Notizie Notizie Italia Mps si libera di 8,1 MLD di crediti deteriorati. Strada libera per un’aggregazione? No, con rischi legali da 10 MLD

Mps si libera di 8,1 MLD di crediti deteriorati. Strada libera per un’aggregazione? No, con rischi legali da 10 MLD

5 Ottobre 2020 10:52

Mps si libera della zavorra di NPL da 8,1 miliardi, grazie alla cessione dei crediti deteriorati ad Amco, come previsto. Nello specifico, riunitasi ieri, l’assemblea straordinaria degli azionisti di Banca Monte dei Paschi di Siena ha deliberato con una percentuale di voti favorevoli pari al 99,97% del capitale sociale rappresentato in Assembleasia il progetto di scissione parziale proporzionale di Mps Capital Service in favore di Mps che il progetto di scissione parziale non proporzionale di Mps in favore di Amco, gruppo specializzato nella gestione di crediti deteriorati. Gli azionisti hanno dato grande adesione al Piano Hydra, piano che Mps ha lanciato per smobilizzare il carico dei crediti deteriorati, al fine di presentarsi nella migliore forma possibile davanti a un potenziale acquirente. La cifra 8,1 miliardi di NPL, in realtà, non appare nel comunicato, ma era stata riportata in più di un’occasione. 

Il trasferimento dei crediti deteriorati ad Amco da parte di Mps ma anche (prima della scissione) dal ramo di investment banking Mps Capital Service si tradurrà in una “riduzione del capitale sociale della Banca pari a Euro 1.133.606.063,29, con il conseguente annullamento, tenuto conto degli arrotondamenti derivanti dall’applicazione del rapporto di cambio della Scissione AMCO, di massime n. 137.884.185 azioni in circolazione”. Ma cosa verrà effettivamente trasferito ad Amco?

Secondo quanto previsto di piani, con l’operazione- che avverrà attraverso una scissione parziale non proporzionale di MPS a favore di AMCO (la ‘Scissione AMCO’), – ad AMCO saranno assegnate alcune “attività (sofferenze e inadempienze probabili, attività fiscali differite e altre attività), passività (tra cui, inter alia, un finanziamento bridge pari a Euro 3.179.187.010) e patrimonio netto, di titolarità di MPS (il ‘Compendio Scissi’), con attribuzione ai soci della Banca di azioni di AMCO di categoria B (le ‘Azioni B AMCO’) a fronte dell’annullamento di azioni ordinarie di MPS, in applicazione del rapporto di cambio della Scissione AMCO”.

Ora, “le Azioni B AMCO che saranno assegnate ai soci di MPS avranno i medesimi diritti delle azioni ordinarie di AMCO già emesse, ad eccezione del diritto di voto nell’assemblea ordinaria e straordinaria dei soci di AMCO, e non sono e non saranno negoziate su alcun mercato regolamentato o sistema multilaterale di negoziazione.

Le Azioni B AMCO di nuova emissione saranno assegnate ai soci di MPS e le corrispondenti azioni ordinarie di MPS saranno annullate in capo agli stessi in misura non proporzionale (circa il 90% al Ministero dell’Economia e delle Finanze (‘MEF’), azionista di maggioranza della Banca, mentre circa il 10% sarà annullato agli altri azionisti (i ‘Soci di Minoranza di MPS’). In funzione del rapporto di cambio della Scissione AMCO e dei rapporti di distribuzione di cui sopra:

  • al MEF saranno assegnate n. 0,0638 Azioni B AMCO per ogni azione MPS posseduta e saranno annullate n. 0,1595 azioni MPS per ogni azione MPS posseduta;
  • a ciascuno dei Soci di Minoranza di MPS saranno assegnate n. 0,0152 Azioni B AMCO per ogni azione MPS posseduta e saranno annullate n. 0,0380 azioni MPS per ogni azione MPS posseduta”.

Detto questo ai soci di minoranza di Mps (inclusa Mps, nei limiti delle azioni possedute), è stata data la possibilità di richiedere di non ricevere le azioni B AMCO, di conseguenza di non vedersi annullate le azioni di MPS, e di rimanere così “azionisti esclusivamente di MPS, incrementando in termini percentuali la propria partecipazione in MPS (l’Opzione Asimmetrica)” .

Pulizia fatta in Mps? Macché: ci sono ancora 10 MLD rischi legali

Nessun ostacolo a questo punto alla ricerca della sposa perfetta? Non proprio, tutt’altro. Nel fine settimana un articolo de Il Sole 24 Ore ha riportato come la grana che Mps deve fronteggiare è rappresentata dai rischi legali, che sono pari a quasi 10 miliardi, e che includono la richiesta sia “imprevedibile che temeraria”, avanzata nel corso dell’estate, dalla Fondazione Mps. Tradotto in numeri, la richiesta è di un risarcimento danni pari a 3,8 miliardi di euro: Aggregazione impossibile dopo la maxi richiesta danni da 3,8 miliardi della Fondazione, che costringe ‘babbo Monte’ a mantenere la sede a Siena.

La Fondazione, si legge nel quotidiano di Confindustria, “chiede conto alla banca del maxi aumento di capitale che fu sottoscritto, alla fine dello scorso decennio, per la contestatissima acquisizione di Banca AntonVeneta“.

A fine settembre, nel corso di una audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle banche, il numero uno di Mps Guido Bastianini ha mostrato in realtà fiducia nella capacità di Mps di tenere testa alle richieste della Fondazione: “Noi riteniamo che sia una causa nella quale abbiamo ottimi argomenti per contrastare le loro richieste”, ha detto, commentando la richiesta della Fondazione che è arrivata il 6 agosto. “Una ingiunzione che si riferisce a eventi di 10-12 anni fa io francamente, che sono a Siena da pochi mesi, la trovo…avrei sperato che non arrivasse. Spero che non ci siano impatti economici per la banca”, ha detto l’AD dell’istituto senese.

Sta di fatto che quei 3,8 miliardi di euro hanno fatto lievitare i rischi legali che pendono sulla testa di Mps, frenando ulteriormente l’appetito che un potenziale acquirente potrebbe aver avuto nei confronti della banca.

Insomma, Mps si è liberata con la transazione con AMCO della zavorra dei crediti deteriorati: ma fin quando ci saranno ancora questi rischi legali non sarà ancora attraente in modo sufficiente da guadagnarsi l’attenzione di qualche pretendente sposo. E, di fatto, nessuno fa la fila per prendersela. Tanto meno UniCredit, il cui ceo Jean-Pierre Mustier continua a far capire da mesi e settimane che non solo non vuole Mps. Proprio non desidera partecipare a qualsiasi operazione di M&A. E non dimentichiamo che c’è ancora l’operazione Valentine