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Credit Suisse blindata da SNB. Le view di Equita e eToro

Pubblicato 16 Marzo 2023 Aggiornato 17 Marzo 2023 13:12

Boom di buy sul titolo di Credit Suisse. Il colosso accetta l’aiuto della SNB

Forti acquisti sul titolo Credit Suisse, che scatta fino a oltre il 30% dopo la decisione della banca svizzera di prendere in prestito dalla banca centrale Swiss National Bank (SNB) fino a 50 miliardi di franchi.

Il colosso bancario, bastonato ieri da vendite che hanno portato il titolo a crollare per la prima volta nella sua storia al di sotto della soglia di 2 CHF, ha annunciato in una nota la decisione di riacquistare anche bond per un valore di 3 miliardi circa.

Il sentiment è migliorato ieri sera con il comunicato della Banca centrale svizzera.

La Swiss National Bank  (SNB) ha annunciato che, se necessario, offrirà una liquidità aggiuntiva a Credit Suisse, indicando al contempo che la banca è ben capitalizzata.

In una nota congiunta con l’autorità di Borsa svizzera Swiss Financial Market Supervisory Authority la banca centrale svizzera ha puntualizzato che Credit Suisse “rispetta le richieste di capitale e di liquidità imposte alle banche con rilevanza sistemica”.

Le autorità SNB e FINMA hanno aggiunto anche che il fallimento delle due banche regionali americane della scorsa settimana, Silicon Valley Bank (SVB) e Signature Bank, non rappresentano “un rischio diretto di contagio” per le banche svizzere.

Podo dopo Credit Suisse ha annunciato l’intenzione di accogliere questo salvagente, dichiarando di prendere in prestito dalla SNB fino a 50 miliardi di franchi svizzeri.

Gli ultimi sviluppi “sosterranno le attività core e i clienti di Credit Suisse, in un momento in cui Credit Suisse adotterà i provvedimenti necessari per creare una banca più semplice e maggiormente focalizzata sulle necessità dei clienti”, si legge nella nota diffusa dal colosso bancario elvetico.

Non solo: Credit Suisse ha comunicato anche l’intenzione di riacquistare propri bond per un valore di 3 miliardi.

Equita: dopo Silicon Valley Bank, anche Credit Suisse

Gli analisti fanno il punto della situazione, cercando di capire come la situazione del gigante elvetico si evolverà.

Così Luigi De Bellis, co-head dell’Ufficio studi di Equita, nella nota che ricorda anche il disastro della Silicon Valley Bank, la banca più grande a fallire dopo il crac di Washington Mutual del 2008.

Nel commento “Dopo SVB, anche Credit Suisse sotto pressione. Arriva la liquidità d’emergenza dalla SNB”, De Bellis riassume quanto avvenuto nelle ultime ore:

“Il 15 marzo la Swiss National Bank (SNB) e l’autorità di vigilanza (FINMA) hanno comunicato che ‘non ci sono indicazioni di un rischio diretto di contagio per le istituzioni svizzere a causa delle attuali turbolenze bancarie in USA’, e la FINMA ha ribadito che Credit Suisse soddisfa i requisiti patrimoniali e di liquidità più elevati applicati alle banche di importanza sistemica”.

Successivamente, “stamattina Credit Suisse ha annunciato l’intenzione di rafforzare preventivamente la propria posizione di liquidità, esercitando l’opzione di prendere a prestito dalla banca centrale fino a 50 miliardi di franchi svizzeri (attraverso una linea di credito a breve termine e una garantita da covered loans)”.

De Bellis spiega che “la quantità di liquidità richiesta è consistente se rapportata al livello di liquidità dichiarato dalla banca al 14 marzo (LCR = 150%) e all’ammontare complessivo dei depositi ( 233 miliardi di franchi svizzeri) ed è ragionevolmente finalizzata a garantire i clienti sulla capacità dell’istituto di onorare i propri impegni, evitando una crisi di liquidità che potrebbe manifestarsi in caso di deflussi dei depositi (scesi nel quarto trimestre del 2022 del 37% su base trimestrale)”.

“Contestualmente – continua il co-head dell’Ufficio studi di Equita – Credit Suisse ha anche annunciato l’intenzione di agire sul proprio debito, con una cash tender offer su 10 strumenti senior denominati in dollari, per un ammontare complessivo di $2,5 miliardi, a cui si aggiunge un’ulteriore tender offer di 500 milioni sui titoli senior denominati in Euro. L’operazione è finalizzata a nostro avviso a fornire un messaggio di fiducia oltre a sfruttare il livello dei prezzi”.

De Bellis mette in evidenza che “Credit Suisse ha una posizione di capitale CET1 di CHF 35,3 miliardi, con un 14,1% di CET1 (min reg. 9.3%), e ha AT1 per CHF 16 miliardi oltre a strumenti di debito bail-in per circa CHF 50 miliardi che portano il totale di assorbimento delle perdite a circa CHF 100 miliardi. A fronte di ciò, CS dispone di CHF 118 miliardi di asset liquidi (su asset complessivi di 531 miliardi, prestiti netti 276 miliardi)”.

Come commenta l’Ufficio Studi di Equita gli ultimi sviluppi che vedono protagonista il colosso finanziario?

“Riteniamo che l’iniezione di liquidità possa essere una misura di supporto nel breve termine, ma difficilmente possa essere sufficiente a garantire una soluzione ai problemi della banca (fiducia del mercato sulla strategia/brand, ristrutturazione complessa) su cui sono necessarie misure più incisive”.

Guardando alle condizioni in cui versano le banche europee, De Bellis sottolinea che “non ci sono dubbi che il settore bancario italiano-europeo sia più solido e capitalizzato rispetto al passato”.

Detto questo, “il rischio principale che vediamo con l’aumento dei timori di instabilità finanziaria è che venga colpito uno dei principali canali di trasmissione dell’economia ossia i prestiti bancari, con un deterioramento della volontà di concedere credito (sia in EU che USA)”.

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Al momento, conclude Luigi De Bellis, “il nostro posizionamento neutrale sui mercati azionari resta invariato, con una preferenza per i titoli di qualità rispetto ai ciclici. Riteniamo che le scelte di politica monetarie verranno inevitabilmente modificate, ma pensiamo sia necessario ancora una fase di aggiustamento”.

Commenta il caso Credit Suisse, ricordando anche il crac di Silicon Vallery anche Ben Laidler, Global Markets strategist di eToro.

eToro: i punti di forza e debolezza delle banche europee

Nel commentare il picco di volatilità sul settore bancario innescato dalle notizie sugli istituti Usa e Credit Suisse, Laidler così scrive:

“Le recenti preoccupazioni per il sistema bancario statunitense, innescate dalla crisi della Silicon Valley Bank, e successivamente della Signature Bank e della Silvergate Bank, si sono ora estese anche all’Europa. Basti vedere l’indice Stoxx 600 Banks, che è sceso del 18% in una settimana. Questo dato riflette lo stato di tensione dei mercati e testimonia l’importanza unica che hanno le banche per le economie”.

Il sistema bancario europeo presenta tuttavia una serie di differenze chiave rispetto a quello statunitense, sia in senso positivo che negativo. Il fallimento di una grande banca, per esempio, è meno probabile in Europa, grazie all’alto livello di capitale, alle norme più severe e alla serie di stress test a cui gli istituti vengono sottoposti dalle autorità. Da contro, per quanto improbabile, un dissesto del comparto in Europa potrebbe avere un impatto ben maggiore rispetto agli Stati Uniti e richiedere più tempo per essere risolto”, continua lo strategist di eToro.

Il Global Markets strategist di eToro segnala gli elementi positivi e negativi ravvisabili nel settore bancario europeo.

  • BENE: Sono passati appena dieci anni dalla fine della crisi del debito europeo, seguita dall’introduzione di un nuovo impianto di regolamentazione e dalla lotta alle crisi a livello regionale a cura dell’Autorità bancaria europea e del Meccanismo europeo di stabilità. Le banche europee, inoltre, hanno generalmente livelli di capitale e liquidità più elevati rispetto agli Stati Uniti, e seguono normative più rigorose che impongono un livello di attività a partire da 50 miliardi di dollari, rispetto ai 250 miliardi di dollari degli Stati Uniti. Il mercato bancario europeo è anche più consolidato di quello statunitense, anche se con chiare eccezioni, come la Germania.
  • MALE: Meno positivo è l’impatto dell’eventuale fallimento di una grande banca. La percentuale dei prestiti bancari delle economie europee è molto più alta rispetto a quella degli Stati Uniti. Le banche costituiscono la fonte della maggior parte dei prestiti alle imprese in Europa, mentre le aziende statunitensi preferiscono di gran lunga rivolgersi al mercato obbligazionario. Nonostante gli sforzi compiuti nell’ultimo decennio, il sistema di vigilanza del settore risulta più frammentato e complesso tra i 27 Stati membri dell’UE. Rispetto agli Stati Uniti, il sistema è più complesso e richiede più tempo; si spazia dal sistema di assicurazione dei depositi, su base nazionale, ai macchinosi schemi di work-out delle banche.”