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Risultati da 21 a 30 di 50

Discussione: qualcosa di rosso

  1. #21
    QUALCOSA DI ROSSO
    Picio, da me che ho dovuto andare a 300 km da modena per stampare un opuscolo sgradito al partito, ti va bene se di rosso posto <la piazzata>?
    La piazzata rossa
    della disinformazione

    | 03/10/2009 | . di Mattias Mainiero - Promemoria per la Fnsi (Federazione nazionale della stampa) e, ovviamente, per i nostri lettori: sul palco (Roma, Piazza del Popolo, ore 15,30) oggi ci sarà pure Roberto Saviano. Manifesterà, anche lui, per ribadire “il diritto di sapere e il dovere di informare”. In tre parole: manifesterà contro Berlusconi. Ovvero, contro il presidente del Consiglio che metterebbe il bavaglio all’informazione.
    Roberto Saviano (bontà sua e dei suoi lettori) ha raggiunto la notorietà grazie a “Gomorra”, il romanzo che solo in Italia ha venduto 2,5 milioni di copie e che è presente nelle classifiche dei best seller in Germania, Olanda, Belgio, Spagna, Francia, Svezia, Finlandia eccetera eccetera. Da “Gomorra” sono anche stati tratti uno spettacolo teatrale e poi un film vincitore al Festival di Cannes del Gran Prix. Gomorra è stato pubblicato da Mondadori, ovvero da Berlusconi. Il manifestante Saviano è un uomo molto coerente. E non tiene presente un fatto: a chiudergli la bocca (in modo definitivo) vorrebbe essere la camorra, tant’è vero che lo scrittore vive sotto scorta. Ma lo scrittore protesta contro i presunti bavagli di Berlusconi. Saviano è coerente ed ha anche le idee chiare. Senza ironia: il giovanotto sa tutto della malavita organizzata e delle sue regole. Prima o poi bisognerebbe spiegargli tre o quattro cosette sulle regole della libertà di stampa.
    Promemoria numero 2 sempre a beneficio della Fnsi, sindacato unico dei giornalisti che nelle ultime ore ha più volte denunciato il «restringimento degli spazi per accedere alle notizie e alle fonti». Per inciso: la frase è un po’ contorta e di non semplice interpretazione. Può capitare, soprattutto se il sindacalese prevale sul giornalismo. Traduzione, con un pizzico di malignità: io ci sono. Non faccio molto, ma se non vado neppure in piazza qui rischio di scomparire. Il promemoria: Antonio Di Pietro e tutta l’Italia dei Valori (proprio tutta, così è scritto in un comunicato) saranno anche loro presenti. Motivazione, che è poi sempre la stessa: «Il governo Berlusconi vuole imbavagliare l’informazione». E chi c’era ieri su quasi tutte le prime pagine dei quotidiani italiani? Di Pietro, a tal punto imbavagliato che il suo show contro le norme sullo scudo fiscale ha fatto il giro del Paese, lo stesso Di Pietro che è fra i politici più intervistati, lo stesso che è passato alle cronache per tante iniziative e pure per le sue querele ai giornali. Lo stesso che oggi manifesterà anche perché Berlusconi ha fatto causa a Repubblica e all’Unità. Tonino può, Silvio no. E voi non chiedeteci perché: la manifestazione l’ha organizzata la Fnsi, mica noi.
    Promemoria numero 3: in piazza, ovviamente, ci saranno anche i tre giuristi - Franco Cordero, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky - ideatori dell’appello di Repubblica a favore della libertà di informazione. A loro dire si starebbero negando diritti fondamentali. A beneficio della loro sapienza: da quando Berlusconi è al governo nessun giornale ha cambiato proprietario, nessun editore ha chiuso i battenti. Tutto come prima. Anzi: nel frattempo, in edicola sono comparse nuove testate, vicine al centrosinistra o alla sinistra radicale. E Santoro è ancora lì, in compagnia della D’Addario, che non è proprio una fan di Berlusconi. Un giurista poco informato è un giurista che non fa bene all’informazione, soprattutto se certe cose le racconta su un quotidiano.
    Promemoria numero 4: non sappiamo se Carlo De Benedetti sarà alla manifestazione. Quasi sicuramente no: lui preferisce la Svizzera, la piazza è roba per i suoi rappresentanti: direttori e vicedirettori e giornalisti vari. Però, visto che il capo è sempre lui, ieri non ha fatto mancare la sua voce. Voi penserete: visto il bavaglio berlusconiano, De Benedetti ha parlato e nessuno lo ha sentito. Dichiarazione presente su tutte le agenzie di stampa e su tutti i siti di attualità: «In Italia c’è un problema di limitazione delle libertà di informazione». Ovviamente, De Benedetti è proprio De Benedetti lo svizzero, l’editore di Repubblica, il quotidiano che ha organizzato la più grande campagna stampa contro un presidente del Consiglio che la storia della Repubblica ricordi. Ma De Benedetti non dice bugie: il suo guaio è che sta in Svizzera. Da lassù le cose sembrano sempre un po’ diverse. E lassù non arrivano le notizie italiane. Per esempio quella diffusa ieri pomeriggio dall’ufficio stampa del Tg4: Emilio Fede condurrà un’edizione speciale del telegiornale dedicata alla manifestazione. Dirette anche da parte di RaiNews24 (trasmette in tutto il mondo), Sky, Repubblica Tv e Youdem. Tanto per ribadire che la libertà di informazione è seriamente minacciata e che le tv censurano tutto ciò che è contro Berlusconi. Se De Benedetti ogni tanto si facesse un giretto in Italia sarebbe meglio.
    Promemoria numero 5: a Piazza del Popolo ci saranno, tra gli altri, Fausto Bertinotti, che anche grazie alle tv è diventato uno degli uomini più noti d’Italia, e l’attore Neri Marcorè, che deve buona parte della sua fama alla presa per i fondelli dell’allora ministro Maurizio Gasparri. C’è talmente poca libertà in questo Paese che un ministro in carica, per giunta ministro delle Telecomunicazioni, può essere rappresentato in tv come un perfetto imbecille senza che nulla accada. Presenti, oltre alle associazioni Arci e Acli, alla Cgil e alla Fim-Cisl, anche Dario Fo (quando lui parla tre quarti della stampa italiana si inchina), Teresa De Sio (superintervistata e superinvitata dappertutto) e Franco Siddi (è il segretario della Fnsi, non poteva mancare). Don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, si farà vivo con un messaggio. Milena Gabanelli (che ha ottenuto dalla Rai la tutla legale per “Report”) ha annunciato la sua adesione. Presenta: il giornalista di Rai3 Andrea Vianello.
    Promemoria numero 6: non esiste. I primi 5 punti sono più che sufficienti per spiegare quanto surreale sarà la manifestazione di oggi. Ma tant’é: liberi di leggere e scrivere e anche di fantasticare e inventare. Il nostro è un Paese che non si fa mancare nulla.

    (libero, 03.10.09)

    .
    Nessuno tocchi Caino, ma prima proteggiamo Abele!
    Se vanno via quelli che la pensano diversamente il Paese si ferma!
    Gli amici dei miei amici sono miei amici (per i nemici non ho più posto: mi bastano i miei)

  2. #22
    libero dovrebbe spiegare anche come mai la mondadori è di berlusconi se vuole fare informazione corretta...
    Quando la folla è in controllo, i comportamenti e le decisioni prese da individui che all’esterno avrebbero una base razionale, sono caratterizzate da una forte componente emozionale che in momenti estremi può diventare dominante...

  3. #23
    Krakra, ho inoltrato la tua richiesta.
    Per ora m'hanno passato questo, del tuo ex compagno Pansa
    La faccia tosta di chi mi oscurava


    | Prima Pagina | Giampaolo Pansa
    Pubblicato il giorno: 03/10/09

    Ve lo immaginate Silvio Berlusconi che convoca a Palazzo Chigi l’editore di un grande giornale e comincia a strapazzarlo? E dopo averlo strapazzato, urlando come un ossesso, gli chiede di cacciare il giornalista politico più importante del quotidiano, colpevole di averlo criticato? Io non riesco a immaginarlo. Prima di tutto perché il Cavaliere sarà bollito, però non è fesso. Avrebbe (...) (...) una gran voglia di provarci, ma si rende conto che oggi non si può fare quel che si faceva nei regimi passati. In Italia, nonostante la parata antagonista di Roma sostenga il contrario, la libertà di stampa c’è sempre ed è forte. Alla faccia di chi grida al fascismo in arrivo. Pur sapendo che è soltanto l’invenzione di una sinistra che non sa più a quale santo votarsi. Vediamo che cosa accadde nella Prima Repubblica. Eravamo nel gennaio 1971. Guidava “La Stampa” Alberto Ronchey, un grande giornalista che ho avuto come direttore. Alla fine dell’anno si sarebbe concluso il settennato di Giuseppe Saragat con l’elezione di un nuovo presidente della Repubblica. Ronchey decise di occuparsene per tempo. E affidò a Vittorio Gorresio un’inchiesta di un’ampiezza e un impegno insoliti per le consuetudini frettolose dei quotidiani. Gorresio, la star della “Stampa” per la politica interna, era un signore di 61 anni, di etnia cuneese, figlio di un generale. Un uomo piccoletto, asciutto, sempre elegante, con i capelli tagliati all’umberta e la erre arrotata. Lui e Ronchey s’intendevano a meraviglia. Erano due laici: Vittorio un liberale e Alberto, 45 anni, un repubblicano. Il progetto di Ronchey prevedeva che Gorresio scrivesse una sessantina di articoli. Un lungo racconto che, partendo dai ritratti dei vecchi presidenti, si doveva concludere con il diario dell’elezione di quello nuovo. L’impresa aveva due scopi. Il primo di creare la versione italiana del libro scritto undici anni prima dall’americano Theodore White, “The making of the President”. Il secondo, come ricorderà Gorresio alla fine del suo lavoro, di «saggiare quale misura di libertà ci sia consentita in Italia nell’esercizio di un mestiere che la Costituzione della Repubblica ci garantisce libero». Le vite di Fanfani Nel cuore dell’estate Gorresio aveva già percorso molta strada. Il 21 luglio 1971 pubblicò sulla terza pagina della “Stampa” un ritratto del candidato numero uno al Quirinale: “Le vite parallele di Fanfani”. Le notizie sul Professore erano le solite. E anche lo stile di Gorresio era quello di sempre: pungente, ma con garbo da gran signore. Tuttavia emerse un problema. Già irritato per gli articoli precedenti, Fanfani s’infuriò. L’incavolatura del Mezzotoscano non si poteva prendere sotto gamba. Infatti si trattava di un democristiano fra i più potenti. Era già stato segretario della Dc, capo di ben quattro governi, presiedeva il Senato e due anni più tardi sarebbe tornato a guidare la Balena Bianca. Per di più, Fanfani aveva preteso di sfogarsi non con Ronchey, bensì con l’editore della “Stampa”, l’avvocato Giovanni Agnelli. Applicando la vecchia regola di Winston Churchill che diceva: «Io non parlo mai con i giornalisti. Parlo soltanto con le proprietà dei giornali». L’incontro avvenne a Palazzo Madama, nell’ufficio di Fanfani. Il match fu burrascoso. Il Professore urlava, l’Avvocato gli replicava. Dallo studio filtravan (continua)...
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  4. #24
    Citazione Originariamente Scritto da sporting
    QUALCOSA DI ROSSO
    Picio, da me che ho dovuto andare a 300 km da modena per stampare un opuscolo sgradito al partito, ti va bene se di rosso posto <la piazzata>?
    La piazzata rossa
    della disinformazione

    | 03/10/2009 | . di Mattias Mainiero - Promemoria per la Fnsi (Federazione nazionale della stampa) e, ovviamente, per i nostri lettori: sul palco (Roma, Piazza del Popolo, ore 15,30) oggi ci sarà pure Roberto Saviano. Manifesterà, anche lui, per ribadire “il diritto di sapere e il dovere di informare”. In tre parole: manifesterà contro Berlusconi. Ovvero, contro il presidente del Consiglio che metterebbe il bavaglio all’informazione.
    Roberto Saviano (bontà sua e dei suoi lettori) ha raggiunto la notorietà grazie a “Gomorra”, il romanzo che solo in Italia ha venduto 2,5 milioni di copie e che è presente nelle classifiche dei best seller in Germania, Olanda, Belgio, Spagna, Francia, Svezia, Finlandia eccetera eccetera. Da “Gomorra” sono anche stati tratti uno spettacolo teatrale e poi un film vincitore al Festival di Cannes del Gran Prix. Gomorra è stato pubblicato da Mondadori, ovvero da Berlusconi. Il manifestante Saviano è un uomo molto coerente. E non tiene presente un fatto: a chiudergli la bocca (in modo definitivo) vorrebbe essere la camorra, tant’è vero che lo scrittore vive sotto scorta. Ma lo scrittore protesta contro i presunti bavagli di Berlusconi. Saviano è coerente ed ha anche le idee chiare. Senza ironia: il giovanotto sa tutto della malavita organizzata e delle sue regole. Prima o poi bisognerebbe spiegargli tre o quattro cosette sulle regole della libertà di stampa.
    Promemoria numero 2 sempre a beneficio della Fnsi, sindacato unico dei giornalisti che nelle ultime ore ha più volte denunciato il «restringimento degli spazi per accedere alle notizie e alle fonti». Per inciso: la frase è un po’ contorta e di non semplice interpretazione. Può capitare, soprattutto se il sindacalese prevale sul giornalismo. Traduzione, con un pizzico di malignità: io ci sono. Non faccio molto, ma se non vado neppure in piazza qui rischio di scomparire. Il promemoria: Antonio Di Pietro e tutta l’Italia dei Valori (proprio tutta, così è scritto in un comunicato) saranno anche loro presenti. Motivazione, che è poi sempre la stessa: «Il governo Berlusconi vuole imbavagliare l’informazione». E chi c’era ieri su quasi tutte le prime pagine dei quotidiani italiani? Di Pietro, a tal punto imbavagliato che il suo show contro le norme sullo scudo fiscale ha fatto il giro del Paese, lo stesso Di Pietro che è fra i politici più intervistati, lo stesso che è passato alle cronache per tante iniziative e pure per le sue querele ai giornali. Lo stesso che oggi manifesterà anche perché Berlusconi ha fatto causa a Repubblica e all’Unità. Tonino può, Silvio no. E voi non chiedeteci perché: la manifestazione l’ha organizzata la Fnsi, mica noi.
    Promemoria numero 3: in piazza, ovviamente, ci saranno anche i tre giuristi - Franco Cordero, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky - ideatori dell’appello di Repubblica a favore della libertà di informazione. A loro dire si starebbero negando diritti fondamentali. A beneficio della loro sapienza: da quando Berlusconi è al governo nessun giornale ha cambiato proprietario, nessun editore ha chiuso i battenti. Tutto come prima. Anzi: nel frattempo, in edicola sono comparse nuove testate, vicine al centrosinistra o alla sinistra radicale. E Santoro è ancora lì, in compagnia della D’Addario, che non è proprio una fan di Berlusconi. Un giurista poco informato è un giurista che non fa bene all’informazione, soprattutto se certe cose le racconta su un quotidiano.
    Promemoria numero 4: non sappiamo se Carlo De Benedetti sarà alla manifestazione. Quasi sicuramente no: lui preferisce la Svizzera, la piazza è roba per i suoi rappresentanti: direttori e vicedirettori e giornalisti vari. Però, visto che il capo è sempre lui, ieri non ha fatto mancare la sua voce. Voi penserete: visto il bavaglio berlusconiano, De Benedetti ha parlato e nessuno lo ha sentito. Dichiarazione presente su tutte le agenzie di stampa e su tutti i siti di attualità: «In Italia c’è un problema di limitazione delle libertà di informazione». Ovviamente, De Benedetti è proprio De Benedetti lo svizzero, l’editore di Repubblica, il quotidiano che ha organizzato la più grande campagna stampa contro un presidente del Consiglio che la storia della Repubblica ricordi. Ma De Benedetti non dice bugie: il suo guaio è che sta in Svizzera. Da lassù le cose sembrano sempre un po’ diverse. E lassù non arrivano le notizie italiane. Per esempio quella diffusa ieri pomeriggio dall’ufficio stampa del Tg4: Emilio Fede condurrà un’edizione speciale del telegiornale dedicata alla manifestazione. Dirette anche da parte di RaiNews24 (trasmette in tutto il mondo), Sky, Repubblica Tv e Youdem. Tanto per ribadire che la libertà di informazione è seriamente minacciata e che le tv censurano tutto ciò che è contro Berlusconi. Se De Benedetti ogni tanto si facesse un giretto in Italia sarebbe meglio.
    Promemoria numero 5: a Piazza del Popolo ci saranno, tra gli altri, Fausto Bertinotti, che anche grazie alle tv è diventato uno degli uomini più noti d’Italia, e l’attore Neri Marcorè, che deve buona parte della sua fama alla presa per i fondelli dell’allora ministro Maurizio Gasparri. C’è talmente poca libertà in questo Paese che un ministro in carica, per giunta ministro delle Telecomunicazioni, può essere rappresentato in tv come un perfetto imbecille senza che nulla accada. Presenti, oltre alle associazioni Arci e Acli, alla Cgil e alla Fim-Cisl, anche Dario Fo (quando lui parla tre quarti della stampa italiana si inchina), Teresa De Sio (superintervistata e superinvitata dappertutto) e Franco Siddi (è il segretario della Fnsi, non poteva mancare). Don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, si farà vivo con un messaggio. Milena Gabanelli (che ha ottenuto dalla Rai la tutla legale per “Report”) ha annunciato la sua adesione. Presenta: il giornalista di Rai3 Andrea Vianello.
    Promemoria numero 6: non esiste. I primi 5 punti sono più che sufficienti per spiegare quanto surreale sarà la manifestazione di oggi. Ma tant’é: liberi di leggere e scrivere e anche di fantasticare e inventare. Il nostro è un Paese che non si fa mancare nulla.

    (libero, 03.10.09)

    .
    come non mi va, Sporting?! tu puoi fare e postare tutto quello che vuoi! e senza chiedere!ti confesso che sei l'unico simpatizzante di berlusconi che non affogherei nel suo stesso sangue!
    La morte è una nespola che matura sui nostri giorni di paglia, da \"Che metà basta\" di Giuliano Caron.

  5. #25
    aperitivo a milano? quando?????

    come finì fra fanfani e agnelli??

    magari i giornalai blaterassero un pò meno....
    dice il saggio...
    son responsabile di quel che dico, non di quello che capisci tu....

  6. #26
    Citazione Originariamente Scritto da kaira
    aperitivo a milano? quando?????

    come finì fra fanfani e agnelli??

    magari i giornalai blaterassero un pò meno....
    come finì tra fanfani e agnelli?
    essì allora a quando 'sto aperitivo?
    La morte è una nespola che matura sui nostri giorni di paglia, da \"Che metà basta\" di Giuliano Caron.

  7. #27
    Citazione Originariamente Scritto da kaira
    aperitivo a milano? quando?????

    come finì fra fanfani e agnelli??

    magari i giornalai blaterassero un pò meno....
    gli aperitivi con gi stuzzichini sono la mia passione, sempre che qualcuno m’inviti!
    Nessuno tocchi Caino, ma prima proteggiamo Abele!
    Se vanno via quelli che la pensano diversamente il Paese si ferma!
    Gli amici dei miei amici sono miei amici (per i nemici non ho più posto: mi bastano i miei)

  8. #28
    Citazione Originariamente Scritto da picio
    come non mi va, Sporting?! tu puoi fare e postare tutto quello che vuoi! e senza chiedere!ti confesso che sei l'unico simpatizzante di berlusconi che non affogherei nel suo stesso sangue!
    Lo so che mi vuoi bene, Picio, e anch’io te ne voglio, un po’. Sì, solo un po’ perché per me è colpa tua e di quelli come te se -a suo tempo- il Comunismo ha soffocato il Socialismo e in Italia avete reso impossibile l’alternanza al governo tra dx e sin moderata ...... agevolando così il predominio ai furbetti del doppio forno.... ( MM i Katto-Kom !!!)
    Nessuno tocchi Caino, ma prima proteggiamo Abele!
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  9. #29
    ps.
    MM = abbasso!
    Nessuno tocchi Caino, ma prima proteggiamo Abele!
    Se vanno via quelli che la pensano diversamente il Paese si ferma!
    Gli amici dei miei amici sono miei amici (per i nemici non ho più posto: mi bastano i miei)

  10. #30
    Citazione Originariamente Scritto da sporting
    Citazione Originariamente Scritto da picio
    come non mi va, Sporting?! tu puoi fare e postare tutto quello che vuoi! e senza chiedere!ti confesso che sei l'unico simpatizzante di berlusconi che non affogherei nel suo stesso sangue!
    Lo so che mi vuoi bene, Picio, e anch’io te ne voglio, un po’. Sì, solo un po’ perché per me è colpa tua e di quelli come te se -a suo tempo- il Comunismo ha soffocato il Socialismo e in Italia avete reso impossibile l’alternanza al governo tra dx e sin moderata ...... agevolando così il predominio ai furbetti del doppio forno.... ( MM i Katto-Kom !!!)
    Sporting bisogna guardarsi le spalle e ripararsi le ghiandole spermatiche da quelli che ti dicono ti voglio un po' di bene. mi soddisfa di più se mi dici che ti sto sul cassero.
    se cerchi così lontano le ragioni del bene e del male ho paura che tu non abbia pietà per nessuno.
    La morte è una nespola che matura sui nostri giorni di paglia, da \"Che metà basta\" di Giuliano Caron.

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