce indebolisce gli sforzi che gli stati membri stanno facendo per aiutare famiglie e imprese. Il ritorno a vecchie ricette ci preoccupa molto”.

Idem il deputato di Leu Stefano Fassina:

“Mentre a Bruxelles si fa, con enorme ritardo e soltanto in parte, qualche passo avanti sulle misure di contenimento e compensazione dell’impennata del prezzo del gas e dell’energia elettrica, a Francoforte si procede spediti con il pilota automatico. Siamo in un’economia di guerra, l’inflazione è importata, calano gli investimenti, crolla il potere di acquisto dei redditi da lavoro, si riduce la domanda aggregata, ma la nostra ortodossa banca centrale applica politiche monetarie ordinarie, come fossimo in surriscaldamento dell’economia. La decisione oggi della Bce di ulteriore aumento di 0,75% dei tassi di interesse spinge ancor di più l’Eurozona verso recessione, maggiore disoccupazione, inibizione del soccorso dei bilanci pubblici a famiglie e imprese, impoverimento dei redditi da lavoro”.

L’attenti di Bini Smaghi: il vero pericolo è il complottismo

Ma al di là della politica che scalpita in un’ottica di caccia al voto in vista dell’appuntamento delle elezioni, cosa dicono gli esperti?

L’ex funzionario della Bce Lorenzo Bini Smaghi, in un’intervista a La Stampa, ha fatto notare che la decisione della Bce di Lagarde di alzare i tassi dell’area euro di ben 75 punti è stata “una decisione quasi inevitabile”, lanciando però un avvertimento:“Occhio ai rischi al ribasso”.

Il presidente di Société Générale ha spiegato, di fatto, che “gli ultimi dati sull’inflazione, più persistenti e più alti del previsto, e soprattutto l’indebolimento dell’euro nei confronti del dollaro, hanno reso l’aumento di 75 punti quasi inevitabile”. 

“Il tasso di rifinanziamento della banca centrale è salito all’1,5%, che è comunque un livello ancora nettamente inferiore all’inflazione, il che significa che le condizioni monetarie rimangono accomodanti”.

Bini Smaghi ha detto anche di non essere “intimorito – si legge nell’articolo de La Stampa – da una eventuale girandola negativa intorno al debito italiano dopo la tornata elettorale di fine mese”.

L’avvertimento tuttavia non è mancato: “Non dobbiamo rischiare di fare gli stessi errori della crisi del 2011, quando lo spread era a 575 punti base e si gridava al complotto”.

Bini Smaghi ha rimarcato che “l’esperienza degli ultimi 20 anni mostra che i problemi non nascono dal colore dei governi ma dalle politiche che vengono messe in atto, e dalla capacità di dialogo con gli altri partner e con le istituzioni europee. Nella recente campagna elettorale italiana si è ripreso a parlare della crisi del 2011, riproponendo la tesi del complotto internazionale. Chi segue questa tesi mostra, o fa finta, di non aver capito cosa successe allora e rischia di commettere gli stessi errori”.

E di fatto, ancora prima dell’articolo del Financial Times sulla scommessa short degli hedge fund contro l’Italia, diversi in Italia avevano di nuovo gridato al complotto dopo la pubblicazione della nota di Goldman Sachs: nota che era stata diffusa ben prima della crisi di governo culminata nelle dimissioni del presidente del Consiglio Mario Draghi, quando si pensava che gli italiani sarebbero tornati al voto nella primavera del 2023.

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Rabbia era stata espressa soprattutto da sovranisti e populisti che avevano gridato, ovviamente, al complotto.