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Corporate bond, il ciclo globale è in fase avanzata: occhio alle opportunità, con un approccio basato sui fondamentali

30 giu, 14:53

di Alessio Trappolini


Negli ultimi mesi, caratterizzati da sviluppi politici e macroeconomici di ampia portata, i mercati del credito corporate sono tornati al centro del dibattito accademico e alla ribalta dell’attenzione degli investitori.

 

Nelle principali economie globali appare sempre più probabile il verificarsi di una fase di ripresa ciclica dell’economia, come certificato dai numeri e dalle evidenze empiriche: i dati sulla produzione industriale globale sono in miglioramento e il tasso di disoccupazione Usa (4,5%) e la crescita dell’occupazione nell’Eurozona (+1,5%) hanno raggiunto i livelli migliori sin dagli anni precedenti alla crisi finanziaria.

In questo quadro, il mercato del credito societario ha registrato una fase di contrazione degli spread creditizi (c.d. credit spread) con parallele ripercussioni sulle valutazioni dei corporate bond globali. Così Peter Bentley, head of Uk & global credit dei fondi di BNY Mellon, sostiene che “come risposta a questi scenari delineati, gli spread sul credito investment grade (c.d. credit spread) si sono compressi ai livelli minimi negli ultimi 3 anni, all’1,15%".

I titoli di debito corporate hanno dunque “quietamente giovato dallo scenario economico caratterizzato da una crescita né troppo veloce né troppo lenta”, sostiene Bentley, “riuscendo sempre a mantenere un low-profile.

Se da un lato il miglioramento dei dati macroeconomici invita sempre più ad assumere atteggiamenti orientati all’ottimismo, dall’altro l’inflazione globale continua a viaggiare sottotono, sia in Europa (secondo le stime Bce dovrebbe rimanere sotto il 2% almeno per i prossimi 3 anni, ndr) che negli Usa (la crescita degli indici dei prezzi è stata inferiore alle attese per tre mesi consecutivi). La ragione risiede nell’andamento dei prezzi energetici, le cui oscillazioni hanno ricadute sulla componente nominale dell’inflazione.

L’insieme di questi elementi non è stato dunque sufficiente per far innescare un processo di normalizzazione delle politiche monetarie, che “al momento appaiono in ritardo rispetto alle aspettative dei mercati”, ha specificato Bentley.

In risposta a questi scenari Bentley suggerisce ancora “cautela”, in quanto “le valutazioni hanno raggiunto livelli tali da richiedere un’attenta analisi macroeconomica ed una selezione basata sui fondamentali delle singole aziende, affinchè gli investitori possano estrarre valore dall’asset class”.

Le tesi descritte da Bentley prevedono che un investitore tipico “dovrebbe considerare un approccio selettivo di portafoglio, soprattutto perché le rilevazioni top-down sui livelli di indebitamento suggeriscono che ci troviamo nelle fasi avanzate del ciclo del credito societario”.

Un buon esempio di valore può essere trovato nelle banche europee. Mentre i dati fondamentali sul credito globale peggiorano, i common equity tier 1 ratio delle banche europee continuano a migliorare – oggi superano il 13%, contro il 10% del 2013. Persistono comunque dei rischi nel settore, ma gli investitori devono accedere a competenze di analisi bottom-up dei dati fondamentali, così da selezionare le più attraenti opportunità nel settore delle obbligazioni societarie ed evitare invece le emissioni e le strutture in deterioramento. Gli investitori più esperti possono guardare a delle interessanti opportunità sui mercati di frontiera, per puntare sulla ripresa delle banche in regioni come la Spagna e l’Italia.


Fonte: Finanza.com


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