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11/09/2018 10:17:01 Archivio analisi

Oro: paga la forte correlazione col dollaro. Si azzerano le posizioni nette corte dei commercial

IL FATTO

Fase complessa per l’oro che rimane ancorata a minimi importanti a 1.200 $/oz. La domanda sia per investimento che per l’industria rimane contenuta. Più nel dettaglio i consumi dell’elettronica e dell’industria hanno registrato solo dei modesti aumenti ma non eclatanti. La domanda globale dunque cresce ma in modo contenuto.

La domanda per investimento invece è in calo. I gestori e in generale chi investe sull’oro non ravvisano una grande necessità di ricorrere a porti sicuri e gli incrementi dei rendimenti dei Titoli di Stato USA (Treasury 10 anni) costituiscono un elemento a sfavore. Il mercato obbligazionario americano costituisce in questa fase infatti un concorrente all’oro.

A tutto ciò si aggiunge poi anche la forza del dollaro. Sicuramente vi è una correlazione inversa tra oro e dollaro molto forte, anche se questa correlazione non è sempre puntuale. In questa fase però vi è una buona correlazione inversa tra i due asset. In particolare non ci sono notizie a supporto dell’oro (lato domanda) e in assenza di questo la correlazione prezioso/usd resta dominante nella determinazione della direzione del metallo.

Conviene dunque investire in oro? Sicuramente bisogna guardare il dollaro in questa fase. Se il dollaro continua a rafforzarsi comprare oro non è una mossa saggia in questa congiuntura. Al momento non sembrano esserci dunque ragioni per vedere un forte rialzo dell’oro.

Quello che però può cominciare a farci ragionare è il posizionamento degli investitori fisici sul prezioso. Mi riferisco al COT (Commitments of Traders). I commercial infatti, ovvero coloro che accedono ai mercati finanziari per copertura, e che dunque dominano il business dell’oro (es. le miniere), hanno azzerato ad agosto le posizioni nette corte. Ciò implica che i commercial non pensano che ci possano essere ulteriori ribassi consistenti e che siamo in una zona di valore. L’oro dunque, in un’ottica di lungo periodo, potrebbe essere entrato in una fase di lenta accumulazione.

L'EFFETTO

L’effetto di tutto ciò è evidente sul grafico. Infatti il rafforzamento del dollaro Ytd ha portato l’oro a dare un segnale fortemente ribassista il 15 giugno 2018, con una candela ribassista a notevole volatilità. Candlestick che è andata ad infrangere la trend line rialzista di lungo periodo, costruita sui minimi del dicembre 2016 e dicembre 2017.

Questo il segnale ribassista più pulito avuto da inizio anno. Debolezza poi confermata anche ad agosto, con il break prima del 61,8% del ritracciamento di Fibonacci di tutto il movimento ascendente avviato a dicembre 2016 a 1.215 dollari per oncia, e poi del supporto statico a 1.201 $/oz. In questo scenario il break al ribasso dei 1.192 $/oz probabilmente rispedirebbe il prezioso prima a 1.175 $/oz e poi sui minimi ytd a 1.160 $/oz. Al rialzo invece un segnale positivo sarebbe sul break al rialzo della trend line ribassista costruita sui massimi del 14 giugno e 28 agosto 2018 e dei 1.215 $/oz, con target a 1.244 e 1.273 $/oz.

SCENARIO LONG

Per ingressi long attendere il superamento dei 1.215 $/oz. Stop loss a 1.200 $/oz punti target a 1.244 e 1.273 $/oz.

SCENARIO SHORT

Apertura di posizioni short su discese sotto 1.192 $/oz, con stop loss posizionato a 1.200 $/oz. Target a 1.175 $/oz e 1.160 $/oz.

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