Notizie Notizie Italia Caduta e risalita dei mercati, l’inflazione Us scatena una super inversione a U intraday da bear market

Caduta e risalita dei mercati, l’inflazione Us scatena una super inversione a U intraday da bear market

Caduta e risalita per Wall Street in un giovedì 13 ottobre che passerà agli annali per il repentino cambio di umore del mercato che non ha precedenti stando ai dati Bloomberg (che partono dal 1990). L’S&P 500 ha cancellato una perdita del 2,4%, segnando a fine giornata un corposo +2,6%. Il Dow Jones è rimbalzato di circa 1.400 punti dai minimi intraday testati a inizio seduta quando gli investitori avevano inizialmente reagito molto male ai dati sull’inflazione Usa che ha evidenziato la componente core salire ai nuovi massimi a oltre 40 anni.

Le possibili spiegazioni

Un’inversione di tendenza così repentina risulta difficile da spiegare. I trader erano pronti a una nuova ondata di ordini di vendita se l’inflazione, come poi è successo, si sarebbe confermata elevata con la componente core ancora in avanzamento. E’ in un primo momento è stato così con rendimenti del Treasury a 10 anni che erano schizzati fino al 4,07% e Nasdaq arrivato a cedere il 3%. Poi la giravolta a 360 gradi con il fioccare di ordini d’acquisto a Wall Street e lo sgonfiarsi dei rendimenti obbligazionari. “C’erano così tante persone preparate per un grande declino dopo il numero CPI che quando non ha visto alcun follow-through al ribasso, i venditori allo scoperto si sono fatti prendere dal panico e hanno iniziato a comprare”, ha detto Matt Maley, capo stratega di mercato di Miller Tabak & Co.

“Cosa ci sia dietro l’inversione resta discutibile – argomenta Gabriel Debach, market analyst di eToro – . Alcuni individuano nei supporti tecnici la ragione del rimbalzo, altri negli hedger di opzioni, i quali si sono trovati costretti a chiudere le posizioni corte quando gli investitori hanno registrato profitti dalle opzioni put durante il sell off. Infine, non dovremmo neanche dimenticare i primi barlumi di speranze all’interno dei risultati della stagione degli utili”. Ieri il settore bancario ha guidato i rialzi e oggi ci saranno i conti di Morgan Stanley, JP. Morgan, Citi e Wells Fargo.

Biden cautamente ottimista

Tra le motivazioni dietro al grande rimbalzo ci sono anche alcune che guardano alle aperture di Putin al dialogo. “Mi pare francamente assai riduttivo, visto che a giorni alterni queste aperture arrivano”, commenta Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners Sgr, che invece trova interessante guardare alla reazione della Casa Bianca ai numeri dell’inflazione, forse dettata dall’incombere delle Midterm Elections. Sia Biden che il suo consigliere economico si sono lasciati andare a commenti insolitamente ottimisti. “Cpi report mostra alcuni progressi nella lotta contro i prezzi alti ma più lavoro è da fare”, dice Biden.

Ma il motivo principale per la controreazione resta, a detta di Sersale, che nel breve, al ribasso, questo mercato non aveva più niente da dare. Grazie al martellamento Fed, le news erano nei prezzi, e il mercato era estremamente corto e pessimista. “Una volta esauriti i flussi degli algo traders, sono scattate ricoperture. Sulle quali può aver pesato, perchè no, il guadagnare consenso dell’opinione che il CPI, e in particolare molte delle componenti che lo spingono al rialzo, sono lagging”.

Inflazione e attese per prossime mosse Fed

Dopo la diffusione del dato relativo all’inflazione i mercati hanno prezzato l’arrivo di una quarta stretta consecutiva da 75 punti base da parte della Fed nel prossimo meeting del 1-2 novembre, con una probabilità del 98%. Aumentata al 62% la probabilità anche di un quinto rialzo dei tassi consecutivo di 75 punti base a fine anno.

I trader ora stanno scommettendo su una carrellata di strette monetarie da parte di Powell & Co che porterà i tassi ad avvicinarsi al 5%, prima che la banca centrale ponga fine ai rialzi, nella primavera del 2023. Le aspettative sono su tassi sui fed funds in crescita fino al 4,9% entro il prossimo aprile.

Tornando al dato, nel mese di settembre l’indice dei prezzi al consumo degli Stati Uniti è salito su base mensile dello 0,4%, il doppio rispetto alle attese, accelerando il passo rispetto al +0,1% precedente. La componente core – depurata dai prezzi dei beni energetici ed alimentari – è balzata dello 0,6% su base mensile, oltre il +0,5% stimato e come nel mese di settembre.