Notizie Notizie Mondo Draghi parla prima di Jackson Hole, continua tensione tassi BTP e spread. Italia nel mirino

Draghi parla prima di Jackson Hole, continua tensione tassi BTP e spread. Italia nel mirino

Mario Draghi parla dalla cittadina tedesca di Lindau, prima del suo intervento nel simposio di Jackson Hole, noto per essere tra gli eventi più seguiti dai mercati finanziari globali, atteso per le prossime ore. Sia l’euro che i rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona puntano verso l’alto. A sostenere le quotazioni della moneta unica, che rimane comunque sotto la soglia di $1,18, sono comunque soprattutto i dati sul PMI manifatturiero dell’Eurozona, che si sono confermati migliori delle attese.

Sul fronte dei debiti sovrani,  non si può fare a meno di notare la fiammata dei tassi sui BTP e dello spread BTP-Bund.

Il differenziale, che già alla vigilia ha segnato un forte rialzo, balza di oltre +2% superando i 173 punti base, a fronte di rendimenti decennali dei BTP che balzano di oltre +2%, al 2,15%. I rendimenti tedeschi avanzano anch’essi con decisione, facendo +2%, allo 0,41%. Ma, a pesare sui BTP non sono tanto le dichiarazioni di Draghi, che ha preferito non dare indicazioni su un eventuale tapering del QE, avvolto sempre di più nel mistero (è imminente, o no?); quanto, piuttosto, nuovi timori che si sono affacciati già alla vigilia.

Così si legge in una nota di MPS Capital Services su quanto sta accadendo ai BTP italiani. Lo spread “è in marcato allargamento anche verso la Spagna, a fronte di volumi sul Btp future decennale che sono bruscamente balzati su livelli mediamente elevati, quasi a sancire la fine del periodo estivo. A richiamare l’attenzione degli operatori soprattutto l’imminente ripresa del flusso di emissioni sul primario, insieme all’inizio del clima elettorale che potrebbe scaldarsi dopo la pausa estiva. Accanto a ciò, anche il fatto che si è esaurito l’effetto supporto esercitato dalle ricoperture, nel corso dell’estate, dell’eccesso di posizioni corte che si era venuto a creare tra marzo ed aprile, ossia durante la fase elettorale francese, sul timore di vittoria della Le Pen”.

Tra l’altro, i BTP rischiano non poco con un eventuale tapering del piano di Quantitative easing di Draghi che si basa sull’acquisto di diversi asset, tra cui titoli di Stato dell’Eurozona. In realtà, in attesa di Jackson Hole, il numero uno della Bce non ha affrontato la questione di eventuali cambiamenti di politiche monetarie. Piuttosto, è andato a ritroso e ha difeso il piano QE e la necessità di adeguarsi a realtà sempre nuove, che richiedono strumenti diversi da quelli considerati convenzionali.

Draghi ha citato anche l’economista John Maynard Keynes:

“Si fa spesso riferimento alle parole con cui Keynes affermava che, ‘quando i fatti cambiano, io cambio il mio modo di pensare. E lei, sir, che fa?’ Bene, per le autorità di politica monetaria, la situazione non è così semplice, ed è la ricerca che ci aiuta a decidere se un cambiamento nei fatti meriti una risposta o, così come diciamo, una osservazione…”.

Ancora, Draghi fa notare che, “quando il mondo cambia come è accaduto 10 anni fa le politiche, soprattutto quelle monetarie, hanno bisogno di essere sottoposte ad aggiustamenti. Tali aggiustamenti, mai semplici, richiedono una valutazione delle nuove realtà senza pregiudizi, in modo onesto e con occhi aperti, che non sia gravata dalla difesa di paradigmi precedentemente stabiliti, che hanno perso ormai un qualsiasi potere esplicativo”.

“Anche la ricerca economica è stata interessata da una evoluzione del modo con cui le banche centrali dovrebbero rispondere a una crisi imminente, soprattutto quando i loro strumenti standard di politica monetaria, tipicamente i tassi di interesse di breve termine, testano la parte più bassa del range ritenuto efficace. A un livello inferiore, le politiche accomodanti non possono essere realizzate attraverso ulteriori riduzioni dei tassi di interesse a breve termine, e quindi le stesse politiche devono diventare non standard”.

“Una opzione- continua Draghi – è fare affidamento sulla forward guidance, per esempio promettendo di mantenere i tassi di interesse bassi per un periodo di tempo più esteso in futuro. Se credibili, tali impegni riducono i tassi di interesse di più lungo termine e forniscono stimoli economici anche se i tassi di interesse correnti rimangono invariati”.

Detto questo, “sebbene la forward guidance sia uno strumento utile, le ultime ricerche hanno messo in luce che la sua efficacia può essere migliorata, se combinata con politiche monetarie non standard”, dunque straordinarie, come quelle messe in atto da Draghi negli ultimi anni”.

Discorsi piuttosto accademici, come d’altronde il tema affrontato a Lindau già prevedeva. Gli investitori chiedono a Draghi chiarezza e sperano in qualche indicazione su quelle che potrebbero essere le prossime mosse di politica monetaria, in occasione del meeting di Jackson Hole.

Ma, a tal proposito Gero Jung, Chief Economist di Mirabaud AM, raffredda le aspettative:

“Il prossimo discorso del presidente Mario Draghi a Jackson Hole affronterà le dinamiche economiche globali, ma non la politica monetaria di per sé. Ciò rende improbabile un annuncio a sorpresa di politica monetaria.  A nostro avviso, la Bce rimarrà cauta al fine di controllare un potenziale disallineamento tra dati reali e comunicazioni che potrebbe portare a un’ulteriore volatilità sui mercati finanziari, specialmente sui mercati di cambio valutari”.