Notizie Notizie Mondo Cina, Dopo tre anni di Connect Program, è giunta l’ora del Bond Connect

Cina, Dopo tre anni di Connect Program, è giunta l’ora del Bond Connect

 
 
Qual è, a tre anni dal varo, il bilancio del Connect program, ovvero il collegamento tra la Borsa di Shanghai e la Borsa di Hong Kong? Se è vero che è stato un passo fondamentale verso una maggiore integrazione tra i mercati azionari cinesi onshore e offshore e verso una maggiore apertura dei mercati dei capitali domestici, è anche vero che il programma non ha pienamente soddisfatto le aspettative del mercato.
I flussi iniziali verso i mercati onshore hanno raggiunto il picco a giugno 2015 quando l’indice Shanghai Composite ha raggiunto un massimo a sette anni e gli investitori stranieri hanno investito la cifra record di 117 miliardi di Renminbi nei titoli quotati a Shanghai tramite il programma Connect – spiega Dmitriy Vlasov, portfolio manager di East Capital – Tuttavia, poiché la conseguente turbolenza del mercato ha azzerato la maggior parte dei rendimenti, i flussi nel mercato domestico si sono rapidamente trasformati in deflussi nella seconda metà del 2015”.

 

Uno sguardo al passato

 

Come risultato, sono anche aumentati i timori di un possibile rallentamento o addirittura cancellazione del programma Shenzhen-Hong Kong, ma alla fine i regolatori cinesi hanno deciso di mantenere fede ai loro impegni e hanno lanciato l’unione con la piazza di Shenzhen nel dicembre 2016, rendendo l’accesso al mercato delle A-shares praticamente completo.

Il lancio dello Shenzhen Connect è stato uno dei fattori critici di successo del programma, in quanto ci sono molti titoli della new economy e società private non finanziarie note agli investitori stranieri quotate alla piazza di Shenzhen”, è il commento di Vlasov. Che aggiunge: “Nonostante le iniziali preoccupazioni, il programma Connect è stato un chiaro successo: lo schema ha essenzialmente integrato i mercati onshore e offshore cinesi, che prima operavano come mercati chiaramente distinti”.

 

Un bilancio

 

Negli ultimi tre anni il turnover giornaliero medio (definito come ordini di acquisto) è stato approssimativamente di 2,6 miliardi di Renminbi per il trading Northbound e di 2,2 miliardi per il trading Southbound, con flussi medi rispettivamente pari a 0,3 e 0,7 miliardi. Nel complesso, i flussi “uscita” dalla Cina hanno superato quelli in “entrata”, per masse complessive pari a 500 miliardi circa che si sono riversate dall’entroterra verso Hong Kong, contro i 200 miliardi che sono confluiti sui titoli quotati a Shanghai.

“Uno dei motivi di questo trend – spiega lo strategist – sono state le valutazioni più convenienti nel mercato di Hong Kong, specialmente nell’universo delle mid-small cap e l’accresciuto desiderio degli investitori domestici di diversificare i propri portafogli, in quanto il Connect program è l’unico canale legittimo tramite il quale gli investitori possono accedere ai mercati offshore”.

Allo stesso tempo però, l’aspettativa iniziale di eradicare le differenze di valutazione per quei titoli con doppia quotazione (sia on che offshore), non si è materializzata: l’indice Hang Seng China AH Premium si trova oggi al 28%, un livello molto superiore rispetto a tre anni fa quando il premio per le A-shares con doppia quotazione era appena al 2%.
 
Bond Connect

 

Sfruttando il successo del programma Connect, la Banca centrale cinese e l’autorità per la vigilanza del mercato di Hong Kong hanno lanciato uno schema di accesso reciproco tra i mercati obbligazionari, il cosiddetto “Bond Connect”.

“Anche se il programma è attivo al momento solo in direzione Northbound, cionondimeno rappresenta un altro passo fondamentale nell’apertura dei mercati di capitali e nell’internazionalizzazione del Renminbi, ed è in linea con l’impegno della Cina a riformare e aprire ulteriormente i propri mercati finanziari”, è il commento di Vlasov.

 

Alla ricerca dell’alpha

 

A oggi il mercato cinese delle A-shares è l’ultimo tra i mercati azionari più importanti a non essere ancora saturato dagli investitori stranieri, con una partecipazione stimata in appena il 2% o 3 per cento. Secondo lo strategist è un’area particolarmente interessante per quei gestori di fondi attivi che enfatizzano un approccio selettivo ai titoli, in quanto il mercato presenta delle asimmetrie informative più marcate rispetto ad altri. “C’è un elevato potenziale di generare una quantità consistente di alpha con rischi ragionevoli”, è la conclusione di Vlasov.