Notizie Notizie Mondo Bce: giovedì torna in campo Draghi. Attesi “segnali” su tapering, ma meeting decisivi in autunno

Bce: giovedì torna in campo Draghi. Attesi “segnali” su tapering, ma meeting decisivi in autunno

La settimana dei mercati finanziari è iniziata sotto il segno della Banca centrale europea (Bce). Cresce, infatti, l’attesa per la riunione del consiglio direttivo dell’Eurotower che tornerà a riunirsi a Francoforte dopo la trasferta a Tallinn di inizio giugno. Sebbene non siano attese comunicazioni ufficiali in tema di politica monetaria (a meno di un cambio scenario dell’ultima ora), sale l’attesa degli operatori per questo meeting. Si attende il comunicato che verrà rilasciato poco dopo le 13.45 per verificare se ci sono dei cambiamenti nella “comunicazione ufficiale”, ma soprattutto le parole che verranno utilizzate dal presidente Mario Draghi nel corso della conferenza stampa che segue la decisione sui tassi e che prenderà il via come di consueto alle 14.30. Le sue dichiarazioni, soppesate come sempre una a una, potrebbero infatti fornire indicazioni sulle future mosse della Bce.

Una riunione, quella di luglio, durante la quale non sono attesi annunci ufficiali, ma dalla quale potrebbero arrivare dei segnali importanti. Il meeting di settembre (7 settembre) potrebbe invece essere quello in cui la Bce potrebbe ufficializzare l’avvio della riduzione degli acquisti di asset. Tutto sembrerebbe andare in tale direzione, compresa la possibile presenza di Mario Draghi al simposio di Jackson Hole di fine agosto. In questa occasione, secondo le voci che circolano, l’ex numero uno di Bankitalia potrebbe sbilanciarci sul tema tapering. Intanto secondo gli analisti contattati da Bloomberg, il tapering prenderà il via a gennaio per estendersi poi per nove mesi, invece dei sette previsti in precedenza. L’ultimo trimestre 2018 potrebbe essere invece il momento in cui verranno rivisti al rialzo i tassi di riferimento sui depositi, attualmente in territorio negativo.

Bce

I commenti, le attese

Nella riunione di giovedì “quello che ci aspettiamo da Mario Draghi è un discorso aggressivo nella sostanza ma non nei toni: secondo noi, il presidente della Bce si appresta a comunicare una riduzione del Quantitative Easing a partire dal prossimo 26 ottobre, mentre per vedere la conclusione vera e propria dell’esperienza del QE occorrerà probabilmente attendere fino a metà 2018 (in base alla reazione che manifesteranno i mercati e ai dati macroeconomici che saranno pubblicati), pertanto ci attendiamo un primo rialzo dei tassi in Europa entro la fine del prossimo anno”. Queste le attese di Peter Rosenstreich, head of market strategy di Swissquote, ricordando che “di recente, probabilmente più ispirato dalla crescita solida dell’Eurozona che dalle preoccupazioni per il mancato ritorno dell’inflazione, Draghi ha frantumato la sua fama di “colomba” attraverso commenti più aggressivi del solito che hanno spinto l’euro in un canale rialzista”.

La Bce sta lentamente preparando i mercati ai cambiamenti dei suoi strumenti di politica monetaria. Per Björn Eberhardt, head of global macro analysis & strategy di Credit Suisse, durante la riunione di settembre la Bce potrebbe offrire una guidance su come intende ridurre (“taper”) il ritmo dei suoi acquisti di asset mensili a cominciare da inizio 2018. Sul fronte dei tassi d’intervento, Credit Suisse si attende che Draghi & Co li lasci invariati finché procede con gli acquisti di titoli, in linea con la sua forward guidance e con le dichiarazioni recenti dei funzionari della banca.”Dei rialzi del principale tasso di rifinanziamento – aggiunge Eberhardt – sono probabili solo e non prima del 2019″.  La convinzione è che “anche la velocità con cui la Bce si muoverà dipenderà dai dati”.

Giovedì, sempre secondo Credit Suisse, verrà compiuto un “primo piccolo passo”: ossia apportare, con molta probabilità, alcuni cambiamenti nella dichiarazione in occasione della riunione. Magari eliminando il riferimento ad un orientamento espansivo in relazione al programma di acquisto di titoli. “Siamo pronti ad aumentare il nostro programma di acquisto di titoli in termini di volumi e/o di durata”. Eliminando questa frase, spiega l’esperto, si prepara il terreno per il prossimo passo importante: l’annuncio di un ridimensionamento degli acquisti di titoli a partire da gennaio 2018.