Notizie Dati Macroeconomici Bce aggressiva su tassi e taglio stime d’inflazione. Draghi non vuole euro troppo forte

Bce aggressiva su tassi e taglio stime d’inflazione. Draghi non vuole euro troppo forte

Nella riunione odierna la Banca centrale europea (Bce) non ha variato la propria politica monetaria con tassi di interesse fermi a zero e tasso sui depositi al -0,4%.

Il Consiglio direttivo si attende che i tassi di interesse di riferimento della BCE si mantengano su livelli pari a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo e ben oltre l’orizzonte degli acquisti netti di attività. E’ stato eliminato dunque il riferimento a “più bassi” in relazione al costo del denaro che risulterà “congelato” agli attuali livelli, cioè sui minimi storici, per “un prolungato periodo di tempo”.  In precedenza la forward guidance era leggermente più accomodante con l’indicazione di tassi “su livelli pari o inferiori a quelli attuali”.

 

Verso dicembre 2017…e oltre!

La Banca Centrale Europe ha messo mano, come previsto dal mercato, alle stime di inflazione, riducendole. La view sui prezzi al consumo per i prossimi tre anni passa all’1,5%, contro l’1,7% precedente per il 2017, all’1,3 dal precedente 1,6% per il 2018 e all’1,6 dall’1,7 per cento per il 2019.

Questo dato, incrociato con il possibile futuro rialzo dei tassi USA, ridarà fiato al Dollaro USA che, ultimamente, si è visto comprimere le quotazioni dalla ritrovata forza dell’Euro.

“La Bce non vuole un euro forte”, ha commentato a Borse.it Michael Hewson, economista di CMC Markets. “Se riduci le stime di inflazione per l’anno prossimo stai semplicemente comunicando al mercato di non aver alcuna fretta nel procedere ad un processo di normalizzazione della politica monetaria”.

In altri termini, si potrebbe leggere tra le righe la possibilità di una prosecuzione del QE da 60 miliardi al mese ben oltre la scadenza di fine dicembre 2017. Ossigeno per l’Italia, soprattutto alla luce delle elezioni che dovrebbero tenersi al massimo la prossima primavera.

Un eventuale prolungamento delle “misure non convenzionali” di politica monetaria metterebbe infatti al riparo i nostri BTp per un periodo maggiore assicurando protezione contro eventuali attacchi speculativi sul debito italiano, attacchi che potrebbero minare la fiducia degli investitori internazionali nei confronti dell’Italia e far tornare lo spettro di una disgregazione dell’Eurozona.