Notizie Notizie Italia Bce, tassi, spread e debito Italia: cosa sta succedendo

Bce, tassi, spread e debito Italia: cosa sta succedendo

Spread BTP-Bund e tassi sui BTP a 10 anni osservati speciali, dopo i rumor sulle prossime mosse della Bce che sono stati diffusi dall’agenzia Bloomberg.

Lo spread è sceso nelle ultime ore fin sotto la soglia dei 180 punti base, a 179 punti base, valore più basso dal mese di aprile 2022.

I tassi sui BTP a 10 anni sono scivolati ben al di sotto della soglia del 4%: il tonfo ieri è stato di ben 15,2 punti base al 3,86%, al minimo da quando la Bce di Christine Lagarde ha spaventato i mercati con le sue dichiarazioni hawkish, lo scorso 15 dicembre.

Merito dei rumor diffusi da Bloomberg, per l’appunto, nell’articolo “ECB Is Pondering Slower Hikes After Half Point in February”:, sulla base di fonti dell’Eurotower, l’agenzia ha reso noto che la Bce starebbe, di fatto, “valutando l’opzione di alzare i tassi dell’area euro in modo più contenuto dopo il rialzo di 50 punti base atteso per il mese di febbraio”.

Una bella notizia per i BTP: la prospettiva di una Bce meno hawkish di per sé sostiene la carta italiana.

Se i rendimenti dei bond italiani (e di tutta l’Eurozona) si sono infiammati è stato proprio per le strette monetarie lanciate da Francoforte, che hanno reso, insieme alla corsa dell’inflazione, i titoli di stato del made in Italy ma in generale di tutto il mondo meno appetibili e oggetto di ripetuti sell off nel 2022.

Se è vero che la corsa dei rendimenti ha interessato tutti i titoli di stato dell’Eurozona, rispetto ad altri debiti sovrani dell’area euro i BTP hanno scontato il peccato originale dell’Italia, ovvero l’immensa mole del debito pubblico, fattore che ha sempre portato gli investitori a chiedere un rendimento più alto per acquistare la carta italiana, invece di quella francese o tedesca, il cosiddetto premio, ben rappresentato dallo spread BTP-Bund.

I BTP sono andati letteralmente in corto circuito lo scorso 15 dicembre, quando la Bce di Christine Lagarde ha annunciato, oltre al rialzo dei tassi, anche il QT-Quantitative Tightening, come certificato dal comunicato, decretando l’intenzione di iniziare a smobilizzare tutti quei bond sovrani di cui aveva fatto incetta con il QE-Quantitative easing.

Quel giorno i tassi dei BTP a 10 anni hanno finito per superare anche i rendimenti decennali dei bond della Grecia e lo spread BTP-Bund  schizzava oltre quota 200.

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Nelle ultime ore gli acquisti sono tornati sulla carta italiana in quanto i mercati hanno scommesso su strette monetarie meno aggressive da parte della Bce, dunque su un rialzo dei rendimenti dei BTP inferiore alle attese, e di conseguenza su un costo del servizio sul debito anch’esso meno importante di quanto temuto.

I rumor hanno fatto insomma da assist all’appetibilità dei bond italiani, ma la parentesi di buy è già a rischio, visto che l’esponente del Consiglio direttivo della Bce Francois Villeroy de Galhau ha già messo tutti sull’attenti, affermando qualche ora fa che “è troppo presto fare speculazioni su cosa faremo nel mese di marzo”.

Abbiamo detto in modo molto chiaro che continueremo a prendere una decisione (sui tassi) di riunione in riunione, e che guardiamo ai dati (macro) – ha detto Villeroy, a Bloomberg TV, da Davos, dove è in corso il World Economic Forum in Davos – E’ dunque troppo presto per scommettere su ciò che faremo a marzo”.

Per chi non avesse capito:

Lasciatemi ricordare le parole che Lagarde ha proferito nell’ultima conferenza stampa di dicembreha continuato Villeroy – ‘Dovremmo aspettarci di alzare i tassi di interesse al ritmo di 50 punti base per un periodo di tempo. Bene, queste parole sono ancora valide oggi”.

Detto questo, il dietrofront dei tassi dei BTP è lampante, almeno rispetto alla fiammata dell’ultimo BCE-Day, e in attesa del prossimo, in calendario il prossimo 2 febbraio, così come si rafforza la speranza che alla fine la Bce di Christine Lagarde sia costretta ad ascoltare l’Italia.

Non per niente qualcuno inizia a scommettere su una svolta già all’inizio dell’estate sugli stessi tassi, ritenendo che, da Francoforte, più che di rialzi dei tassi, arriveranno annunci di tagli.

Christine Lagarde è attesa al varco dopo che, lo scorso 15 dicembre, la Bce ha alzato i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi rispettivamente al 2,50%, al 2,75% e al 2,00%.