Notizie Notizie Italia Banche venete: prossimi passi decreto e liquidazione. Intesa pronta a rilevare la good bank

Banche venete: prossimi passi decreto e liquidazione. Intesa pronta a rilevare la good bank

A questo punto, l’attesa è per un decreto del governo che riesca ad ampliare il raggio di azione del decreto Salvabanche dello scorso dicembre. E, anche, per quello che sarà il verdetto finale della Bce e dell’Ue.

Fonti vicine al dossier parlano di un “clima positivo” a Bruxelles. Nessuno nega la presenza di ostacoli ancora da superare, visto che il caso di Popolare di Vicenza e Veneto Banca viene considerato “più complesso” rispetto a quello di Mps.

Ma nelle trattative, precisano le fonti, “c’è stata una accelerazione” anche grazie a una “convergenza di intenti”.  E’ dunque possibile che si arrivi a una soluzione.

Commento positivo anche dal presidente emerito di Intesa SanPaolo, Giovanni Bazoli, che ha così commentato l’intenzione della banca di rilevare gli asset performanti delle venete:

“Penso che questo problema si avvii verso una soluzione finale e rapida che è quello che tutti auspichiamo”.

Precisando che “oggi un banchiere non può occuparsi solo della sua banca ma deve guardare anche alle altre banche perché ormai siamo in un sistema così interrelato che quello che avviene su una banca si ripercuote su un intero sistema”.

Il decreto è atteso per il fine settimana: potrebbe trattarsi di un decreto ad hoc ma anche di un emendamento al decreto con cui venerdì scorso il governo ha deciso di sospendere il rimborso del bond di Veneto Banca.

Una volta emanato il decreto, l’attesa sarà per la nomina e l’arrivo dei commissari di Bankitalia che dovranno gestire la liquidazione coatta: quella di martedì prossimo potrebbe essere l’ultima riunione del consiglio di amministrazione di Pop Vicenza, visto che con i commissari i cda saranno automaticamente sciolti. 

Indiscrezioni stampa affrontano il problema di quello che sarà l’onere a carico dello Stato

La Stampa calcola la cifra complessiva del salvataggio in 13 miliardi di euro, di cui 8-9 miliardi a carico dello Stato e 4 miliardi a carico di Intesa SanPaolo.

In base allo schema di salvataggio che si è andato delineando nelle ultime ore, lo Stato si accollerà gli asset non performanti delle banche venete, gestendo così una bad bank.

Intesa SanPaolo invece rileverà al prezzo simbolico di un euro le attività performanti, dunque la good bank, in linea con quanto è stato fatto anche nel caso delle tre good bank Banca Etruria, CariChieti e Banca Marche, che sono state rilevate da Ubi Banca al prezzo simbolico, anche in questo caso, di 1 euro.

Dei 4 miliardi a carico di Intesa, farebbero parte 2 miliardi e mezzo per gestire gli esuberi su base volontaria, anche se proprio su tale cifra l’istituto guidato da Carlo Messina è in trattative con il governo. 

Secondo Il Sole 24 Ore sarebbe invece di 20 miliardi il costo con cui lo Stato si accollerebbe “tutti gli asset della Popolare di Vicenza e Veneto Banca che non rileverà Intesa SanPaolo”.

L’ultima parola sulla spartizione degli asset spetterà ai commissari di Bankitalia (la liquidazione coatta è gestita infatti da Palazzo Koch), che  dovranno fare la divisione tra gli asset buoni e quelli cattivi, creando appunto rispettivamente la good bank e la bad bank.

In ogni caso, il conto a carico del governo dovrebbe essere superiore non solo a quello previsto con la ricapitalizzazione precauzionale, ma anche a quello da sostenere per ricapitalizzare Mps.

In quest’ultimo caso lo Stato dovrebbe infatti coprire la necessità di capitale, fissata a 8,3 miliardi di euro, con una iniezione di 6,6 miliardi, diventando primo azionista dell’istituto senese con una quota attorno al 70%. Mentre nel caso delle banche venete, dovrebbe pagare una somma più alta, per ricevere in cambio gli asset peggiori degli istituti. Sempre che la Bce dia il suo beneplacito all’opzione di liquidazione ordinata.

Le cose infatti potrebbero andare anche diversamente e l’ipotesi bail-in non è ancora ufficialmente scongiurata. Dovrà arrivare il sì di Francoforte, e poi anche quello del Single Resolution Board, da Bruxelles, perché tutto vada nei piani stabiliti da Intesa SanPaolo e il governo italiano.

Praticamente piatta la performance di Intesa SanPaolo +0,23% che comunque si conferma migliore di altri bancari come Finecobank -1,38%, Banco BPM -0,73%, Bper Banca -0,28%, Banca Mediolanum -0,62%, Banca Generali -0,42%, UniCredit -0,50%, Ubi Banca -1,46%.