Notizie Valute e materie prime Draghi: la parola reflazione scatena buy sull’euro. Ma il tapering del QE appare ancora lontano

Draghi: la parola reflazione scatena buy sull’euro. Ma il tapering del QE appare ancora lontano

27 Giugno 2017 11:27

Mario Draghi ha dato una spinta all’euro, balzato al record in nove giorni a $1,1253, ma contestualmente ha depresso l’azionario europeo. Nel discorso con cui ha dato il via al Forum della Bce organizzato a Sintra, in Portogallo, il banchiere non si è allineato, di nuovo, alle scommesse dei mercati su un imminente tapering del Quantitative easing della Bce.

Allo stesso tempo, alcune frasi, che hanno confermato un trend reflazionistico in atto, hanno contribuito a sostenere l’euro, che si è rafforzato nei confronti del dollaro salendo al massimo della seduta.

“La politica monetaria sta riuscendo ad alimentare pressioni reflazionistiche, ma questo processo è rallentato da una combinazione di choc di prezzi che arrivano dall’esterno, di fragilità del mercato del lavoro e di un cambiamento nel rapporto tra debolezza e inflazione. Il recente periodo di bassa inflazione è stato un altro fattore che ha riproposto tali dinamiche”.

Continuando:

“Quello che è chiaro è che la nostra politica monetaria ha avuto successo nell’evitare la spirale deflazionistica. (…) Con l’economia che si rafforza, dovremo essere graduali nell’aggiustare i parametri della nostra politica, al fine di assicurare che le nostre misure di stimoli accompagnino la ripresa, in un contesto in cui permangono ancora incertezze”.

Insomma, secondo Draghi una politica monetaria che presenti un grado considerevole di misure accomodanti è tuttora necessaria, affinché le dinamiche relative all’inflazione diventino durevoli e auto sostenibili.

Draghi ha esaminato inoltre l’impatto dei prezzi del petrolio sulle pressioni inflazionistiche:

“L’inflazione è stata soggetta a diversi choc negli ultimi anni, soprattutto al collasso nel 2014-15 dei prezzi del petrolio e delle materie prime. Ciò non ha soltanto depresso il costo dell’energia importata, ma ha anche abbassato i prezzi alla produzione globali, più in generale. L’analisi della Bce suggerisce che la componente globale della sottoperformance dell’inflazione dell’area euro è stata considerevole negli ultimi anni. Nel 2015-16, due/terzi circa della deviazione dell’inflazione dell’Eurozona possono essere attribuiti agli choc globali legati ai prezzi del petrolio”.

E ora, “anche se le pressioni al ribasso sull’inflazione dovute alle flessioni precedenti dei prezzi del petrolio si stanno indebolendo, le quotazioni del petrolio e delle materie prime stanno avendo un effetto ancora frenante, anche solo per il fatto che continuano a confermare l’assenza di un chiaro trend al rialzo. Infatti, i prezzi del petrolio e dei beni alimentari più bassi di quanto avessimo previsto nel marzo del 2017 sono un fattore importante nella nostra decisione di tagliare le nostre ultime proiezioni sull’inflazione”. 

Riguardo agli altri asset finanziari, occhio al Bloomberg Dollar Spot Index, sotto pressione in attesa del discorso che sarà proferito dal numero uno della Fed, Janet Yellen. Sterlina in rialzo, sul dollaro fa +0,2% circa a $1,2744. Recupero delle quotazioni dell’oro, che risalgono fino a $1.251,31 l’oncia dopo il flash crash della vigilia. Bene anche il petrolio, con il WTI che sale per la terza sessione consecutiva e si attesta attorno a $43,67.

I tassi sui Treasuries Usa sono in rialzo al 2,15%, mentre i tassi sui Bund decennali salgono al record in una settimana, allo 0,288%. 

Sull’azionario Londra piatta, in lieve ribasso gli indici di Francoforte, Parigi, mentre Milano è invariata. Tra i titoli migliori del Ftse Mib Ubi Banca +2,91%, Yoox-Net-A-Porter +2,05%, ancora Intesa SanPaolo +1,77%, e UniCredit +1,55%. Vendite soprattutto su A2A -1,51%, Exor -1,33%, Leonardo -1,25%, Recordati -1,07%.

Spread BTP-Bund alle 11.30 circa in lieve rialzo a 160 punti base, con il rialzo dei tassi sui Bund decennali che sfiora +11,5% e i tassi sui BTP che avanzano +1,85% all’1,93%.