Notizie Notizie Mondo Bce: countdown a primo rialzo tassi in un decennio e scudo anti-spread nel bel mezzo della crisi di governo Draghi

Bce: countdown a primo rialzo tassi in un decennio e scudo anti-spread nel bel mezzo della crisi di governo Draghi

Il Bce-Day tra i più cruciali degli ultimi anni, a cui tocca anche il compito di salvare l’Italia e i suoi Btp nel pieno della crisi del governo Draghi, è in arrivo.

Ci siamo: nella settimana in cui si deciderà il futuro del governo Draghi e in cui arriverà anche la decisione della Russia di Vladimir Putin di chiudere o meno le forniture di gas all’Europa (attesa per il prossimo 22 luglio), per la precisione dopodomani, giovedì 21 luglio, la banca centrale europea guidata da Christine Lagarde farà il doppio annuncio: il primo rialzo dei tassi dell’area euro in più di un decennio; e lo scudo anti-spread salva BTP deciso con una riunione di emergenza indetta a metà giugno, prima della crisi di governo che si è abbattuta in Italia, e ora più che mai necessario, viste le fibrillazioni dei mercati, che hanno già iniziato a scontare la prospettiva di un’Italia orfana di Mr. Whatever It Takes, ergo Mario Draghi.

Ma i tedeschi continuano ad alzare la voce, rimarcando come la priorità non sia rappresentata tanto dal nuovo bazooka anti spread, quanto dalla necessità di sconfiggere l’inflazione galoppante, anche con una stretta monetaria di 50 punti base, e non di 25 punti base come anticipato dalla stessa numero uno della banca centrale, Christine Lagarde.

Il Financial Times riporta che alcuni esponenti del Consiglio direttivo della Bce – soprattutto quelli che rappresentano i paesi Baltici, dove l’inflazione viaggia a un tasso vicino al 20% – chiedono che dopodomani l’Eurotower alzi i tassi non di 25 punti base, come aveva anticipato Lagarde, ma già di 50 punti base.

E’ come prendere un antibiotico: non è di nessun aiuto assumerlo a settembre se si è malati ora – ha detto uno degli esponenti più hawkish della Bce – I tassi di interesse sono la nostra medicina e il timing e la dimensione delle dosi sono della massima importanza”. L’attacco tedesco contro l’Italia e i paesi indebitati dell’area euro arriva tra gli altri anche dal quotidiano Die Welt, come riporta dal suo profilo su Twitter l’economista Philipp Heimberger su Twitter con l’account @heimbergecon:

‘Il quotidiano ‘Die Welt’ si scaglia apertamente contro l’Italia e altri paesi, definendoli, per usare le sue proprie parole, “famosi peccatori del debito” e chiede alla Bce di smettere di acquistare “spazzatura” (riferimento ai BTP & Co)”. Tra l’altro, non risparmiando critiche alla qualità dell’articolo, Heimberger fa notare ancora: “Ecco un esempio particolarmente brutto di ‘Die Welt’ dal titolo:

Ora l’euro sta diventando la lira..e la Bce sta diventando una bad bank”.

Dal canto suo il Financial Times, il cui board editoriale ha già lanciato un appello affinché la politica italiana lanci un Whatever It Takes per un #Draghibis , parla della situazione impossibile che la numero uno della Bce, Christine Lagarde, si trova a gestire.

Il ricordo dell’errore di Jean Claude Trichet, presidente della banca centrale europea più di dieci anni fa, è ancora troppo vivo: “L’ultima volta che la Banca centrale europea alzò i tassi di interesse nel 2011, fu costretta a ribaltare la mossa entro l’arco di qualche mese, con l’Eurozona che precipitò in una crisi dei debiti straziante. Il panico che attanagliò i mercati si smorzò soltanto dopo che Mario Draghi, diventato numero uno della Bce, dichiarò che avrebbe fatto il possibile (per l’appunto Whatever It Takes), per salvare l’euro“, si legge nell’articolo del quotidiano britannico. Il contesto attuale vede la compresenza di diversi fattori avversi con cui l’Europa, nel caso specifico l’Eurozona, è alle prese: il conflitto russo-ucraino che va avanti ormai da mesi, ovvero da quel 24 febbraio in cui la Russia di Vladimir Putin ha invaso l’Ucraina; le conseguenti impennate dei prezzi dell’energia, in particolare del gas, di cui l’Europa è, per sua natura, affamata, a seguito delle sanzioni e della conseguente scarsità dell’offerta made in Russia, verso cui il continente è stato sempre storicamente dipendente; ll’incubo del razionamento, dall’Italia alla Germania; l’inflazione che deriva da questa situazione, e che era già stata sollevata dal reopening delle economie post pandemia Covid-19; la conseguente necessità per la Bce di alzare i tassi, al fine di far rientrare l’inflazione. E la conseguente paura, anche, che le strette monetarie, in una situazione in cui l’inflazione è provocata da una scarsità dell’offerta e non da un’economia surriscaldata, finiscano per scatenare una recessione, in un contesto in cui tra l’altro il ruolo della Bce in quanto acquirente di emissioni di debito (BTP & Co) si è concluso ufficialmente il 1° luglio scorso.

Di fronte a noi c’è il rischio che, a causa della crisi energetica, l’area euro possa finire in recessione, e che allo stesso tempo la Bce debba continuare ad alzare i tassi di interesse se l’inflazione non scende – ha commentato al Financial Times Maria Demertzis, vice responsabile del think tank Bruegel, con sede a Bruxelles – E’ una situazione quasi impossibile”.

Simile l’opinione di Sven Jari Stehn, capo economista presso il colosso bancario Usa Goldman Sachs, secondo cui l’inflazione dell’Eurozona dovrebbe raggiungere il suo picco al di sopra del 10% nel mese di settembre. Stehn ha avvertito che, se le forniture di gas dalla Russia dovessero essere interrotte del tutto, “i rischi sarebbero rivolti verso una forte contrazione (dell’economia), con l’ inflazione che sarebbe anche più alta.

L’esperto di Goldman Sachs avverte che l’economia dell’area euro continuerebbe a contrarsi fino al secondo trimestre del 2023 in queste circostanze.

 

In tutto questo, ciliegina sulla torta, la crisi del governo Draghi, che rischia di rendere l’Italia orfana del Mr Whatever It Takes prima delle elezioni politiche previste per la primavera del 2023 e, soprattutto, prima che vengano realizzate quelle riforme incise nel PNRR la cui concretizzazione è necessaria se si vogliono ricevere altre tranche dei fondi del Recovery Fund-NextGenEU destinati all’Italia.

In agguato ci sono i tedeschi che, insieme agli olandesi e ai paesi del Nord devono aver storto il naso non poco nel conoscere i dettagli sul nuovo bazooka scudo salva Btp che la Bce di Lagarde si appresterebbe a lanciare.

Ssecondo le indiscrezioni riportare da Reuters, la Bce avrebbe infatti “diviso i 19 paesi membri dell’Eurozona in tre gruppi: donatori, destinatari degli aiuti e neutrali“: una differenziazione effettuata sulla base del valore degli spread (nel caso dell’Italia spread BTP-Bund) e della velocità con cui gli stessi sono saliti nelle ultime settimane.

Tra i paesi donatori indicati dalla Bce ci sarebbero Francia, Olanda e Germania, mentre tra i paesi destinatari degli aiuti comparirebbero Italia, Spagna, Grecia, Portogallo.

Non per niente uno schiaffo all’Italia dalla Germania, oltre che dal quotidiano Die Welt, è arrivato dalla stessa Bundesbank, la banca centrale tedesca, capitanata da Joachim Nagel, che ha detto chiaramente che lo scudo anti-spread (o anche, usando le parole di Lagarde e dei banchieri centrali) lo strumento anti-frammentazione dell’area euro), dovrebbe essere utilizzato solo “in circostanze eccezionali e sulla base di condizioni definite in modo preciso“.

Un qualsiasi strumento salva Btp salva euro dovrebbe così avere una natura “strettamente temporanea” ed essere strutturato in modo da non ostacolare l’impegno della banca centrale ad abbassare l’inflazione. Un’inflazione che è per motivi storici ovvi il trauma tedesco, spiegato nella stessa etimologia del vocabolo “schuld”, parola che in lungua tedesca significa debito, ma anche anche “colpa”.

Il quotidiano La Stampa ha riportato intanto oggi in un articolo dedicato alla Bce, all’imminente rialzo dei tassi e allo scudo salva-BTP che, secondo alcune fonti finanziarie il livello di spread a rischio per l’Italia corrisponderebbe a quota 350 punti base circa.

Nel frattempo, lo spread BTP-Bund oggi conferma come i mercati, in attesa degli appuntamenti cruciali di questa settimana, rimangano con il fiato sospeso, attorno a 205 punti, a fronte di tassi sui BTP decennali che dal 3,29% di stamattina hanno rallentato lievemente il passo attorno al 3,26%.

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