Notizie Notizie Mondo Crisi energia: patto Francia-Germania per gas-elettricità. E Macron lancia un appello ai francesi

Crisi energia: patto Francia-Germania per gas-elettricità. E Macron lancia un appello ai francesi

Nasce quello che può essere chiamato patto energetico tra la Germania e la Francia, mentre il presidente francese Emmanuel Macron lancia un appello ai francesi, affinché riducano l’utilizzo di energia, nell’arco delle prossime settimane, del 10%. Questo, al fine di evitare il razionamento e i tagli  pianificati in extremis per far fronte alla crisi energetica provocata dal conflitto tra la Russia e l’Ucraina.

Macron ha detto che il governo sta preparando piani di razionamento di energia “in caso” di bisogno, e che la decisione sui tagli sarà presa solo come ultima risorsa.

“La migliore energia è quella che non consumiamo”, ha detto Macron, chiedendo alle famiglie e alle aziende francesi di risparmiare energia: tra le varie misure, ridurre l’uso dell’aria condizionata e, con l’arrivo delle stagioni più fredde, non aumentare il riscaldamento oltre il limite di 19 gradi Celsius.

Riguardo al patto energetico siglato con la Germania di Olaf Scholz, Macron ha annunciato un piano per aumentare le forniture di gas dalla Francia alla Germania.

Dal canto suo, la Germania continuerà a fornire energia elettrica alla Francia per ovviare alle carenze provocate dai lavori di manutenzione in corso in diversi reattori nucleari francesi.

Berlino ha annunciato inoltre un dietrofront (che a suo avviso sarà solo temporaneo), rispetto alla decisione iniziale di uscire dal nucleare, decidendo di lasciare in funzione due centrali nucleari.

Il ministro dell’economia tedesco Robert Habeck, in particolare, ha insistito sulla necessità del paese di uscire dal nucleare sottolineando che i due impianti rimarranno in funzione in qualità di riserve energetiche, a cui attingere in caso di bisogno soltanto per questo inverno.

Dal canto suo, il presidente francese ha detto in un incontro alla stanza successivo a una videoconferenza con Olaf Scholz che “finalizzeremo i transiti del gas, per poter consegnare il gas in Germania..”, mentre “la Germania sarà pronta a produrre più elettricità, che ci fornirà nei casi di situazioni estreme“, ha detto Macron.

Riguardo ai reattori nucleari presenti in Francia, 32 dei 56 totali non sono al momento operativi a causa di lavori di manutenzione. La multinazionale francese delle utility EDF si è impegnata tuttavia a far ripartire tutti i reattori nel corso dell’inverno.

In vista del meeting dei ministri energetici dell’UE di venerdì, Macron si è detto favorevole alla fissazione di un tetto Ue sui prezzi del gas acquistato dalla Russia, aggiungendo di auspicare anche meccanismi di controllo sulle speculazioni che avvengono a livello europeo sui mercati energetici.

Stando a quanto riportato da Bloomberg, i paesi UE, oltre a discutere in merito alla proposta di un tetto ai prezzi del gas, vaglierà infatti anche l’opzione di sospendere il trading dei contratti derivati sull’energia, al fine di frenare la speculazione rialzista sui prezzi.

L’outlook sulla crisi energetica già in atto in Europa si è fatto più fosco con l’annuncio del colosso energetico russo Gazprom che, venerdì scorso, contrariamente alle aspettative dei mercati, ha comunicato la decisione last minute di non riattivare il gasdotto Nord Stream 1.

Il gasdotto, che trasporta gas dalla Russia all’Europa, era stato sospeso inizialmente per soli tre giorni, lo scorso 31 agosto.

Ieri impennata del contratto sul gas TTF ad Amsterdam con scadenza ottobre -, benchmark di riferimento per il gas in Europa -, scattato nelle prime ore della giornata di contrattazioni fino a 290 euro/Mwh (+35%), prima di ritracciare, rimanendo comunque in forte rialzo.

Panico gas sull’euro, che ha reagito alla decisione di Mosca di chiudere i rubinetti di Nord Stream 1 bucando quota $0,99 per la prima volta dal 2002, ovvero in 20 anni scontando le prospettive di un’Europa alle prese con un inverno, è il caso di dirlo, alla canna del gas.

L’annuncio di Gazprom è arrivato dopo quello della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, sempre di venerdì scorso, che ha reso noto di essere fermamente convinta del fatto che sia “arrivato il momento di imporre un tetto al prezzo del gas che transita nei gasdotti russi”, in Europa.