Notizie Notizie Italia Bio-on, Banca Finnat: crediamo nel business model, stop al titolo avrebbe tutelato tutti

Bio-on, Banca Finnat: crediamo nel business model, stop al titolo avrebbe tutelato tutti

1 Agosto 2019 15:19

A Piazza Affari continua a tenere banco la vicenda Bio-on, con il titolo anche oggi in forte ribasso. Settimana scorsa, in un report intitolato ‘Una nuova Parmalat a Bologna?’, settimana scorsa il fondo speculativo Quintessential ha lanciato pesanti accuse a Bio-on, parlando di una grande bolla, basata su tecnologia improbabile, con fatturato e crediti essenzialmente “simulati” grazie ad un network di scatole vuote. Attacco che ha provocato il crollo in Borsa di Bio-on, quotata sull’AIM Italia, che prima dello scoppio del caso capitalizzava oltre 1 miliardo di euro. Oggi il titolo è arrivato a cedere oltre il 28% a 15,98 euro.

L’azienda emiliana, che concede in licenza e produce le bioplastiche, ha ribattuto a più riprese alle accuse di Quintessential, mettendo in campo anche i pareri di due esperti in campo scientifico e rimarcando che l’impianto di Castel San Pietro Terme (Bologna) produce a pieno regime da aprile. 

Continua invece il perdurante “silenzio istituzionale”, un silenzio che alimenta la sfiducia degli investitori. Da diverse parti è emersa più di una perplessità sul fatto che forse sarebbe stato meglio sospendere il titolo in “attesa di giudizio” e di farlo fin dal primo momento, proprio per evitare le violente oscillazioni che ci sono state in questi giorni sul prezzo delle azioni di Bio-On. In tal senso si è espresso ad esempio Giovanni Natali, presidente di 4AIM Sicaf, uno dei più grandi conoscitori del mercato AIM Italia. 

Ieri FinanzaOnline ha intervistato anche il managing partner di Quintessential, l’italiano Gabriel Grego. 

INTERVISTA A GUICCIARDI (BANCA FINNAT): ATTACCO SPECULATIVO, MA CHI SI QUOTA DEVE RAFFORZARE COMUNICAZIONE AL MERCATO

Sulla vicenda abbiamo interpellato anche Gian Franco Traverso Guicciardi, Head of Research di Banca Finnat, specialist di Bio-on che ha portato la società a Piazza Affari nel 2014.

 

L’affondo di Quintessential vi porta a mettere in dubbio Bio-on?

“Sulla società ci crediamo, perché tutto sta nel credere o non credere nel business model dell’azienda. La capacità produttiva è irrisoria, ma il core business non è produrre a differenza di Novamont. Il business model di Bio-on è creare una serie di joint venture ognuna delle quali specializzata in un determinato campo di applicazione. Il business model sta nello sviluppare applicazioni specifiche ad alto valore aggiunto come per la cosmesi, inserite in un contesto che oggi è di differente diversa sensibilità rispetto a 70 anni fa quando già c’era il PHAs. Noi crediamo quindi sulle potenzialità del business, c’è chi può dubitarne ed è legittimo”.

 

E le critiche sui bilanci?

“Che i bilanci siamo veritieri è la base di partenza, non siamo auditors e diamo per assodato che problema contabile non ci sia. Un analista non è tenuto a riclassificare il bilancio, a quello ci pensano le società di revisione. Fa specie che il fondo ha messo in dubbio veridicità bilanci di Bio-on e contestualmente non mette in dubbio professionalità di EY; una posizione alquanto anomala”.

Sarebbe stato saggio bloccare subito il titolo in attesa che si facesse chiarezza?

“La ridotta liquidità sull’AIM e la tempistica stagionale hanno di certo aumentato la volatilità; non siamo di fronte a un crollo del prezzo di un titolo a seguito di profit warning o crisi a livello di fondamentali, il collasso deriva da un report negativo di un intermediario finanziario che è interessato alla caduta del titolo. Probabilmente un intervento poteva esserci a tutela delle corrette dinamiche di mercato”.

Cosa ci insegna questa vicenda?

“Al di là dei forti interrogativi, sono del parere che se una lezione può servire e da tener presente per il futuro è che tutte le società che decidono di divenire pubbliche devono rafforzare comunicazione al mercato; queste cose possono succedere quando la comunicazione non è ottimale, precisa, puntale e trasparente. L’AIM richiede obblighi normativi ridotti, ma questo non deve esimere aziende del capire che non sono più private. E fondi come Quintessential approfittano di una forma di lacuna nella comunicazione al mercato”.

 

E’ la prima volta in Italia di una mossa del genere di un fondo speculativo, rischia di essere un precedente preoccupante?

“Andare short su un titolo è assolutamente legittimo e contribuisce ad assicurare la liquidità del mercato; perché si possa trovare un equilibrio sono necessari acquirenti così come venditori. Posso speculare al ribasso perché ritengo il titolo eccessivamente valutato, ed è legittimo. Mentre mettere in dubbio girando al mercato informazioni che magari veritiere non sono, allora si mette in dubbio la credibilità ed è in effetti una modalità d’agire preoccupante”.