Notizie Notizie Mondo Gas Russia, stop forniture Nord Stream 1 per tre giorni. Lockdown energetico e caro bollette assillano tutta l’Europa

Gas Russia, stop forniture Nord Stream 1 per tre giorni. Lockdown energetico e caro bollette assillano tutta l’Europa

Stop al gas della Russia che arriva all’Europa attraverso il gasdotto di Gazprom Nord Stream 1, mentre parlare di razionamento e lockdown energetico è diventato la norma. Come preannunciato dal colosso energetico russo Gazprom giorni fa, l’alt alle forniture scatterà oggi, mercoledì 31 agosto, per protrarsi per tre giorni fino a sabato 3 settembre.

I prezzi europei del gas naturale tornano a salire, dopo il forte dietrofront delle ultime sedute. I contratti futures olandesi con scadenza a ottobre salgono fino a +5,5%, sulla scia dei timori sul rischio che Mosca sfoderi sempre più spesso il ricatto del gas contro l’Europa , in risposta alle sanzioni sferrate dall’Occidente. Ad Amsterdam i prezzi avanzano alle 8.35 ora di Amsterdam fino a 277,50 euro per megawattora. Il contratto equivalente UK con scadenza sempre a ottobre sale del 7% circa.

Nella giornata di ieri, la utility francese Engie aveva annunciato già lo stop delle forniture di gas naturale dalla Russia. Le consegne di Gazprom a Engie erano già diminuite ‘sostanzialmente’ dall’invasione dell’Ucraina, con una fornitura mensile recente di circa 1,5 terawattora. Il dato si confronta con le forniture annuali totali del gruppo in Europa di oltre 400 terawattora.

Gazprom ha precisato oggi che lo stop ad Engie è avvenuto a causa di dissensi sui prezzi delle forniture.

Nel frattempo, Engie sta tenendo colloqui con l’algerina Sonatrach nell’ambito della sua strategia di diversificazione delle forniture di gas oltre la Russia.

Alla ricerca del gas: incontro Eni-presidente egiziano al-Sisi

All’Algeria come si sa sta guardando anche l’Italia. E ieri numero uno di Eni, l’Amministratore Delegato Claudio Descalzi, ha incontrato il presidente dell’Egitto Abdel Fattah al-Sisi, per discutere delle attività del colosso italiano nel paese. A tal proposito vale la pena ricordare il ‘No all’energia dall’Egitto’ del Pd di Enrico Letta. In un articolo del 15 aprile scorso La Repubblica scriveva:

“Non è piaciuto al Pd l’accordo sottoscritto dal gruppo Eni con l’Egitto per la fornitura di gas naturale liquefatto: fino a 3 miliardi di metri cubi nel 2022 per aiutare l’Europa, e in particolare l’Italia, a raggiungere l’indipendenza energetica dalla Russia”. “Nutro moltissimi dubbi”, aveva detto Enrico Letta a Radio1 -“La vicenda Regeni va oltre il singolo dramma personale, è un simbolo della necessità di difendere i diritti umani e di fare giustizia. È pertanto netta la nostra richiesta al governo di essere più forte ed esigente nei confronti degli egiziani”. E’ vero che quel governo, ergo il governo Draghi, è ormai agli sgoccioli.

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Dal canto suo l’Ue continua a riflettere su eventuali misure da varare per rendersi progressivamente più indipendente dal gas della Russia di Vladimir Putin che, dopo le sanzioni inflitte dall’Occidente a causa dell’invasione dell’Ucraina e della guerra scatenata, agita più che mai l’arma del ricatto del gas.

Nelle ultime settimane, Mosca ha ridotto già in modo drastico le forniture di gas naturale all’Europa, al punto che i flussi che transitano nel Nord Stream 1 rappresentano appena il 20% dei volumi che erano stati precedentemente concordati. Lo stop di questi giorni delle forniture di gas, motivato con la necessità di avviare lavori di manutenzione nel gasdotto Nord Stream 1, rinfocola il timore che Putin possa alla fine decidere per l’alt definitivo dell’offerta di gas. Ma una rassicurazione nelle ultime ore è arrivata proprio dalla Russia, che non ha risparmiato tuttavia una stoccata all’Europa.

Stop gas Russia: ma Mosca attacca l’Europa, la colpa è delle sanzioni

Interpellato su quando le forniture di gas alla Germania saranno ripristinate, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha detto che “c’è la garanzia che, a parte i problemi tecnici provocati dalle sanzioni, niente interferisca con l’offerta”.

E ancora: i governi occidentali “hanno imposto sanzioni alla Russia, ed è questo che non consente i normali lavori di manutenzione e di riparazione” (riferimento al mancato arrivo alla Russia di componenti chiave per garantire le operazioni del gasdotto). La Russia ha tagliato del tutto la propria offerta di gas alla Bulgaria, alla Danimarca, alla Finlandia, all’Olanda e alla Polonia.

Putin sta usando l’energia come un’arma, portando l’Europa sull’orlo di una crisi energetica attraverso il boom dei prezzi”, ha commentato il primo ministro danese Mette Frederiksen, stando a quanto riportato dal sito tedesco DW.com.

La riduzione o, in alcuni casi, lo stop totale dell’offerta rischia di alimentare ulteriormente la piaga del #carobollette e, più in generale, dell’inflazione, che in Europa già galoppa da un po’ di tempo. E’ vero che Gazprom aveva già interrotto la fornitura di gas attraverso Nord Stream 1 nel mese di luglio, tra l’altro anche per più tempo (10 giorni), citando sempre come motivo la necessità di avviare lavori di manutenzione. Ma i lavori (non programmati) che hanno portato alla sospensione scattata oggi sono stati annunciati con un preavviso inferiore alle due settimane e sono stati decisi non dalla società Nord Stream AG, ma direttamente da Gazprom.

Il #carobollette ossessiona gli italiani e l’Europa tutta, in vista dell’arrivo delle stagioni più fredde: le parole razionamento e lockdown energetico riempiono sempre di più le pagine dei giornali. Si tratterebbe d’altronde di misure che Bruxelles ha in cantiere e che dovrebbe sfornare nei prossimi giorni.

Marcegaglia: tetto Ue gas per evitare che Europa si frantumi

Lancia l’allarme intervistata da La Repubblica Emma Marcegaglia, ex presidente di Confindustria ed Eni, che guida il gruppo Marcegaglia. “Siamo in un momento paragonabile alla crisi dell’euro del 2010 o alla pandemia. Servono misure urgenti sui prezzi dell’energia a livello europeo o il mercato unico rischia di rompersi e la recessione sarà inevitabile, con conseguenze di lungo periodo”.

Secondo Marcegagliaquesti prezzi dell’energia, per un Paese manifatturiero come l’Italia, non sono sostenibili. Le nostre imprese devono competere con quelle americane, che pagano sette volte meno, ma anche con spagnole e francesi, che hanno prezzi calmierati. I rischi di non stare sul mercato, e di chiudere, sono concreti. Questo si aggiunge all’allarme povertà per le famiglie: bisogna agire subito”.

Che fare, dunque?

Il tetto europeo è la soluzione più utile per evitare che l’Europa si frantumi, l’unica strutturale. Si parla anche di separazione tra prezzi dell’elettricità e del gas, una misura positiva, ma che sarebbe comunque penalizzante per l’Italia, perché siamo il Paese con la quota più alta di produzione di energia da metano”.

Confartigianato: riforme per scongiurare ecatombe imprese

Di lockdown energetico parla chiaramente anche Confartigianato, dopo aver “calcolato l’impatto sulle MPI (micro e piccole imprese) della crisi energetica e dell’impennata dei prezzi del gas”.

“Nel dettaglio, la rilevazione di Confartigianato mette in evidenza che gli aumenti del prezzo dell’energia per le piccole aziende con consumi fino a 2000 MWh si traduce in un maggiore costo, tra settembre 2021 e agosto 2022, di 21,1 miliardi di euro rispetto ai dodici mesi precedenti, pari al 5,4% del valore aggiunto creato dalle MPI”.

Una batosta senza precedenti che rischia di ingigantirsi ulteriormente: se nei prossimi quattro mesi i prezzi dell’elettricità non diminuiranno, i maggiori costi per i piccoli imprenditori saliranno nel 2022 a 42,2 miliardi in più rispetto al 2021“.

“La situazione – sottolinea il Presidente di Confartigianato Marco Granelli – è insostenibile. Tra le nostre aziende si moltiplicano i casi di lockdown energetico e molti imprenditori rischiano la chiusura. Servono interventi immediati e altrettanto rapide riforme strutturali per riportare i prezzi dell’energia sotto controllo e scongiurare un’ecatombe di imprese e una crisi senza precedenti”.

“Secondo Granelli vanno subito confermate e potenziate le misure già attuate da questo Esecutivo: azzeramento degli oneri generali di sistema per luce e gas, proroga del credito d’imposta sui costi di elettricità e gas per le imprese non energivore e non gasivore. Inoltre va fissato un tetto europeo al prezzo del gas e va recuperato il gettito calcolato sugli extraprofitti, per non aggravare la situazione del bilancio pubblico, e serve un gesto di responsabilità e solidarietà delle imprese energetiche a salvaguardia dell’intero sistema produttivo nazionale. Vanno anche sostenuti gli investimenti in energie rinnovabili e nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento, in particolare per creare Comunità Energetiche e per incrementare l’autoproduzione”.

“Tra gli interventi sollecitati dal Presidente di Confartigianato – si legge nella nota di Confartigianato – anche la riforma della tassazione dell’energia che oggi tocca il 51% della bolletta e che penalizza con maggiori oneri proprio le piccole imprese che consumano meno, in barba al principio ‘chi inquina paga’”. “Molte nostre imprese rischiano il lockdown energetico e la chiusura. La situazione è insostenibile – ha commentato il presidente di Confartigianato Ancona Pesaro e Urbino Graziano Sabbatini, stando a quanto riportato dal Resto del Carlino –. Servono interventi immediati e altrettanto rapide riforme strutturali per riportare i prezzi dell’energia sotto controllo e scongiurare un’ecatombe di imprese e una crisi senza precedenti”. E “i settori più colpiti sono quelli di vetro, ceramica, cemento, carta, metallurgia, chimica, tessile, gomma e plastica e alimentare”.

“In Italia – rileva Confartigianato – la velocità di crescita dei prezzi al consumo dell’energia elettrica è decisamente più elevata rispetto a quanto avviene nell’Unione europea: a luglio 2022, infatti, nel nostro Paese il prezzo dell’elettricità è cresciuto dell’85,3% rispetto dodici mesi prima, a fronte del +35,4% della media dell’Eurozona e, in particolare, del +18,1% della Germania e del +8,2% della Francia”.

Lockdown energetico e razionamento, l’Ue è pronta?

Cosa può fare l’Italia e, vista l’appartenza all’Ue, cosa può fare l’Unione europea?

Nella giornata di ieri, la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, ha annunciato in un intervento al Baltic Sea Energy Security Summit di Copenhagen che nell’Unione Europa si è raggiunta “una media di riempimento degli stoccaggi pari all’80%”, dunque pari all’obiettivo “concordato per quest’anno”.

Nell’annuncio di qualche giorno fa, Gazprom ha riferito che i flussi riprenderanno al ritmo di 33 milioni di metri cubi al giorno alla fine del periodo di manutenzione, “a meno che non vengano identificati ulteriori malfunzionamenti”. Questo significa che i flussi dovrebbero ripartire a una quantità pari al 20% della capacità, lo stesso livello che viene erogato all’Europa attraverso Nord Stream 1 dalla fine di luglio, dopo i tagli alle forniture in attivo dalla fine di luglio.

Lo spettro di un inverno freddo, di un lockdown energetico per le aziende e in generale di un razionamento dei consumi e dell’utilizzo di gas hanno fatto impennare nei mesi precedenti i prezzi del gas in Europa.

Dopo che Gazprom ha annunciato la sospensione di tre giorni scattata oggi, lo scorso 22 agosto, il prezzo del gas naturale TTF (benchmark europeo) ha infranto la soglia di 280 euro al MWh sulla piazza di Amsterdam, volando fino a 282,6 euro. Poi ha ritracciato negli ultimi giorni. Oggi torna a salire attorno a quei livelli. L’inverno non è poi tanto lontano.