Notizie Notizie Italia Goldman Sachs & Co. avvertono governo Meloni: no taglio tasse, sì PNRR Draghi

Goldman Sachs & Co. avvertono governo Meloni: no taglio tasse, sì PNRR Draghi

A pochi giorni dalle elezioni politiche 2022 del prossimo 25 settembre, le banche d’affari inclusa la onnipresente Goldman Sachs confermano l’outlook di una vittoria delle destre e aspettano Giorgia Meloni, in particolare, al varco.

Un articolo di La Repubblica ripropone oggi la view dei Big della finanza, che, recita il titolo, “aspettano Meloni. Ma se si blocca il Pnrr conti a rischio”.

Da Ubs a Goldman Sachs si legge – le banche d’affari prevedono una vittoria delle destre. E nei loro report avvertono sui pericoli del rallentamento delle riforme e di un debito fuori controllo”, paventando uno spread BTP-Bund a rischio di sforare quota 300.

Secondo il mondo dell’alta finanza, il differenziale sfonderebbe quota 300 nel worst case scenario, ovvero, “nel caso in cui il governo Meloni dovesse allontanarsi in maniera decisa dall’agenda Draghi”. Magari dando ascolto all’ansia di fare deficit sventolata puntualmente dal leader della Lega, Matteo Salvini .

Goldman Sachs: No a taglio tasse, sì PNRR Draghi

Per la precisione, avvertono Goldman Sachs & Co: “Ogni rinvio del Pnrr e taglio delle tasse ridurrebbe la sostenibilità del debito tricolore. È lo scenario peggiore, che per le banche d’affari oltre a deprimere i corsi della Borsa di Milano potrebbe riportare lo spread oltre la soglia di 300 punti base. Valore toccato solo brevemente nel 2018, durante il governo gialloverde 5Stelle – Lega, e sfondato dieci anni fa, quando in piena crisi dell’eurozona il differenziale sfiorò i 600 punti base”.

Goldman Sachs rischia di far infuriare di nuovo la platea ben nutrita di populisti e complottisti, che già aveva gridato allo scandalo nel leggere il report dedicato all’Italia di maggio, quando si pensava ancora che si sarebbe votato in Italia nella primavera del 2023

La Repubblica sottolinea anche l’importanza dei prossimi ministri chiave del prossimo governo (in particolare l’identità del prossimo ministro dell’Economia):

“Goldman Sachs nella sua analisi scommette su una vittoria del centrodestra, ma avverte: bisognerà aspettare l’insediamento del governo per capire chi saranno i ministri chiave, e quali saranno le priorità dell’agenda economica e del budget per il 2023″.

La view di Goldman Sachs è simile a quella degli economisti di ING Economics, che hanno scritto nella loro nota che “la performance dei bond italiani (BTP) verso e nei giorni delle elezioni deve essere valutata alla luce dei principali rischi a cui i bond fanno fronte. In primis, gli investitori guarderanno nervosamente al nuovo governo in attesa di segnali di divergenza fiscale rispetto alla precedente amministrazione (governo Draghi)”.

La paura di ING Economics – che spinge anch’essa sull’attuazione del PNRR di Mario Draghi – è di un governo spendi e spandi, proiettato a fare della politica fiscale espansiva – più spesa pubblica, meno tasse – il suo pilastro portante. La stessa paura di un taglio delle tasse assilla anche gli esperti della francese Société Générale, come scrive ancora La Repubblica:

Le promesse di un taglio alle tasse in un contesto di inflazione-recessione preoccupano anche Société Générale, secondo cui l’incognita maggiore è capire se e come Giorgia Meloni proseguirà nel lavoro impostato dal governo Draghi. «Se il Pnrr fosse interamente implementato – scrive Yvan Mamalet, economista per l’Europa – potrebbe rilanciare la crescita del Pil dello 0,6% in dieci anni, ma anche ridurre il debito pubblico di 12 punti, una svolta che abbasserebbe la curva dello spread di 100 punti base”.

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UBS: “Crisi energia incombe su politica”

Nel suo Weekly – Regional View Italian Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer UBS WM Italy, UBS Europe SE, Succursale Italia, presenta il suo outlook sull’Italia post-elezioni politiche, considerando le sfide a cui sta facendo fronte tutta l’economia globale, assediata dalla piaga dell’inflazione, provocata dal reopening delle attività post Covid e resa più dolorosa dagli effetti della guerra tra la Russia e l’Ucraina.

L’Italia tra l’altro, così come altri paesi europei, si conferma in questo desolante quadro tra le vittime illustri dei tempi di guerra: le sanzioni e gli embarghi inflitti alla Russia, dal cui gas l’Europa ha sempre dipeso prima dell’invasione dell’Ucraina da Vladimir Putin, hanno scatenato di fatto una crisi energetica tra le peggiori degli ultimi anni, con conseguenti fenomeni di #caroenergia e #carobollette. E ovviamente se c’è meno energia, o se l’energia è più cara, le conseguenze sono meno produzione da parte delle aziende, meno occupazione, meno spese per consumi, meno crescita del Pil: tanto che si parla da parecchio di rischio recessione nel mondo.

L’economia globale sta rallentando e si trova alle prese con un livello d’inflazione che non si vedeva da decenni fa notare Matteo Ramenghi – L’uscita dal COVID, la guerra inUcraina e le tensioni geopolitiche hanno spinto al rialzo i prezzi, a partire da quelli dell’energia, e si teme addirittura per l’approvvigionamento di gas in Europa il prossimo inverno. Anche se un razionamento del gas sarà forse evitato, per alcuni settori particolarmente energivori l’elevato costo dell’energia potrebbe portare a un rallentamento dell’attività, con potenziali ricadute sull’occupazione. Non più,
quindi, solo un tema di margini aziendali in riduzione: la crisi energetica
potrebbe trasformarsi in recessione nei prossimi trimestri”.

Il direttore degli investimenti di UBS rimarca la differenza tra quanto sta accadendo in Europa e quanto sta accadendo invece negli Usa.

Per gli Stati Uniti non si può parlare di crisi energetica perché da questo punto
di vista sono indipendenti, diversamente dall’Europa, ma l’aumento dei prezzi
e il conseguente rialzo dei tassi stanno frenando l’economia, nonostante le famiglie abbiano per ora mantenuto un livello elevato di consumi riducendo la propria propensione al risparmio. Su questo sfondo, in autunno avranno luogo alcuni importanti eventi politici: le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, il 20° congresso nazionale del Partito comunista cinese, oltre alle imminenti elezioni italiane. Sia per quanto riguarda la Cina che gli Stati Uniti l’attenzione del mercato si concentrerà soprattutto su possibili cambiamenti di politica estera, viste le recenti tensioni tra le due superpotenze”, scrive Ramenghi, che dedica un ampio approfondimento sia all’economia made in China che alle elezioni di metà mandato che si svolgeranno negli Stati Uniti. Elezioni, sottolinea, che dovrebbero riconfermare i Democratici al controllo del Senato, ma che potrebbero certificare anche la conquista della Camera da parte dei Repubblicani.

Tornando all’altro evento cruciale di questo autunno, ovvero le elezioni politiche italiane 2022 del prossimo e imminente 25 settembre, il CIO di UBS WM Italy sottolinea che “la campagna elettorale in Italia sinora non ha creato eccessive turbolenze per i titoli di Stato (BTP & Co) per via delle promesse di gran parte dei partiti di non aumentare il deficit al di fuori di quanto concordato con l’Unione europea. Si tratta di elezioni politiche diverse dal solito: è la prima volta da oltre 70 anni che si tengono nella seconda parte dell’anno, periodo in cui bisognerebbe lavorare sulla legge di bilancio; il numero di parlamentari scenderà di un terzo; ed è capitato di rado che, come questa volta, i sondaggi suggeriscano la vittoria netta di una coalizione”.

Inoltre – continua Matteo Ramenghi – e questa forse è la differenza più importante, in questi anni è salita di molto la popolarità dell’euro: secondo i sondaggi dell’Eurobarometro di 18 punti percentuali dal 2014. Probabilmente per questo, diversamente dalle elezioni del 2018 o del 2013, non sono emerse posizioni nette contro l’euro ocontro l’Unione europea, che dal canto suo ha varato il Recovery Fund dando all’Italia moltissime risorse. In considerazione dell’elevata inflazione e dell’aumento dei costi dell’energia, tutti i partiti avanzano proposte per attutire l’impatto su famiglie e imprese. Gran parte dei partiti sembra comunque aver compreso che una politica fiscale troppo aggressiva porta a uno spread elevato, sottraendo risorse allo Stato e zavorrando l’intera economia: i tassi elevati pagati sul debito pubblico si trasferiscono al settore bancario e da lì a famiglie e imprese, bloccando gli investimenti”.

Della serie, un eventuale alert spread BTP-Bund non è un’arma sfoderata dal mondo dell’alta finanza per costringere l’Italia a fare i compiti, come una certa narrativa populista e complottista va ripetendo da tempo, ma una minaccia concreta che rischia, in caso di impennata del differenziale, di avere effetti concreti e reali sui cittadini italiani, e sull’economia, in sostanza, reale.

A tal proposito, i politici italiani avranno anche capito l’importanza dello spread e del livello dei tassi dei BTP, ma certo proprio Giorgia Meloni è tornata a insinuare sui mercati, tra gli elettori e gli stessi investitori che guardano all’Italia il dubbio che il vecchio euroscetticismo e la vecchia avversione verso l’Unione europea facciano ancora parte del suo Dna, laddove ha parlato di fine pacchia Ue

PNRR è l’altro diktat che economisti e strategist ricordano puntualmente a Meloni di attuare.

Così ha fatto anche Matteo Ramenghi di UBS nella sua nota settimanale dedicata all’Italia:

L’implementazione del PNRR – e questo sa di monito a Giorgia Meloni –  è l’altro aspetto critico: accedere alle risorse del Recovery Fund richiede anche la capacità di varare riforme. Finora l’Italia ha rispettato pienamente la tabella di marcia, ma se il nuovo governo rallentasse la corsa si perderebbero punti di PIL per strada”.

Occhio anche all’avvertimento arrivato anche da Barclays con un report pubblicato di recente:

Noi riteniamo che il messaggio che emerge dal manifesto sia chiaro: un governo di centro-destra sarebbe a favore di una politica fiscale più espansiva, caratterizzata da tasse più basse e da una tassazione meno progressiva, da spese pensionistiche più elevate e da maggiori investimenti nelle infrastrutture. In più, ci si aspetta una maggiore spesa per tamponare gli effetti (sulle famiglie e sulle imprese) della crisi energetica”. Sulla base di queste riflessioni Barclays ha sfornato anche l’outlook su quanto salirebbe il deficit dell’Italia. In numeri. Nella speranza che i conti pubblici non esplodano.